Partite incrociate

Mps avanti con l’Ops su Mediobanca: perché Siena non teme la perdita del 13% nel Leone

Il rafforzamento del wealth è positivo nella logica dell’Offerta su Mediobanca

di Luca Davi

 (Ansa)

3' di lettura

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Gli approfondimenti più puntuali saranno fatti nei prossimi giorni. E lì si capiranno eventuali contromosse, in particolare sul fronte legale. Ma la valutazione che si fa a Siena sull’Ops lanciata da Mediobanca su Banca Generali è chiara: il blitz di piazzetta Cuccia non cambia l’Ops su Mediobanca. O quanto meno non ne modifica la sua valenza industriale.

L’aspetto industriale

Anzi, sotto alcuni aspetti, si ragiona ai piani alti di Mps, la mossa di Mediobanca consolida la ratio dell’Ops lanciata da Siena su piazzetta Cuccia. E per una ragione industriale: la scalata di Mediobanca a Banca Generali non fa altro che prospettare uno sviluppo significativo sul fronte del wealth management, che di fatto era stato auspicato da Siena per Mediobanca proprio nella presentazione del piano industriale in occasione del lancio dell’Ops. Del resto, Mps – se portasse al successo l’Ops su Mediobanca – ritroverebbe nella pancia della sua preda un gioiello come Banca Generali, il quarto operatore in Italia per masse totali (104 miliardi di euro di asset), oltre 360mila clienti e oltre 2.350 professionisti. Insomma, un asset di valore destinato a creare sinergie di costi e ricavi, come prospettato ieri proprio dal ceo di Mediobanca Alberto Nagel.

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Lo scotto da pagare

Certo, lo scotto (importante) da pagare sarebbe la perdita della “dote” del pacchetto detenuto in Generali da Mediobanca, visto che l’operazione tracciata dal ceo di Mediobanca Alberto Nagel prevede di fatto uno “switch”, con l’uscita dal portafoglio del 13% di Generali e l’ingresso del 100% di Banca Generali. Non proprio un dettaglio, visto che con tale quota Mediobanca si afferma oggi come il primo azionista del Leone davanti a Caltagirone e Delfin, a loro volta azionisti sia di Mediobanca che di Mps e impegnati in una tesa battaglia volta a rinnovare gli assetti manageriali del Leone. La partecipazione nelle Assicurazioni Generali sarebbe insomma preziosa per Siena anche per la sua natura finanziaria (di peso: 6,3 miliardi), peraltro liquidabile in ogni momento. Tuttavia, almeno ufficialmente, il ceo di Mps Luigi Lovaglio ha sempre detto che la quota detenuta da piazzetta Cuccia in Generali è «un bene averla ma non è cruciale» per il progetto complessivo. Il ceo riconosce che Generali «genera redditività» ma ciò non è decisivo «per il potenziale» che la banca vuole esprimere con l’aggregazione. Per Lovaglio anzi, il contributo relativo di Generali nella nuova combinazione sarebbe stato «inferiore» a quello attuale per Mediobanca.

Convivenza

Insomma, parole chiare che, tatticismi a parte, segnalano una tranquillità di fondo. Tanto che oggi nella banca presieduta da Nicola Maione c’è la convinzione che le due operazioni possano convivere. Anche perché i tempi, almeno teoricamente, lo permettono. L’Ops di Siena su Mediobanca sbarcherà sul mercato a inizio luglio, una volta arrivate tutte le autorizzazioni mancanti, e si concluderà ben prima che l’Opa su Banca Generali possa vedere la luce, visto che se ne parlerà in autunno. Non è impossibile, si ritiene a Siena, che la nuova Mediobanca targata Mps possa proseguire il deal Banca Generali. Il test di rilievo per Mps e i suoi azionisti è rappresentato dall’assemblea di Mediobanca del 16 giugno, quando si capirà che posizione prenderanno Caltagirone e Delfin sul deal proposto ieri dal ceo Nagel. Poi, per Mps, ci sarà da fare i conti con il mercato con l’Ops. L’andamento dei titoli ieri (Mediobanca -0,8%, Mps +2%) ha ridotto lo sconto sul prezzo offerto. Ma lo snodo di rilievo sarà la risposta della Bce sull’Ops attesa a metà giugno. Così come resta da capire se ci sarà spazio per un’eventuale riduzione della soglia minima dell’adesione dell’Ops, ora fissata al 50%.


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