Materie prime, dopo il grande esodo la volatilità è l’unica certezza
Con l'aggressione russa all’Ucraina un temibile cigno nero si è abbattuto sui mercati, innescando reazioni a catena che non si sono ancora concluse e di cui è difficile anticipare l'esito finale
di Sissi Bellomo
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Guerra in Ucraina e sanzioni contro la Russia, misure anti Covid in Cina, politiche monetarie e rischio recessione. Per le materie prime (e non solo) il 2022 è stato un anno denso di incognite e imprevisti, che hanno provocato violente oscillazioni di prezzo. E anche quest'anno l'unica certezza sembra essere la volatilità, destinata a proseguire.
Ogni altra previsione degli analisti è condizionata da premesse aleatorie e lo scenario potrebbe cambiare da un giorno all’altro in caso di svolte - anche solo percepite - sul fronte militare e geopolitico, nell'approccio di Pechino alla lotta contro il virus e nell'azione delle banche centrali a contrasto dell'inflazione.
È comunque difficile immaginare un anno ancora più vorticoso di quello appena concluso, soprattutto (ma non solo) per le commodities energetiche. Fino all’invasione dell’Ucraina, avvenuta il 24 febbraio scorso, nessuno aveva mai immaginato la perdita di forniture dalla Russia, uno dei maggiori produttori globali non solo di gas, ma anche di petrolio, carbone, metalli industriali, grano e fertilizzanti. Eppure è successo. Un temibile cigno nero si è abbattuto sui mercati, innescando reazioni a catena che non si sono ancora concluse e di cui è difficile anticipare l’esito finale.
Processo di adattamento lungo e oneroso
Un processo di adattamento è già cominciato: domanda e offerta stanno reagendo, sulla spinta di rincari e decisioni politiche, mentre le rotte commerciali vengono ridisegnate, con l’Asia che assorbe materie prime un tempo destinate all’Europa e “libera” forniture di altra origine mettendole a disposizione del Vecchio continente. Ma è un processo lungo e oneroso, che potrebbe continuare per anni prima di trovare un assestamento. E il pericolo di carenze e ulteriori impennate dei prezzi è tutt’altro che scomparso dall’orizzonte. Tra un mese esatto, il 5 febbraio, la Ue smetterà di importare anche i carburanti dalla Russia, completando l’embargo avviato due mesi prima con il greggio. E se Mosca non fermerà l’aggressione contro l’Ucraina è probabile che ci saranno ulteriori sanzioni, forse anche contro l’industria metallurgica, che finora è stata risparmiata. L’impatto potrebbe essere pesante, visto che la Russia è tra i maggiori produttori mondiali di nickel, alluminio e rame.
Incombe il price cap sul gas
Nel frattempo sul fronte del gas dovrebbe entrare in vigore il “price cap”, a partire dal 15 febbraio: misura che punta ad arginare i rincari sui mercati europei, ma che rischia di provocare effetti collaterali dannosi. Ad esempio prosciugando ulteriormente le liquidità sulle borse dei derivati.


