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Private equity, il 2025 è il secondo miglior anno di sempre per deal

Il numero di operazioni è cresciuto del 6,1% oltre quota 20.500, mentre il valore complessivo è aumentato del 22,9% oltre i 2.200 miliardi di dollari

di Monica D'Ascenzo

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Il 2025 potrebbe essere il secondo miglior anno di sempre per le attività di investimento del private equity. Il report preliminare “First Look” di PitchBook indica, infatti, che lo scorso anno il numero di operazioni a livello globale si è attestato in crescita del 6,1% su base annua oltre quota 20.500, mentre il valore complessivo delle transazioni è aumentato del 22,9%, superando i 2.200 miliardi di dollari. Un dato che, nell’ultimo decennio, è inferiore solo al 2021 quando con 21.816 investimenti si era raggiunta la cifra record di 2.332 miliardi di dollari.

«Nel corso dell’anno l’ecosistema globale del private equity ha progressivamente recuperato fiducia e, a fine 2025, ha mostrato una rinnovata propensione al rischio, sostenuta dal miglioramento delle aspettative degli investitori sull’asset class. I fondi stanno impiegando capitale a un ritmo che non si vedeva dal 2021, mentre il contesto delle exit continua a migliorare, creando le premesse per un 2026 potenzialmente molto positivo» commentano from Kyle Walters e Nicolas Moura, analisti PitchBook.

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Anche l’attività di exit a livello internazionale ha chiuso il 2025 in crescita, con il valore delle dismissioni in aumento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente a 1.347 miliardi di dollari dagli 896 milioni del 2024 e il numero di operazioni in rialzo di più del 5% a 3.977 contro le 3.766 dell’anno precedente. «Il forte incremento del valore anno su anno è stato trainato da un quarto trimestre eccezionalmente solido, che ha registrato il più alto valore trimestrale di exit dal 2021» osservano gli analisti. Nel dettaglio l’ammontare del solo quarto trimestre è stimato pari a 446,7 milioni per 1.094 deal, valore superiore ai 433,4 milioni per 1.261 dell’ultimo trimestre del 2021.

Andamento tutt’altro che positivo sul fronte della raccolta globale per l’industria del private equity: il 2025 ha segnato il secondo anno consecutivo di contrazione. Nell’intero 2025 i capitali raccolti si sono fermati a 407,5 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 611,6 miliardi del 2024.

Anno record in Europa

L’attività di investimento del private equity europeo ha registrato nel 2025 un anno record, con una crescita a doppia cifra su base annua. In particolare la seconda metà dell’anno ha visto un’accelerazione delle operazioni grazie alla stabilizzazione del contesto macroeconomico, secondo Nicolas Moura, cfa Caia e senior analyst PE di PitchBook. Nel complesso sono stati realizzati 7.494 investimenti per un ammontare complessivo di 661 milioni di dollari, contro i 611 milioni del 2024 in 7.976 deal.

L’attività di exit del private equity europeo ha segnato il secondo miglior anno di sempre con il valore delle dismissioni nella seconda metà dell’anno è raddoppiato rispetto alla prima, grazie a diverse operazioni di grande dimensione. Le uscite dagli investimenti sono state 1.336 per un controvalore complessivo di 299,8 milioni di dollari. «A livello regionale, Regno Unito e Irlanda, insieme all’Europa meridionale, hanno registrato un quarto trimestre particolarmente brillante» osserva Moura.

La raccolta di capitali dei fondi europei ha rallentato, in linea con il trend globale dopo due anni consecutivi da record. «Attualmente, il capitale raccolto in Europa si colloca sui minimi dell’ultimo decennio per il 2025, anche se i dati di fundraising possono essere discontinui. Il rallentamento riflette il minor numero di megafund chiusi in Europa, a fronte di una maggiore attenzione verso il segmento mid-market» osserva l’analista di PitchBook. Il Regno Unito ha guidato questa tendenza, contribuendo a oltre il 50% della raccolta europea da inizio anno.

Il mercato Usa

Negli Stati Uniti il 2025 si è confermato un anno di solida resilienza per l’attività di investimento: «Nonostante alcune incertezze nella prima parte dell’anno, l’attività ha accelerato nella seconda metà, consentendo di chiudere il 2025 con un incremento annuo del 5,8% nel numero di operazioni e del 30,8% nel valore, per oltre 9.000 deal annunciati o completati e un controvalore complessivo vicino a 1.200 miliardi di dollari» sottolinea Kyle Walters, analista PE di PitchBook, che prosegue: «Si tratta solo della seconda volta nella storia dell’asset class in cui il valore delle transazioni supera la soglia dei 1.000 miliardi di dollari, riportandosi su livelli di attività simili al picco del 2021».

Particolarmente robusta anche l’attività di exit che ha segnato un ulteriore anno di forte crescita. Come per gli investimenti, non si osservavano volumi di dismissioni di questa portata dal picco del 2021: il numero di exit si è attestato a 1.288 per un controvalore che ha registrato un balzo straordinario del 92% a 727 milioni di dollari, «sostenuto da alcune operazioni di rilievo, tra cui diverse quotazioni in Borsa, a dimostrazione di un rinnovato afflusso di asset sul mercato da parte degli investitori» osserva Walters, che aggiunge: «Sia l’attività di investimento sia quella di exit hanno chiuso l’anno con slancio, posizionando l’ecosistema del private equity per una fase di crescita sostenuta anche nel prossimo futuro, supportata da un contesto macroeconomico in miglioramento, caratterizzato da multipli tagli dei tassi da parte della Federal Reserve e da una maggiore visibilità dei mercati».

Per chiudere negli Stati Uniti la raccolta è rimasta l’anello debole dell’asset class per tutto l’anno, con 277,9 miliardi di dollari raccolti attraverso 327 fondi, in calo rispettivamente del 27,2% e del 51% su base annua. «Qualora la forte attività di exit dovesse proseguire, la raccolta potrebbe beneficiare di un miglioramento nel 2026, sebbene l’impatto sarebbe verosimilmente visibile solo nella seconda metà dell’anno» chiosa Walters.

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