O’Leary (Ryanair): «Se la guerra non finisce arriveranno fallimenti»
Per il ceo della low cost già spesi 50 milioni di dollari in più per l’aumento del carburate. L’Europa non è a rischio jet fuel fino a maggio, poi non si sa»
dalla nostra inviata Mara Monti
5' di lettura
I punti chiave
5' di lettura
DUBLINO - «La guerra ci è già costata 50 milioni di dollari in più di carburante soltanto ad aprile. Se dovesse continuare e il prezzo dovesse rimanere a 150 dollari al barile, in un anno questa voce potrebbe salire a 600 milioni di dollari». Michael O’Leary ceo del gruppo Ryanair da quando lo stretto di Hormuz è stato chiuso per la guerra in Iran, passa il giorno al telefono con le compagnie petrolifere per capire se ci sarà abbastanza carburante nei mesi estivi per i suoi 647 aerei.
«Nessuno sa che cosa succederà. Al momento quello che sembra chiaro è che se la guerra dovesse finire a fine aprile o inizio maggio, non ci saranno problemi per l’approvvigionamento dei carburanti durante l’estate, ma se dovesse proseguire non sappiamo», ha detto il ceo parlando con i giornalisti.
Alcune compagnie potrebbero fallire
La compagnia al momento dorme sonni tranquilli perché l’80% del carburante è stato fissato prima del conflitto ad un prezzo di 67 dollari al barile con una copertura fino a marzo 2027. Una scelta che si è rivelata strategica, ma non basta. Perché quel 20% acquistato sul mercato libero se a febbraio, prima della guerra, aveva un prezzo di 74 dollari, nei mesi successivi la sua quotazione è più che raddoppiata fino a 150 dollari.
Livelli insostenibili per gli operatori tanto che qualcuno potrebbe non farcela. E si spinge a fare dei nomi: «Se il petrolio dovesse restare a questi livelli, due o tre compagnie aeree europee in ottobre o in novembre potrebbero fallire come Wizz Air, che mi vuole querelare ma non avrà abbastanza tempo per farlo, e Air Baltic. Un’ottima cosa per il nostro business» perché ci saranno meno competitor.
Nonostante i venti di guerra, la low cost continua a crescere a cominciare dai dati di traffico confermati per il 2026 con 216 milioni di passeggeri e per il 2027 tra 222 e 223 milioni. «Il business stava esplodendo quest’anno, tutto andava alla grande. Poi Trump decide a metà marzo di fare a pezzi l’Iran e manda il mondo a rotoli. Volete sapere che cosa succederà? La risposta è che non ne abbiamo la minima idea».



