L’analisi

Perché quella di Svb non è una crisi da sottovalutare

Si è capito che il meccanismo finanziario di trasmissione della politica monetaria oggi è non meno importante di quello reale

di Marco Onado

(REUTERS)

3' di lettura

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È una crisi da non sottovalutare, quella della Silicon Valley Bank, nonostante il pronto intervento, con corredo di dichiarazioni rassicuranti, delle autorità americane, per almeno due motivi. Primo: si è capito che il meccanismo finanziario di trasmissione della politica monetaria oggi è non meno importante di quello reale. Fino a pochi giorni fa, si pensava che siccome l'economia andava bene, le banche centrali potessero proseguire con aumenti dei tassi di interesse dell'ordine di 50 punti base alla volta perché il rischio di eccedere in restrizione era inferiore a quello opposto.

Nel mondo finanziario invece non è così: un periodo inusitatamente lungo di tassi di interesse prossimi allo zero o addirittura negativi ha favorito la formazione di debiti a fronte di investimenti che presentano rischio di tasso o di credito elevati. SVB aveva adottato una strategia aggressiva (i depositi sono aumentati di 3 volte negli ultimi anni, ad un tasso quasi dieci volte superiore alla media del sistema) e basata su uno schema (per fortuna) diverso dalle altre banche: raccogliere fondi dalle società di venture capital anche in forme diverse dai depositi e investire in attività a basso rischio, come i titoli pubblici. Ma questi hanno perso valore con l'aumento dei tassi e hanno indotto la corsa al ritiro dei fondi che ha messo in ginocchio la banca, tanto che le autorità americane si sono affrettate a chiuderla perché evidentemente ogni soluzione meno traumatica era preclusa.

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Ma la causa di fondo, cioè la perdita di valore di un portafoglio o la maggior probabilità di insolvenza dei debitori rimane e sarà questa la grande incognita del rientro dalle politiche monetarie eccezionali che si sono prolungate per quindici anni. E' fin troppo facile prevedere che nella Fed e nella Bce le idee bellicose che sembravano prevalere fino alla settimana scorsa verranno corrette, in favore di un maggiore gradualismo, ma con aumenti dei prezzi ancora così lontani dai target tradizionali, la stessa credibilità delle banche centrali (e della stessa moneta) non consente certo un'inversione di rotta. Ci vuole molta cautela, come del resto Panetta, membro del direttivo Bce e da ultimo Visco avevano raccomandato in tempi non sospetti. Chissà se a Washington o Francoforte i loro colleghi hanno letto Manzoni: «Adelante Pedro, si puedes, con juicio».

Due raccomandazioni, non una.Il secondo problema riguarda come vengono distribuite le perdite. Nel caso di SVB le autorità hanno scelto la linea dura: chiusura della banca, rimborso di tutti i depositi assicurati, liquidazione dell'attivo. Dunque, bail-in dei creditori in funzione di quanto sarà possibile ottenere dalla liquidazione dell'attivo. Il fatto è che le passività non assicurate della banca sono rilevanti e provengono da imprese di venture capital e high-tech della zona, molte appartenenti all'oscuro mondo della cripto finanza. Potranno permettersi queste aziende di aspettare i tempi non brevi di una liquidazione ordinata? Non è affatto detto infatti e Sheila Bair, che guidò l'Fdic nei giorni caldi della grande crisi finanziaria, si è affrettata a raccomandare ai creditori di non avere troppa fretta perché altrimenti farebbero precipitare ulteriormente i prezzi. Insomma, la linea della fermezza potrebbe essere messa in discussione nei prossimi giorni se non nel caso di SVB, almeno per nuovi punti di crisi che dovessero scoppiare nel sistema bancario o nell'intricato mondo dello shadow banking system.

E dunque non è difficile prevedere che si leveranno richieste di interventi delle banche centrali e/o del settore pubblico che comportano qualche forma di salvataggio e che sposterebbero l'ago della bilancia dal bail-in puro e duro a qualche forma di bail-out. Politicamente una iattura, perché vorrebbe dire che nonostante le cure dispensate al sistema finanziario globale a partire dal 2008, al primo stormire di fronde siamo ancora al punto di partenza. Tenere la barra dritta per le autorità monetarie di tutto il mondo non sarà facile, ma è indispensabile più che mai.

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