Petrolio, lo strano taglio Opec+ che nessuno aveva visto arrivare
Quotazioni del greggio in forte rialzo, dopo che i sauditi e un gruppo di altri Paesi della coalizione hanno annunciato a sorpresa un’ulteriore chiusura dei rubinetti da oltre un milione di barili al giorno
di Sissi Bellomo
4' di lettura
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Nessuno l’aveva visto arrivare. L’Opec+ ha preso in contropiede il mercato con un taglio della produzione di petrolio da oltre un milione di barili al giorno deliberato a sorpresa e con modalità inusuali nel pomeriggio di domenica: una mossa subito criticata dalla Casa Bianca, che ha rilanciato le quotazioni del barile e riacceso l’allarme sull’inflazione.
Il Brent si è impennato fin dall’avvio delle contrattazioni lunedì, registrando punte di rialzo superiori all’8% che l’hanno spinto sopra 86 dollari al barile, mentre il Wti è tornato a scambiare oltre quota 80 dollari. Entrambi erano crollati ai minimi da oltre un anno a marzo, sull’onda della crisi bancaria.
Non è un taglio da poco. Dopo il primo, inatteso annuncio arrivato dai sauditi si sono accodate una serie di adesioni “volontarie” che – se davvero si passerà dalle parole ai fatti – porteranno a sottrarre al mercato 1,16 milioni di barili al giorno dal prossimo mese, che saliranno a 1,6 mbg da luglio: una stretta che si aggiunge a quella da 2 mbg che l’Opec+ aveva deciso lo scorso ottobre. Fatti i conti ora si arriva a una riduzione del 3,7% dell’offerta globale.
Era stata proprio Riad a mettere fuori strada gli analisti, inducendoli ad escludere nel breve termine un cambio delle politiche dell’Opec+. A marzo il principe Abdulaziz bin Salman, ministro dell’Energia, era stato perentorio nell’affermare che le attuali quote produttive del gruppo sarebbero rimaste invariate «per il resto dell’anno». E la bufera che di lì a poco avrebbe investito il settore bancario non sembrava aver indotto a ripensamenti.
L’inversione di rotta invece c’è stata e la sorpresa è stata ancora più grande, visto che sui mercati finanziari è tornata una relativa calma, che ha favorito anche un netto recupero delle quotazioni del petrolio (prima dell’annuncio dei tagli le quotazioni erano già risalita di quasi il 15% rispetto al 20 marzo, quando su timori di recessione erano crollate ai minimi da 15 mesi).


