Sfr, risiko francese nelle Tlc: Bouygues, Iliad e Orange in trattativa esclusiva
Offerta da 20,35 miliardi, alzata rispetto alla precedente, per gli asset della controllata di Altice. Il consorzio accelera sul riassetto del mercato
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Un nuovo tentativo, che pone la Francia come possibile apripista di tutta un’azione di consolidamento da (troppo) tempo indicata come salvifica dall’industria europea delle Tlc.
Bouygues Telecom, Orange e Iliad hanno annunciato di essere entrati in negoziazioni esclusive con Altice France per l’acquisizione di Sfr, secondo operatore francese, con un’offerta che valuta gli asset 20,35 miliardi di euro. È una cifra alzata rispetto all’offerta iniziale di 17 miliardi rispedita al mittente dal patron di Altice, Patrick Drahi. Ma soprattutto è il segnale della posta in gioco: il mercato francese, già maturo e ferocemente competitivo, potrebbe scendere da quattro a tre grandi operatori, in una delle operazioni più sensibili degli ultimi anni per industria, politica e antitrust.
Lo spezzatino di Sfr
L’esclusiva concessa da Altice France durerà fino al 15 maggio e servirà a chiudere i termini e la documentazione dell’operazione. Il consorzio ha già messo nero su bianco anche la spartizione del perimetro: a Bouygues andrebbe l’attività B2B; il business consumer verrebbe diviso fra Bouygues, Iliad e Orange; infrastrutture e frequenze sarebbero ripartite fra i tre, con l’eccezione della rete mobile di Sfr nelle aree meno dense, destinata a Bouygues Telecom. La distribuzione di prezzo e valore prevista è di circa il 42% a Bouygues, il 31% a Iliad e il 27% a Orange.
In una nota congiunta i tre gruppi rivendicano una logica industriale e nazionale. L’operazione, si legge, consentirebbe di «rafforzare gli investimenti nella resilienza delle reti a banda ultralarga, nella cybersicurezza, ma anche nell’innovazione e nelle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale»; di «consolidare il controllo di infrastrutture strategiche per il Paese»; di «preservare un ecosistema concorrenziale a beneficio dei consumatori».
Tenuta del settore e antitrust
Ma il punto è proprio qui. Perché se da anni gli operatori europei chiedono un allentamento della rigidità sulle concentrazioni, sostenendo di non avere massa sufficiente per competere e per finanziare le reti, dall’altra parte resta aperto il timore classico delle autorità: meno concorrenza può significare prezzi più alti per consumatori e imprese. Anche per questo il dossier Sfr supera i confini francesi: è insieme una prova di mercato e una prova regolatoria per le Tlc nella Ue. Dove, peraltro, starebbe arrivando al dunque l’impianto delle nuove linee guida sulle fusioni che potrebbe mettere nero su bianco un allentamento richiesto a gran voce dalle telco in crisi di ricavi e margini consumati da ipercompetizione e guerra dei prezzi (Italia docet).



