McKinsey Global Institute

Ricchezza finanziaria e debito, in 20 anni crescita scollegata dal Pil

Nel nuovo millennio patrimonio netto, valore degli asset e stock di debito balzano molto più velocemente dell'economia

di Alessandro Graziani

(Xilon - stock.adobe.com)

4' di lettura

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Negli ultimi venti anni la ricchezza finanziaria globale e il debito sono cresciuti a un ritmo totalmente scollegato dall’andamento dell'economia. Non è affatto detto che questo trend anomalo prosegua ancora, dato che gli ultimi due decenni si pongono in netto contrasto con la traiettoria dell’accumulo di ricchezza (e di debito) globale del secondo dopoguerra. Se prima del 2000 la crescita del patrimonio netto globale seguiva in gran parte la crescita del Pil, nel nuovo millennio, con tempistiche diverse a seconda dei Paesi, il patrimonio netto, il valore degli asset e lo stock di debito hanno invece iniziato a crescere molto più velocemente del Pil. Inoltre la crescita della produttività nei Paesi del G7 è stata lenta, passando dall’1,8% annuo tra il 1980 e il 2000 allo 0,8% annuo dal 2000 al 2018.

È questa la fotografia che emerge dal rapporto che il Mc Kinsey Global Institute (“The future of wealth and growth hangs in the balance”) dedica alla sostenibilità di quello che viene identificato come il bilancio globale, che comprende tutti gli asset reali dell’economia (ad esempio, immobili, infrastrutture, macchinari, materie prime e beni immateriali) e tutte le attività e passività finanziarie (ad esempio, azioni, debiti, prestiti, depositi, fondi pensione, altre passività). Tutte le attività e le passività sono valutate ai prezzi di mercato e comprendono nuclei familiari, settore pubblico, imprese non finanziarie e finanziarie. La ricerca si basa su una media ponderata di 30 Paesi che rappresentano circa il 77% del Pil mondiale.

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Le cifre di cui tenere conto

Ecco i principali dati numerici che, secondo il Mc Kinsey Global Institute (Mgi), fotografano il lascito del passato ventennio. Tra il 2000 e il 2021, l’inflazione dei prezzi degli asset ha creato circa 160.000 miliardi di dollari di “paper wealth” (ricchezza di carta). Le valutazioni di asset quali l’equity e il real estate sono cresciute più velocemente della produzione economica reale. Inoltre ogni dollaro investito ha generato 1,90 dollari di debito e, in termini aggregati, il bilancio globale è cresciuto 1,3 volte più velocemente del PIL.

È possibile che questo nuovo trend “secolare” continui anche nei prossimi anni? MGI ha sviluppato quattro scenari economici al 2030: «ritorno all’era passata», «tassi più alti più a lungo», «reset del bilancio» e «accelerazione della produttività». Ogni scenario prevede un percorso fino al 2030 in termini di crescita del Pil, inflazione e tassi di interesse, e punta a fornire un'analisi di lungo periodo per le asset class del real estate, dell'equity e del debito.

I diversi scenari

Nel primo scenario, quello del «ritorno al passato», la volatilità potrebbe rivelarsi temporanea e l’espansione dei bilanci potrebbe riprendere; i risparmi farebbero di nuovo salire il prezzo degli asset esistenti invece di confluire in investimenti produttivi. «Un contesto apparentemente attraente, perché la ricchezza continuerebbe a crescere, ma a scapito della produzione economica reale, il che accentuerebbe le disuguaglianze, aumentando il rischio di stress finanziario e di future correzioni». Nel secondo scenario di «tassi più alti più a lungo», la crescita potrebbe rallentare con inflazione e tassi d’interesse persistentemente elevati, come l’economia statunitense dopo lo shock petrolifero degli anni Settanta.

Un inasprimento delle politiche, la percezione di rischi in aumento e le tensioni o addirittura i fallimenti dei sistemi finanziari potrebbero portare allo scenario peggiore, quello di un «reset del bilancio», con una brusca correzione dei valori degli asset, nonché una recessione prolungata. «La politica monetaria e fiscale non potrebbero intervenire come nella crisi finanziaria globale perché i bilanci sarebbero già consistenti - si legge nel rapporto - questo scenario assomiglierebbe più al Giappone dopo lo scoppio della bolla immobiliare e azionaria negli anni ’90, con una prolungata riduzione della leva finanziaria e una forte contrazione dei prezzi degli asset: ad esempio, i valori dell'equity e degli immobili statunitensi potrebbero scendere di oltre il 30% da qui al 2030.

Da ultimo quello che, secondo Mc Kinsey, è lo scenario più auspicabile ovvero quello di una «accelerazione della produttività», in modo che la crescita economica si metta in pari con quella del bilancio globale. Quest'ultimo crescerebbe, ma meno rapidamente del Pil, e quindi sarebbe più sano e sostenibile. Tale scenario ricorda il periodo di forte incremento produttivo alla fine degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000. Per realizzare questo scenario occorrono investimenti e l'allocazione di capitale produttivo - è la conclusione del rapporto di MGI - oltre a un’adozione più rapida degli strumenti digitali e, potenzialmente, a una riorganizzazione del sistema finanziario che miri a concentrare l’allocazione verso la formazione di nuovo capitale produttivo. Con un'indicazione ulteriore: per accelerare la crescita della produttività sarà necessario contrastare i venti contrari, come l’invecchiamento demografico o la maggiore complessità delle catene di approvvigionamento, attraverso investimenti ben indirizzati per sfruttare le potenzialità della tecnologia e del capitale umano.

Crescite riallineate?

«Il sistema economico-finanziario dei prossimi dieci anni potrebbe rivelarsi profondamente diverso da quello dell'ultimo ventennio - commenta Alfonso Natale, Partner McKinsey- nel quarto scenario delineato nella nostra analisi, quello più auspicabile che abbiamo chiamato di ‘accelerazione della produttività', la crescita dell'economia si riallineerebbe con quella del bilancio globale, raggiungendo un equilibrio più sano e sostenibile».

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