Infine nel segmento Selective Retailing, la crescita organica dei ricavi si è attestata al 4% (-3% reported) a 4 miliardi di euro con Sephora che «ha continuato a registrare una solida crescita in tutte le aree geografiche e a guadagnare quote di mercato, consolidando la propria posizione di leadership globale». La rete retail ha proseguito il suo percorso di espansione, in particolare nel Regno Unito, dove il marchio ha riscosso un forte successo. Dfs ha siglato un accordo con China Tourism Group Duty Free per l’acquisizione di attività nella Greater China, in particolare le Gallerias di Hong Kong e Macao; le concessioni aeroportuali di Los Angeles e San Francisco sono state invece cedute a Duty Free Americas. Le Bon Marché ha continuato a perseguire la propria strategia di differenziazione attraverso un calendario esclusivo di eventi, si legge nella nota del gruppo.
Prospettive future
Nel dettaglio a marzo, Lvmh ha registrato in Medio Oriente un calo della domanda «tra il 30% e il 70%», a seconda dei centri commerciali e dei diversi business. «In media il deterioramento è stato del 50%» ha evidenziato la direttrice finanziaria, Cecile Cabanis, durante la conference call con gli analisti. A livello di gruppo, ha spiegato la top manager, «l’impatto complessivo sarebbe di circa tre punti a marzo e un punto sull’intero trimestre». Quanto alle previsioni, «francamente, penso che l’esito sia difficile da prevedere - ha aggiunto -. Quello che non abbiamo ancora osservato è una rimpatrio della ricchezza, e quello che sappiamo è che la ricchezza non è scomparsa. Quindi ci sarà un momento in cui la vedremo riemergere, probabilmente altrove, e questo potrà mitigare l’impatto nel caso in cui il conflitto continui». Quando il conflitto è iniziato, ha fatto notare Cabanis, «i negozi erano completamente chiusi. Quello che vediamo oggi è che la domanda è ancora fortemente in calo. Bisogna anche ricordare che la distribuzione retail non è uniforme: ci sono centri commerciali molto orientati al turismo, dove alcuni brand hanno negozi che in passato erano tra i primi 10 o i primi 20, e questi sono ancora fortemente colpiti».
Il marchio che resiste meglio è Sephora, «perché Sephora in Medio Oriente ha anche una grande presenza in Arabia Saudita, e l’Arabia Saudita è oggi più solida e resiliente» ha precisato. Nel complesso, «continuiamo a vedere un calo significativo della domanda nei centri commerciali turistici».
Più in generale: «In un contesto geopolitico ed economico particolarmente complesso, aggravato dal conflitto in Medio Oriente, Lvmh si mantiene vigile ma fiduciosa all’inizio dell’anno. Il gruppo resta focalizzato sullo sviluppo dei propri marchi, sostenuto da una costante politica di innovazione e investimento, nonché da una continua ricerca di qualità nel design, nell’attrattività dei prodotti e nella loro distribuzione selettiva» si legge nella nota del gruppo francese, che termina: «Lvmh farà leva sul talento e sulla motivazione dei propri team, sulla diversificazione delle attività e sul buon equilibrio geografico dei ricavi per rafforzare ulteriormente la propria leadership globale nel settore dei prodotti di alta qualità nel 2026».
La lettura degli analisti
«Lvmh ha riportato un aggiornamento sul primo trimestre 2026 migliore rispetto alla chiusura del quarto trimestre 2025. Tuttavia, ciò potrebbe non essere sufficiente a convincere gli investitori a prendere una posizione netta. La contrazione organica del -2% nel segmento Fashion & Leather Goods è destinata a rappresentare un freno, nonostante l’impatto negativo di circa 100 punti base legato al Medio Oriente (in linea con le attese: Global Luxury Goods: A deep-dive into the Middle East)» scrivono gli analisti di Bernstein, che proseguono: «Riteniamo che Louis Vuitton non abbia mai rappresentato un problema e continui a non esserlo, mentre Dior è in fase di rilancio – sebbene più marcato nei mercati occidentali rispetto alla Cina – sotto la nuova direzione creativa di Jonathan Anderson. Superato l’effetto base sfavorevole legato alla collaborazione con Takashi Murakami e con un progressivo rafforzamento del momentum di Dior, ci attendiamo che il secondo trimestre 2026 rappresenti il momento in cui la divisione F&LG tornerà a una crescita organica positiva. A condizione, naturalmente, che il contesto geopolitico – tra le politiche dell’amministrazione Trump e le tensioni nel Golfo – non introduca ulteriori elementi di instabilità. Sul fronte valutario, l’effetto cambi ha rappresentato un impatto negativo di circa 700 punti base sui ricavi».