Una naturale diffidenza verso il mercato dei capitali caratterizza da sempre le imprese italiane, soprattutto le medio-piccole. Certamente ci sono temi di governance, ma non solo. Introdurre maggiore flessibilità non è sufficiente. Occorre che siano chiari non solo i “costi” ma anche i “benefici” del mercato dei capitali, soprattutto in una congiuntura di tassi elevati. Va chiarito che l'economia cresce se cresce la capitalizzazione dei mercati, non viceversa.
Del voto plurimo si discute da anni, il Ddl invece lo potenzia molto. Perché?
In passato il voto maggiorato e il voto plurimo hanno puntato a introdurre più flessibilità nel mercato domestico. Ma il fattore di moltiplicazione di 1 a 3 previsto oggi è ancora sensibilmente inferiore agli standard europei. Aggiungo che il voto plurimo costituisce anche un incentivo alla quotazione di Pmi familiari.
È stato difficile il confronto con Consob e Bankitalia?
Il Ddl è il risultato di un percorso di confronto tra stakeholders proficuo e articolato avviatosi nel 2020 con la Capital Market Review elaborata dall'Ocse e sviluppato nel Libro Verde del MEF dello scorso anno. Un confronto sempre franco e , devo dire, esternamente produttivo.