Finanza alternativa

Private Credit, Amundi: «Negli Usa manca disciplina, ma l’Europa è più solida»

Il responsabile degli investimenti, Vincent Mortier, non vede un rischio sistemico nella fuga degli investitori dai fondi Usa e sottolinea le differenze con il mercato europeo.

di Maximilian Cellino

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«Un problema rilevante certo, ma che al momento definirei locale e non sistemico». Vincent Mortier non sottovaluta le tensioni che si sono registrate nelle ultime settimane nel settore del private credit negli Stati Uniti, con l’ondata di riscatti che sta mettendo in difficoltà anche operatori di lunga esperienza. Il responsabile degli investi di Amundi si unisce tuttavia al coro degli esperti che sembra in questi giorni voler gettare a tutti i costi acqua sull’incendio e a sottolineare, soprattutto, le differenze strutturali esistenti con l’Europa.

Perché è convinto che le criticità restino tutto sommato concentrate e non in grado di estendersi più di tanto?

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Nonostante abbia raggiunto una dimensione di 1,7 trilioni di dollari, il segmento del private credit non è ancora abbastanza grande o eccessivamente a leva da mettere a rischio l’intero sistema finanziario. Ciò non toglie tuttavia che negli Stati Uniti si sia verificata una perdita di disciplina: troppi operatori hanno raccolto ingenti capitali che devono essere impiegati e il potere contrattuale si è spostato dai prestatori ai mutuatari.

In pratica un vero e proprio corto circuito: come ha potuto verificarsi?

Sostanzialmente alcuni operatori hanno ignorato i fondamentali: le due diligence non sono state sempre eseguite in modo corretto e la gestione dei collaterali si è rivelata spesso carente. La pressione per impiegare il capitale raccolto ha spinto a rifinanziare società poco solide o modelli di business fragili, aprendo persino la porta a potenziali frodi. Molte banche, davanti al rifiuto di alcune aziende di fornire risposte, hanno smesso di prestare denaro, ma altri operatori meno rigorosi hanno preso il loro posto pur di non tenere la liquidità ferma.

Lei si riferisce però essenzialmente agli Stati Uniti, dove oltre al tema della qualità del credito vi sono anche altre questioni, quella legata alla composizione dei portafogli per esempio.

Assolutamente sì. Il portafoglio del debito privato americano è estremamente sbilanciato, perché circa il 35% è concentrato nel software e troviamo anche investimenti aggressivi nel settore sanitario e nel rifinanziamento dei data center. Questa mancanza di diversificazione espone gli investitori a un forte rischio di obsolescenza, l’esatto opposto di ciò che può ottenere con un portafoglio ben costruito.

Perché invece si dice che l’Europa è differente?

Da noi la situazione è in effetti molto migliore: il mercato del private debt è decisamente più piccolo, si è sviluppato più di recente ed è, soprattutto, meno concentrato settorialmente. Gli investimenti sono più diffusi, esiste probabilmente una minore leva finanziaria e una maggiore regolamentazione. In questo senso, l’Europa ha mantenuto finora una disciplina che negli Stati Uniti sembra essersi smarrita sotto il peso dell’eccesso di offerta di capitali, ma non mancano punti di attenzione che potrebbero costituire una potenziale “ricetta per il disastro”.

Si riferisce a qualcosa in particolare?

Penso alle strutture cosiddette “semi-liquide” proposte alla clientela dei risparmiatori. Questi fondi vengono venduti enfatizzando la possibilità di raggiungere elevati rendimenti nominali anziché reali e una presunta liquidità. In realtà le clausole sui riscatti, spesso limitati al 5% a trimestre, sono talvolta sono poco evidenziate. Inoltre capita in alcuni casi che si pubblicizzi il rendimento nominale ignorando il costo del rischio, ovvero i default attesi. Vendere un prodotto illiquido come se fosse liquido, senza chiarirne i rischi reali, può essere estremamente pericoloso.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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