Prestiti a leva, eccesso di capitali e pochi deal giocano a favore delle imprese
Il sondaggio annuale di Clearwater svela uno scenario mai così positivo per chi chiede denaro, ma contiene anche alcuni degli elementi che hanno innescato la crisi del private credit negli Stati Uniti
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Una quantità elevata di capitale a disposizione di banche e fondi da una parte, poche opportunità di impiego nell’economia reale dall’altra. Il cocktail che rischia di andare a traverso agli operatori del private credit negli Stati Uniti viene in realtà servito anche in Europa, dove tutti si affrettano a garantire che il mercato è diverso. Non è certo il caso di far scattare l’allarme anche su questa sponda dell’Atlantico, ma il fenomeno merita attenzione e non deve essere certo sottovalutato.
La conferma arriva dalla Debt Advisory Lender Survey 2026 realizzata da Clearwater intervistando 168 operatori, distribuiti fra banche e fondi di debito attivi sul mercato dei prestiti a leva nell’Europa Continentale e nel Regno Unito. L’inchiesta annuale condotta da una delle principali società indipendenti di corporate finance in Europa focalizzata sul mid-market rivela infatti senza mezzi termini come il mondo del leveraged finance stia progressivamente cambiando pelle.
Europa: lo squilibrio tra domanda e offerta schiaccia i margini
Lo squilibrio fra offerta e domanda, con le casse dei grandi fondi di debito riempite grazie a un’intensa opera di raccolta che si contrappongono a una limitata presenza di operazioni straordinarie crea infatti le migliori condizioni per «un significativo spostamento verso termini più favorevoli a chi prende a prestito» in termini di leva, prezzo e flessibilità delle condizioni.
Il potere contrattuale si sta quindi progressivamente spostando nelle mani delle aziende e dei fondi di private equity in cerca delle risorse per finanziare le proprie acquisizioni e la conseguenza più immediata è stata una drastica riduzione dei profitti per chi presta denaro. «Il 69% degli intervistati in Europa - rileva Clearwater - ha registrato riduzioni dei margini e quasi la metà di questi ha riportato addirittura una contrazione superiore a 50 punti base». La compressione deriverebbe in questo caso proprio dallo «squilibrio tra offerta e domanda», causato a sua volta dalla rarefazione dei processi di M&A.
Italia: caccia aperta a pochi asset di qualità
L’Italia si inserisce in pieno nel quadro europeo, mostrando un mercato del leveraged finance «caratterizzato da fondamentali solidi - sottolinea Michele Castiglioni, associate partner e head of debt advisory di Clearwater Italia, società attiva nel comparto da circa 6 anni che annovera circa 30 operazioni chiuse per un controvalore di oltre 1,3 miliardi di euro - ma anche da una competizione crescente tra operatori e da una progressiva evoluzione verso strutture di finanziamento più flessibili». Nel nostro Paese la sfida per chi è impegnato ad allocare denaro appare tuttavia ancora più complessa, con un contesto di mercato «caratterizzato da una crescente pressione competitiva».



