Telecomunicazioni

Altice dice «no» all’offerta di Bouygues Telecom, Iliad e Orange per Sfr

L’offerta presentata dalle tre telco era non vincolante. Per Bouygyes era previsto il 43% del prezzo e del valore

di Andrea Biondi

Aggiornato il 15 ottobre 2025, ore 11.55

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Per Altice è no. L’offerta di acquisto annunciata martedì sera, 14 ottobre 2025, dagli altri tre operatori di telefonia mobile, Bouygues Telecom, Iliad e Orange è stata «immediatamente respinta». Tutto nero su bianco in una lettera ai dipendenti inviata nella mattinata di oggi mercoledì 15 ottobre 2025, a firma di Arthur Dreyfuss, ceo di Altice France, la società madre di Sfr, in un messaggio ai dipendenti.

Uno stop - adesso sarà da capire quanto momentaneo - a un big bang che dalla Francia avrebbe magari potuto espandersi anche nel resto d’Europa, nel quadro del grande risiko delle telecomunicazioni alle prese con l’araba fenice di un consolidamento del mercato atteso, invocato, ma per ora ai blocchi.

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La risposta di Altice arriva a stretto giro dopo che Bouygues Telecom, Iliad e Orange hanno presentato un’offerta congiunta per per l’acquisizione di una quota significativa delle attività di telecomunicazioni del gruppo Altice France, la società madre di Sfr. L’offerta, presentata a Patrick Drahi e al management del suo gruppo, finiva per tratteggiare un valore aziendale complessivo di 17 miliardi di euro per l’ambito di attività interessato.

I debiti di Altice

Altice, il gruppo fondato da Patrick Drahi, è da mesi sotto pressione per il peso del suo debito monstre e le difficoltà a rifinanziarlo. Solo due settimane fa, il gruppo Altice France ha finalizzato la ristrutturazione del proprio debito , aprendo le porte a una possibile vendita dei suoi asset. La “trinità” delle telco francesi ha così fiutato l’occasione: un pezzo grosso in svendita, la possibilità di rafforzarsi senza scatenare una guerra di prezzi, e la promessa di riportare sotto bandiera nazionale infrastrutture considerate strategiche. Il tutto con uno “spezzatino consolidante” che, comunque, avrebbe sempre dovuto passare le forche caudine della Commissione Ue.

Una torta in tre fette

Il piano proposto e rigettato prevedeva che Bouygues Telecom si prenderebbe il grosso del business aziendale (B2B), e le reti mobili nelle aree meno popolate. Iliad-Free e Orange si sarebbero spartite la clientela privata (B2C), mentre infrastrutture e frequenze sarebbero divise tra i tre con criteri ancora da definire. Una società comune avrebbe gestito la transizione, garantendo la continuità del servizio per i clienti Sfr. La ripartizione tra le aziende in termini di prezzo e valore era prevista di circa il 43% per Bouygues Telecom, il 30% per Iliad e il 27% per Orange, si legge nella nota emessa in serata.

La partita ha tutta l’aria di essere all’inizio. L’«offerta non vincolante» è stata rifiutata, ma del resto il comunicato stesso delle tre telco aveva evidenziato ieri ìl’impossibilità di dare certezze sull’approdo alla firma: lo stesso comunicato lo ripeteva, come una clausola di prudenza, tre volte in due pagine.

La proposta valorizzava l’insieme delle attività francesi di Altice in oltre 21 miliardi di euro, ma ne esclude alcune gemme: le partecipazioni in Intelcia, UltraEdge, XP Fibre e Altice Technical Services, oltre alle operazioni nei territori d’Oltremare. Tutto ciò che non è core business, insomma, resta fuori dal perimetro.

L’operazione avrebbe segnato una svolta epocale. Dopo anni di guerre tariffarie, accuse di dumping e investimenti a singhiozzo, i tre grandi rivali del mercato francese hanno provato ad allearsi per la prima volta su un obiettivo comune. E lo hanno fatto in nome di tre parole che tornano come un mantra nel comunicato: resilienza, cyber-sicurezza, intelligenza artificiale.

Un mercato maturo e la mossa di Drahi

Dietro la freddezza dei numeri si muove però una partita politica. Il governo francese guarda con attenzione alla sorte delle reti di nuova generazione e delle frequenze 5G, considerate strategiche per la sovranità tecnologica del Paese. Consolidare il controllo in mani francesi è un messaggio che a Parigi piace sentire. Su un altro versante, per Patrick Drahi, il magnate che ha costruito Altice a colpi di debiti e acquisizioni, vendere Sfr significherebbe liberarsi di un peso insostenibile, ma anche abbandonare il suo gioiello francese. In ogni caso, la fine di un’epoca. Con Bouygues Telecom, Iliad e Orange, nemici giurati fino a ieri (soprattutto Bouygues e Iliad, va detto), a ritrovarsi a spartire un banchetto che sa di storia industriale.

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