Fondi chiusi

Private equity, ripartono gli investimenti e le exit a livello globale nel 2025

Nel periodo le exit sono state 2.907 per un ammontare complessivo di 905,2 miliardi di dollari

di Monica D'Ascenzo

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

L’industria del private equity dà segni di ripresa. Il terzo trimestre è stato il migliore del 2025 in termini di attività di investimenti sia per valore aggregato, che a livello globale risulta ai massimi dal 2021, sia per numero di operazioni, ai livelli più alti dal 2022. Se l’andamento viene proiettato sull’intero anno, le previsioni indicano che quello in corso potrebbe essere il secondo miglior anno di sempre, dietro solo al 2021, secondo l’ultimo report pubblicato da PitchBook.

«Le incertezze economiche che hanno caratterizzato il secondo trimestre sembrano ormai superate, grazie a una maggiore chiarezza sullo scenario macroeconomico per la fine del 2025 e per il 2026. I cicli di taglio dei tassi proseguono a livello globale, con gli Stati Uniti ultimi ad aggiungersi. Emergono nuovi venti favorevoli per il mercato, in grado di sostenere una solida attività di dealmaking e di porre le basi per un’attesa ripresa delle operazioni di disinvestimento» si legge a commento dei dati, che evidenziano a livello globale 15.107 operazioni da inizio anno per un controvalore di 1.606,3 miliardi di dollari, che si confrontano con i 19.302 deal del 2024 per un ammontare di 1.754,4 miliardi di dollari.

Loading...

Le exit

In ripresa anche le operazioni di exit, che per valore totale hanno già superato quello del 2024, grazie soprattutto a cessioni di grande dimensione: l’ammontare è pari a 905,2 miliardi di dollari contro gli 891,2 miliardi del 2024. Risulta comunque in crescita anche il numero di exit su base annua a quota 2.907 contro 3.757 dell’intero anno precedente. «La riduzione dell’incertezza di mercato sta spingendo un numero crescente di sponsor a riportare sul mercato le aziende in portafoglio. Il 2025 si preannuncia quindi come il secondo anno consecutivo di crescita per le exit private equity globali» osservano da PitchBook.

La raccolta

Sul fronte della raccolta, i fondi di private equity continuano ad accusare una flessione e il 2025 si avvia ad essere il secondo anno consecutivo di contrazione: nei primi nove mesi dell’anno sono stati raccolti 309,8 miliardi di dollari, nettamente al di sotto rispetto ai 399 miliardi dello stesso periodo del 2024. Gli asset totali in gestione alla fine dello scorso anno ammontavano a 5.900 miliardi di dollari, di cui 1.600 miliardi in forma di dry powder (capitale disponibile ma non ancora investito) e 4.300 miliardi relativi a investimenti già effettuati.

L’evoluzione dell’industria in Europa

«L’attività di deal di private equity in Europa ha registrato un’accelerazione nel terzo trimestre e ora viaggia su ritmi di crescita annua, grazie all’attenuazione dei timori sui dazi Usa e ai nuovi tagli dei tassi d’interesse che hanno dato nuova linfa agli operatori. Il valore dei deal è aumentato del 25,2% su base trimestrale, mentre il numero di operazioni è cresciuto del 2,5%» commenta Nicolas Moura, senior analyst pe di PitchBook, che aggiunge: «Le exit dell’industria del private equity europea hanno mostrato una forte ripresa nel terzo trimestre, in particolare nel Regno Unito. Si prevede ora una crescita annua a una cifra nel 2025, uno scenario impensabile alla fine del secondo trimestre». Sempre in Europa il valore delle exit è salito dell’80,4% trimestre su trimestre, mentre il numero di exit è aumentato del 22,6%. Nel dettaglio l’attività di Ipo in Europa rimane quasi del tutto assente, con casi emblematici come Klarna, che ha preferito puntare ai mercati Usa. «Questa debolezza strutturale ha spinto gli sponsor verso percorsi alternativi di disinvestimento, in particolare i deal sponsor-to-sponsor e le secondarie guidate dai gestori» osserva l’analista.

A livello regionale, il Regno Unito ha registrato un trimestre eccezionale, sia per i deal che per le exit: il valore degli investimenti è più che raddoppiato su base trimestrale, mentre il valore delle exit è triplicato. «Questo slancio ha coinciso con una visita di Trump nel Regno Unito e una serie di impegni finanziari da parte degli sponsor, tra cui un impegno da 100 miliardi di sterline da parte di Blackstone» sottolineato da PitchBook

La raccolta dei fondi ha mostrato segnali di rallentamento, in linea con il resto del mondo, dopo due anni record consecutivi. Il calo riflette un minor numero di megafondi chiusi, mentre la raccolta nel segmento mid-market è in forte crescita, avviata verso un anno da record, con il Regno Unito in testa, responsabile di oltre il 50% della raccolta PE europea da inizio anno.

Il mercato Usa

«L’attività di dealmaking continua a essere l’elemento più dinamico dell’ecosistema private equity statunitense. Sia per via di un costo del capitale più basso, sia per l’aumento di opportunità legate a dislocazioni di mercato, il numero di operazioni è destinato a superare nettamente i livelli del 2024» commenta Kyle Walters, analista private equity di PitchBook

Il valore delle operazioni ha già superato quello dell’anno scorso, spinto anche dalla recente acquisizione da 55 miliardi di dollari di Electronic Arts e dal ritmo sostenuto di operazioni da oltre 1 miliardo, inferiore solo al picco del 2021.

Il numero di exit nel terzo trimestre è aumentato rispetto al trimestre precedente, anche se il controvalore è calato. «È un’inversione rara: negli ultimi tre anni, erano poche le operazioni di exit, ma di grande valore. Ora, per la prima volta dal quarto trimestre 2021, si osserva una crescita del numero di exit anche se il valore è in flessione. Detto ciò, alcune exit significative viste nel 2025 hanno portato il valore complessivo ben oltre quello del 2024, sebbene ancora al di sotto del picco 2021» commenta l’analista, che aggiunge: «Dopo il taglio di 25 punti base da parte della Fed a metà settembre, l’istituto ha lasciato intendere la possibilità di uno o due ulteriori tagli entro la fine dell’anno. Questo potrebbe rappresentare il catalizzatore atteso per sostenere una crescita stabile delle operazioni e una ripresa più solida delle exit».

La raccolta fondi negli Stati Uniti resta debole, principalmente a causa del rallentamento delle exit, che limita le distribuzioni di ritorni agli investitori. «Il numero di fondi chiusi è destinato a raggiungere poco più della metà di quelli del 2024. Inoltre, è improbabile che l’attività di exit si intensifichi negli ultimi tre mesi del 2025 al punto da invertire la tendenza. Il risultato sarà un quadro di fundraising ancora fiacco fino a fine anno» commenta Walters.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti