Big Tech

OpenAI lancia SearchGPT e sfida Google sulla ricerca

Le azioni del colosso di Mountain View ne risentono. Ma insidiare la leadership di Big G sarà un’impresa ardua

di Biagio Simonetta

OpenAI logo is seen in this illustration. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo

3' di lettura

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OpenAI ha annunciato che sta lanciando SearchGPT, un motore di ricerca basato sulla sua intelligenza artificiale (cioè su ChatGPT) con accesso in tempo reale alle informazioni provenienti da Internet. Per ora lo strumento, che la società di Sam Altman descrive come «un prototipo di nuove funzionalità di ricerca, che sfrutta la forza dei nostri modelli di intelligenza artificiale per darti risposte rapide con fonti chiare e pertinenti» non è accessibile, o forse lo è solo per un numero limitatissimo di utenti. Ma sul sito è presente un form per iscriversi alla waiting list.

Come appare SearchGPT ora

I tempi e i modi del lancio vero e proprio non sono noti, ma di certo questa mossa è il guanto di sfida più importante degli ultimi anni nei confronti di Google, che con Google Search domina il mercato della ricerca online con percentuali che lasciano solo le briciole agli avversari.

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Numero limitato di utenti

Secondo quanto appreso, SearchGPT sarà disponibile su browser come ogni altro motore di ricerca. E OpenAI ha annunciato che gli utenti vedranno le risposte alle loro query con attribuzione in linea ai creatori e agli editori di notizie, inclusi il crescente numero di società di media che hanno stipulato accordi di licenza con la startup negli ultimi mesi. SearchGPT consentirà inoltre agli utenti di porre domande di follow-up senza perdere il contesto della query originale.

Come detto, non sono note le tempistiche per il lancio vero e proprio di SearchGPT, ma la start up di San Francisco ha affermato che inizialmente sarà disponibile per gli utenti che si iscrivono alla lista d’attesa.

La ricerca nuova frontiera dell’AI

Con il lancio di ChatGPT alla fine del 2022, OpenAI ha innescato la corsa dell’intelligenza artificiale generativa, rendendola consumer e immediatamente a disposizione di miliardi di utenti. Una mossa che ha costretto le società di Big Tech a rispondere, con Google e Microsoft (sostenitrice di OpenAI) che hanno accelerato i loro piani, provando a portare immediatamente la GenAI nel mondo della ricerca.

In questa storia, dunque, è giusto ricordare che il primo motore di ricerca a implementare funzioni di intelligenza artificiale è stato Bing di Microsoft. E i risultati sono stati abbastanza deludenti, dato che le percentuali di utilizzo sono rimaste pressoché invariate (ne avevamo scritto qui). Segno che neanche la curiosità per l’intelligenza artiiciale è in grado di cambiare velocemente le abitudini degli utenti in fatto di motori di ricerca.

La vera sfida per SearchGPT, dunque, sarà quella di cercare di insidiare la leadership di Google. Un fortino inespugnabile, fin qui, con oltre il 90% della ricerca online globale in mano a Big G.

La sfida delle informazioni accurate

«Per decenni, la ricerca è stata un modo fondamentale per editori e creatori di raggiungere gli utenti», ha scritto OpenAI in un post sul blog . «Ora, stiamo utilizzando l’intelligenza artificiale per migliorare questa esperienza evidenziando contenuti di alta qualità in un’interfaccia conversazionale con molteplici opportunità per gli utenti di interagire».

Una sfida fondamentale per OpenAI e i suoi rivali, tuttavia, è fornire informazioni accurate agli utenti, in particolare quando cercano informazioni sugli eventi attuali. I chatbot possono spesso avere allucinazioni o inventare false risposte alle domande quando non conoscono la risposta. OpenAI ha stipulato accordi di licenza con editori come News Corp., Axel Springer SE e Time magazine per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale e integrare informazioni più autorevoli e aggiornate nei suoi prodotti. Come parte di alcuni di questi accordi, OpenAI ha anche accettato di fornire agli utenti riassunti delle notizie con attribuzione.

Le cause con gli editori

«Il team di OpenAI, davvero talentuoso, capisce innatamente che affinché la ricerca basata sull’intelligenza artificiale sia efficace, deve basarsi sulle informazioni più affidabili e di massima qualità fornite da fonti attendibili», ha affermato Robert Thomson, amministratore delegato di News Corp., in una dichiarazione.

Mentre OpenAI ha stipulato accordi con grandi editori, è stata anche colpita da cause legali da parte di diversi giornali, tra cui il New York Times, per aver presumibilmente utilizzato articoli protetti da copyright senza autorizzazione. Allo stesso tempo, i rivali di OpenAI hanno dovuto affrontare una certa resistenza sui loro prodotti di ricerca.

OpenAI ha affermato che fornirà agli editori un modo per gestire il modo in cui appaiono nelle sue nuove funzionalità di ricerca. La società di Altman ha anche affermato che i siti Web potranno scegliere di essere visualizzati nei risultati di ricerca anche se scelgono di non far utilizzare i loro contenuti per addestrare i modelli di OpenAI.

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