Compagnie aeree

Váradi (Wizz Air): «Temporanea mancanza di jet fuel in tre aeroporti italiani»

Agli scali di Venezia, Brindisi e Catania gli aerei «a secco» per alcune ore. In Italia la low cost punta a trasportare 30 milioni di passeggeri ed è la seconda compagnia

di Mara Monti

Iata: mesi per tornare a forniture normali di carburante per aerei

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«Abbiamo avuto problemi per la mancanza di carburante in tre aeroporti italiani, Venezia, Brindisi e Catania. Tutto si è risolto nel giro di un giorno e in alcuni casi di qualche ora, senza dovere cancellare i voli. È successo solo in Italia, in nessun altro paese europeo finora abbiamo avuto carenze di carburante».

A dirlo a «Il Sole 24 Ore» è József Váradi, il ceo di Wizz Air la compagnia low cost ungherese che ha fatto dell’Italia il suo primo mercato, incorso nella mancanza di carburante per i suoi aerei qualche giorno fa in piena crisi a causa della guerra in Iran. Nessuna cancellazione, nessuna messa a terra di aerei, per ora: «Se la fornitura di carburante dovesse scarseggiare in certi aeroporti, cercheremo di adottare una politica di tankering (trasportare il carburante anche per il volo di ritorno, ndr). Al momento la situazione non è così grave».

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Mr Váradi che cosa sta succedendo, c’è troppo allarmismo sulla mancanza di jet fuel?

«Credo che ci stiamo scrutando a vicenda, per capire quanto possa essere grave la situazione. Il fatto è che il carburante per aerei è stato fornito in modo adeguato in tutta Europa, con un piccolo intoppo in Italia. Ma anche l’intoppo italiano non è stato così grave, perché è durato poco e siamo riusciti a superarlo».

E per le prossime settimane, se il conflitto non dovesse risolversi che cosa può succedere?

«Noi non siamo una compagnia petrolifera. Non possiamo immagazzinare carburante. Ovviamente, stiamo parlando con vari fornitori, abbiamo diversi contratti. Quindi se c’è carenza di carburante in un aeroporto, potremmo ridurre l’offerta in quell’aeroporto. Stiamo monitorando il mercato ogni giorno, ogni singolo giorno. Quindi abbiamo il polso della situazione.

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Nessun piano di cancellazione o di messa a terra degli aerei?

Se non c’è carburante, non c’è carburante. Penso che dobbiamo essere pronti a questo scenario quando si presenterà. Noi siamo pronti a tutto. Ma questa è semplicemente una ipotesi che non si può prevedere. Cosa succederebbe se scattasse una tregua in Medio Oriente? Oppure se riaprisse lo Stretto di Hormuz e il flusso di petrolio ricominciasse a fluire regolamente? Non lo sappiamo. E ancora, nonostante tutte queste nubi nere che sono state descritte da molte persone, di fatto il carburante viene fornito e non abbiamo un singolo volo che rischia di essere cancellato, in questo momento. Se la situazione cambiasse, per prima cosa prenderemmo in considerazione il tankering. Penso che il tankering sarebbe la nostra prima azione per mitigare la carenza di carburante negli aeroporti. Chiaramente se non ci fossero fornitori alternativi perché nessuno ha carburante, ovviamente, in quel caso bisognerebbe cancellare i voli, ma è una situazione limite. Voglio dire, non credo ci siano soluzioni magiche, ma si può gestire.

Che cosa consiglierebbe a chi in questi giorni deve decidere di prenotare un volo aereo?

Al momento penso che la situazione in Europa non sia così allarmante, ci sono problemi più gravi in Asia rispetto all’Europa. Penso che supereremo anche questa crisi e non sarà troppo dannosa. Chiaramente non posso prevedere ogni singolo scenario. Quello che posso dire è che, visto come va il mondo oggi, incoraggerei le persone a prenotare. Senza esitazione perché penso che la domanda sarà molto forte in Europa questa estate. Ecco perché penso che prenotare in anticipo sia meglio, più si aspetta e più sarà costoso.

In questo scenario così confuso, come stanno andando le prenotazioni di Wizz Air? 

Al momento la domanda è esitante, le persone stanno aspettando di capire che cosa succederà. Per quanto riguarda l’alta stagione estiva, invece, siamo in anticipo. Siamo più forti e si sta prenotando di più rispetto allo scorso anno. Siamo in una fase cruciale per decidere cosa fare in l’estate. Quello che posso dire è che l’Europa potrebbe diventare troppo affollata e troppo cara.

Iata: mesi per tornare a forniture normali di carburante per aerei

Molte compagnie, in particolare le low cost, stanno aumentando i voli in Europa perché si prevede una forte domanda. Wizz Air addirittura nei mesi estivi prevede di aumentare la capacità del 37% quando gli altri vettori non superano al 10%. Può confermare?

Si è vero, quest’anno sarà particolare perché si sommano diversi fattori: in primo luogo le consegne dei nuovi aerei, a questi si aggiungono gli aerei che erano stati parcheggiati per i problemi ai motori e che tornato ad essere operativi: quest’anno solo 20 velivoli rimarranno a terra contro i 35 dello scorso anno. Inoltre, abbiano ridotto la nostra presenza nel Medio Oriente con la chiusura della base di Abu Dhabi e l’operativo dimezzato dal 10% al 5% nell’area. Tutta questa capacità è stata ricollocata in Europa. Quindi noi siamo pronti ad assorbire la forte domanda non solo europea, ma anche quella proveniente dall’Asia e dal Medio Oriente costretta a cercare altre destinazioni per le vacanza: quest’anno prevediamo di trasportare 80 milioni di passeggeri dai 68,6 milioni del 2025, più di Lufthansa e British Airways in Europa. Abbiamo 40 basi operative in 19 paesi e copriamo circa 200 destinazioni in più di 50 paesi.

La capacità in eccesso in Medio Oriente è stata ricollocata anche in Italia?

Si, ma non c’entra il conflitto. Il 2026 rappresenta un grande salto per Wizz Air in Italia, stiamo aggiungendo aerei e capacità, praticamente in ogni singolo aeroporto, aprendo nuove basi operative, al momento sono sette (Catania, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Venezia e Torino, ndr) con 41 aerei basati. Quest’anno prevediamo di trasportare 30 milioni di passeggeri dai 21 milioni del 2025, con una crescita del 30%. Oggi siamo la seconda compagnia aerea del paese con il 12% del mercato e l’Italia rappresenta per Wizz Air il primo mercato davanti a Romania, Regno Unito e Polonia, il più grande mercato nel network Wizz Air per passeggeri trasportati. Stiamo investendo e assumendo, come dimostra il secondo training centre del gruppo con tre simulatori di volo per un impiego di 40 milioni di euro.

I vostri aggressivi piani di crescita si scontrano con il costo del carburante raddoppiato dall’inizio del conflitto, con un inevitabile impatto sui biglietti aerei. Avete valutato le ricadute sulla domanda?

L’aspetto più preoccupante di questa crisi è proprio l’aumento del costo del carburante. Le compagnie aeree europee, in particolare le low cost più dei vettori tradizionali, si proteggono con i contratti hedge. Nel nostro caso siamo coperti al 70% per 18 mesi, quindi fino a quando non scadono i contratti siamo protetti dagli aumenti del costo del carburante. Abbiamo un altro vantaggio rispetto ai concorrenti: i nostri 262 aerei tutti della famiglia degli Airbus 320 di cui il 70% con la tecnologia neo, consumano il 17% in meno di carburante. Quindi all’improvviso ci troviamo di fronte a una maggiore domanda e con un vantaggio competitivo significativo rispetto ai nostri competitor. Questo ci consente di offrire tariffe concorrenziali per un mercato, quello del viaggio aereo, ancora resiliente.

In effetti ci sono compagnie aeree, come ad esempio la scandinava Sas, che sono prive copertura e hanno già annunciato massicce cancellazioni. Sta di fatto che dall’inizio del conflitto, lo scorso 28 febbraio, voi siete la compagnia che in Borsa ha perso di più rispetto agli altri vettori (-19%) e gli analisti delle banche d’affari prevedono tre anni in perdita. Come risponde?

Il problema è che operiamo in un ambiente molto instabile. Siamo anche vulnerabili perché abbiamo troppi problemi. Siamo esposti alla geopolitica, prima l’Ucraina poi il Medio Oriente. Siamo esposti alla catena di approvvigionamento. Siamo esposti a tutto. Ma se ci pensate bene, questa volta, questo contesto di prezzi elevati del carburante, in realtà, ci sta avvantaggiando, perché siamo in una posizione migliore rispetto ai concorrenti. Non posso anticipare i risultati finanziari, però posso dire che abbiamo a disposizione 2 miliardi di euro di liquidità, quindi siamo molto liquidi rispetto a qualsiasi altra compagnia aerea e siamo molto concentrati sui costi. Allo stesso tempo, continuiamo a far crescere l’attività, come potete vedere, ma dobbiamo superare questo problema che ci condiziona ormai da cinque anni dei motori della Pratt & Whitnei. Ci vorranno ancora due anni, dobbiamo finire il ciclo. E’ frustrante, sì, perché eravamo avviati sulla strada della ripresa ed ecco che si presenta un altro ostacolo. Abbiamo ancora davanti due anni per superare l’incaglio dei motori. Poi brilleremo molto di più su tutto, sulla rete, sulle posizioni di mercato, sugli aerei, sulle prestazioni finanziarie, su tutto.

Mai pensato di mollare o di stringere un’alleanza con altre compagnie aeree?

No, assolutamente. Perché dovremmo vendere? Ai prezzi attuali non conviene a nessuno. Le banche d’investimento ci stanno provando per guadagnare le commissioni, ma questo non mi interessa.

Avete ottenuto i diritti per volare verso gli Stati Uniti da Londra, state pensando di aprire un nuovo fronte?

Assolutamente no, sono diritti speciali per voli charter che utilizzeremo per i mondiali di calcio e per altri avvenimenti sportivi. Niente di più: dopo esserci ritirati dal Medio Oriente, ora siamo concentrati nello sviluppo del nostro network in Europa in particolare nell’area centrale e dell’Est come l’Armenia, la Georgia. Il lungo raggio l’abbiamo abbandonato riconsegnando parte degli Airbus A321XLR che avevamo ordinato. Gli 11 XLR che abbiamo mantenuto li utilizzeremo per coprire le destinazioni del nostro network.

L’Ungheria ha avuto un radicale cambiamento politico dopo le elezioni. Voi avevate un buon rapporto con il primo ministro uscente Orbàn. Cambia qualcosa per voi?

L’Ungheria rappresenta circa il 7-8% del nostro business. Non siamo politicamente legati ad alcun governo. Siamo a favore del governo, a prescindere dal colore politico, perché collaboriamo con le istituzioni statali. Abbiamo avuto buoni rapporti con l’amministrazione uscente e sono abbastanza sicuro che avremo buoni rapporti anche con il prossimo governo.

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