Musk all’attacco sulla governance di Tesla, vuole contare il doppio
Il tycoon vuole arrivare al 25%. In alternativa potrebbe sviluppare l’IA altrove. Ma il board aspetta una sentenza su un precedente maxi premio
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Elon Musk punta a pesare molto di più negli equilibri azionari per rafforzare la sua presa su Tesla, in vista dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il vulcanico imprenditore non si sentirebbe a suo agio, ha spiegato, nel far crescere la casa automobilistica più capitalizzata al mondo, fino a farla diventare leader nel settore dell’IA e della robotica, senza contare almeno per il 25%, quasi il doppio della sua attuale partecipazione, che vale circa 90 miliardi di dollari.
In un post sulla piattaforma di social media X, di cui è proprietario, Musk ha dichiarato che, nel caso in cui non ottenga azioni «sufficienti per contare» ed evitare scalate, preferirebbe seguitare a produrre «prodotti innovativi» fuori dal perimetro del costruttore di veicoli elettrici. A luglio l’imprenditore di origini sudafricane aveva anche dichiarato agli analisti che Tesla avrebbe investito più un miliardo nel corso del 2024 nel Progetto Dojo, puntando decisamente a sviluppare la guida autonoma.
«Non ci si rende conto - ha scritto Musk per giustificare le sue pressioni sul board in merito a un nuovo piano di remunerazione - che Tesla non vale una startup, ma una dozzina. Basta guardare il divario tra le attività di Tesla e quelle di GM. Per quanto riguarda la proprietà delle azioni come motivazione sufficiente, Fidelity e altri (investitori, ndr) possiedono quote simili alle mie. Perché non si presentano al lavoro?».
Queste dichiarazioni sono state scritte da Musk in risposta a quanto affermato, sempre su X, da un utente: «Elon possiede 411 milioni di azioni Tesla. Non è un incentivo sufficiente per far sì che Tesla faccia bene negli anni a venire? I suoi 100 miliardi di dollari di oggi diventeranno 1.000 miliardi se Tesla supererà Saudi Aramco e Apple. E allora, perché un altro piano a suo favore?».
Musk, 52 anni, possiede circa il 13% delle azioni Tesla (secondo Factset) dopo aver venduto circa 40 miliardi in azioni nel 2022, in parte proprio per contribuire a finanziare l’acquisto di Twitter, costato 44 miliardi.




