Si, ma non c’entra il conflitto. Il 2026 rappresenta un grande salto per Wizz Air in Italia, stiamo aggiungendo aerei e capacità, praticamente in ogni singolo aeroporto, aprendo nuove basi operative, al momento sono sette (Catania, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Venezia e Torino, ndr) con 41 aerei basati. Quest’anno prevediamo di trasportare 30 milioni di passeggeri dai 21 milioni del 2025, con una crescita del 30%. Oggi siamo la seconda compagnia aerea del paese con il 12% del mercato e l’Italia rappresenta per Wizz Air il primo mercato davanti a Romania, Regno Unito e Polonia, il più grande mercato nel network Wizz Air per passeggeri trasportati. Stiamo investendo e assumendo, come dimostra il secondo training centre del gruppo con tre simulatori di volo per un impiego di 40 milioni di euro.
I vostri aggressivi piani di crescita si scontrano con il costo del carburante raddoppiato dall’inizio del conflitto, con un inevitabile impatto sui biglietti aerei. Avete valutato le ricadute sulla domanda?
L’aspetto più preoccupante di questa crisi è proprio l’aumento del costo del carburante. Le compagnie aeree europee, in particolare le low cost più dei vettori tradizionali, si proteggono con i contratti hedge. Nel nostro caso siamo coperti al 70% per 18 mesi, quindi fino a quando non scadono i contratti siamo protetti dagli aumenti del costo del carburante. Abbiamo un altro vantaggio rispetto ai concorrenti: i nostri 262 aerei tutti della famiglia degli Airbus 320 di cui il 70% con la tecnologia neo, consumano il 17% in meno di carburante. Quindi all’improvviso ci troviamo di fronte a una maggiore domanda e con un vantaggio competitivo significativo rispetto ai nostri competitor. Questo ci consente di offrire tariffe concorrenziali per un mercato, quello del viaggio aereo, ancora resiliente.
In effetti ci sono compagnie aeree, come ad esempio la scandinava Sas, che sono prive copertura e hanno già annunciato massicce cancellazioni. Sta di fatto che dall’inizio del conflitto, lo scorso 28 febbraio, voi siete la compagnia che in Borsa ha perso di più rispetto agli altri vettori (-19%) e gli analisti delle banche d’affari prevedono tre anni in perdita. Come risponde?
Il problema è che operiamo in un ambiente molto instabile. Siamo anche vulnerabili perché abbiamo troppi problemi. Siamo esposti alla geopolitica, prima l’Ucraina poi il Medio Oriente. Siamo esposti alla catena di approvvigionamento. Siamo esposti a tutto. Ma se ci pensate bene, questa volta, questo contesto di prezzi elevati del carburante, in realtà, ci sta avvantaggiando, perché siamo in una posizione migliore rispetto ai concorrenti. Non posso anticipare i risultati finanziari, però posso dire che abbiamo a disposizione 2 miliardi di euro di liquidità, quindi siamo molto liquidi rispetto a qualsiasi altra compagnia aerea e siamo molto concentrati sui costi. Allo stesso tempo, continuiamo a far crescere l’attività, come potete vedere, ma dobbiamo superare questo problema che ci condiziona ormai da cinque anni dei motori della Pratt & Whitnei. Ci vorranno ancora due anni, dobbiamo finire il ciclo. E’ frustrante, sì, perché eravamo avviati sulla strada della ripresa ed ecco che si presenta un altro ostacolo. Abbiamo ancora davanti due anni per superare l’incaglio dei motori. Poi brilleremo molto di più su tutto, sulla rete, sulle posizioni di mercato, sugli aerei, sulle prestazioni finanziarie, su tutto.