Editoria

Mondadori, per gli azionisti cedola in crescita del 10%

Anno chiuso con i conti in ordine: utile a 54 milioni e ricavi a 931,6 milioni. Sul fronte M&A il focus è sul digitale, con la testa di ponte di Mondadori Digital

di Andrea Biondi

ANTONIO PORRO AD GRUPPO MONDADORI
ALESSANDRO FRANZOSI CFO GRUPPO MONDADORI MONDADORI PRESENTAZIONE RISULTATI FY25 7146

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Una chiusura dei conti 2025 in ordine, seppure senza brindisi, ma con un dividendo in aumento per gli azionisti: +10%. I numeri approvati dal cda raccontano una società solida, capace di difendere margini e cassa in un mercato che non concede sconti, e insieme mostrano il prezzo pagato per tenere la rotta: l’utile netto scende a 54 milioni di euro, dai 60,2 milioni del 2024, mentre i ricavi restano praticamente fermi a 931,6 milioni contro 934,7 dell’anno precedente.

È il paradosso, solo apparente, del gruppo guidato da Antonio Porro: crescita quasi nulla sul fronte del fatturato, ma redditività ancora robusta grazie a una cura continua dei costi, all’efficientamento della struttura e a un lavoro di consolidamento che tiene in piedi l’impianto industriale anche quando il mercato rallenta. L’Ebitda adjusted sale infatti a 158,2 milioni, in lieve aumento rispetto ai 157,6 milioni del 2024. Un segnale che a Segrate leggono come la prova della tenuta del modello.

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Più accidentato il percorso dell’Ebitda reported, sceso a 151,2 milioni, zavorrato da maggiori oneri non ricorrenti concentrati soprattutto nelle aree Libri Trade e Libri Education. A pesare sono stati, tra l’altro, il progetto di migrazione del provider logistico e alcune operazioni straordinarie. Anche l’Ebit, positivo per 84,2 milioni, arretra di 7,8 milioni, risentendo pure di maggiori ammortamenti legati agli investimenti e agli effetti contabili delle acquisizioni realizzate negli ultimi cinque anni. Sullo sfondo, una posizione finanziaria netta che migliora a -85,7 milioni dai -91,8 di fine 2024.

Mondadori resta in equilibrio, ma lo fa camminando su un terreno più irregolare. E tuttavia sceglie di mandare al mercato un messaggio netto: fiducia. Il cda proporrà all’assemblea del 21 aprile un dividendo di 0,154 euro per azione, in crescita del 10%, per un monte cedole di circa 40 milioni. Tradotto: quasi il 75% dell’utile 2025 verrà redistribuito agli azionisti, con un dividend yield del 7,3% rispetto al prezzo del titolo al 31 dicembre 2025.

È una decisione che ha un peso politico oltre che finanziario. Perché dice che il gruppo considera sufficiente la propria capacità di generare cassa per remunerare con più generosità il capitale, pur in presenza di un utile in calo. Non a caso Porro rivendica che «nel 2025 abbiamo confermato la solidità del proprio modello di business, registrando un miglioramento della performance economico-finanziaria con ricavi sostanzialmente stabili e un margine in lieve crescita rispetto all’anno precedente». E guarda già avanti: «Prevediamo di poter registrare anche nel 2026 risultati positivi, con una marginalità stabile al 17% grazie anche alla messa in atto di continue azioni di efficientamento».

Intanto, sul fronte delle acquisizioni il focus è al momento spostato sul digitale, con la testa di ponte costituita da Mondadori Digital, società nata nel 2025 e controllata al 100% dall’editrice di Segrate presieduta da Marina Berlusconi e guidata da Antonio Porro. Nel 2027 potrebbero arrivare anche nuovi soci.

L’impressione è anche che sul fronte tradizionale gli occhi siano aperti. Hoepli? «È una casa editrice che in anni passati abbiamo guardato. E noi di solito, se le guardiamo, ci proviamo, ma non ci siamo mai riusciti», mentre «al momento non c’è nulla di concreto», risponde Porro. Quanto ad Adelphi – dove Mondadori ha un’opzione call, esercitabile da maggio 2027, per rilevare il 10% da Josephine Calasso e unirsi alla compagine azionaria in cui è già presente Feltrinelli – «la situazione è fluida, perché non ci sarà un controllo stabile nei prossimi anni e noi siamo pronti a dare il nostro contributo, se ci verrà chiesto».

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