Ristorazione

Longino & Cardenal: i clienti dei ristoranti di qualità vogliono sapere sempre di più su quello che mangiano

Il presidente Riccardo Uleri: il fine dining non è in crisi, ma i ristoranti gastronomici sono troppi, non possono essere un’esperienza di tutti i giorni

di Maria Teresa Manuelli

Uno dei prodotti del catalogo di Longino&partner

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«L’alta ristorazione non sta affatto soffrendo. Il problema è che i ristoranti gastronomici sono semplicemente troppi». Riccardo Uleri, presidente di Longino & Cardenal, smonta con una frase le tesi sulla presunta crisi del fine dining. E lo fa durante la convention annuale al Castello Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano, dove l’azienda ha presentato le novità del catalogo 2026 e offerto una lettura lucida delle tendenze che attraversano il settore.

I nuovi prodotti

Tra le novità spiccano quattro linee che interpretano le esigenze della cucina professionale. Il brand Gronn (che in danese significa “verde”), lanciato dagli chef stellati Benoit Dewitte e Jeremy Meirte, propone oli a base di ingredienti locali con il 90% di grassi insaturi sani e filosofia zero sprechi. Bonilla a la Vista sono patate prodotte artigianalmente con sale marino e olio d’oliva. Alondra utilizza il metodo Noble Harvesting per frutti di mare pescati senza stress, conservati tramite congelamento criogenico fino a due anni. Gourmand & Guiard fornisce salse, fumetti e brodi freschi senza conservanti, con tecnologia Hpp che consente durata tra 90 e 150 giorni.

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Prodotti che rispondono a una domanda precisa: quella di una ristorazione di qualità che, secondo Uleri, mantiene logiche diverse rispetto al segmento gourmet. Ed è proprio questo il punto di partenza per comprendere lo stato del settore.

Non crisi, ma eccesso di offerta

La tesi di Uleri è netta: «A cavallo degli anni 2000 c’è stata un’esplosione dell’interesse verso questo tipo di cucina. Oggi i ristoranti gastronomici sono semplicemente troppi». Il presidente spiega che la ristorazione gourmet non è «per pochi a livello di persone, ma per poche occasioni». Anche per chi ha reddito medio-alto. «Il ristorante gourmet richiede concentrazione, è come andare a teatro: uno ci va una sera e poi per due mesi va al cinema. Non vai tutte le sere a teatro perché è impegnativo, soprattutto mentalmente».

La questione non è quindi crisi, ma semmai saturazione in aree senza un bacino d’utenza sufficiente. «Se hai una stella Michelin in un posto fuori dal mondo, la gente che abita lì intorno ci va una volta all’anno. Se quel bacino non ha abbastanza popolazione, il ristorante non può riempirsi tutte le sere».

Carne e pesce crudo rimangono cruciali

L’alta ristorazione mantiene comunque logiche costanti nei menù. Le vere tendenze si osservano piuttosto presso la ristorazione di qualità. «Qui vediamo che c’è una crescita della carne, soprattutto dove il consumatore vuol sapere di più: stanno nascendo steakhouse con la vetrina della carne frollata. Non si mangia più semplicemente una fiorentina, ma si vuole sapere di che animale, razza, provenienza, frollatura».

Il pesce crudo, poi, è presenza quasi obbligata. «Rispetto a 30 anni fa, quando non era conosciuto e si usavano prodotti affumicati o salati, oggi il pesce crudo è più buono e costa meno per il ristoratore. Non richiede lavorazione, quindi funziona molto bene».

Sulle proteine vegetali, Uleri mantiene realismo: «I ristoranti vegetariani si contano su una mano. Se ne parla molto, però non è ancora un mercato da considerare tale».

«Il valore della ricerca»

Longino & Cardenal, quotata su Euronext Growth Milan, ha chiuso il 2024 con ricavi consolidati pari a 36,9 milioni di euro, in crescita del 3,1% rispetto ai 35,8 milioni del 2023. Il risultato netto resta negativo per 367mila euro, seppur in miglioramento rispetto alla perdita di 525mila euro dell’anno precedente. I dati del 2025 non sono ancora stati resi noti, ma il clima resta comunque prudente.

La visione 2026 di Longino & Cardenal si racchiude nel tema “Il valore della ricerca e della selezione”, non a caso tema della convention. Come ha dichiarato Uleri, «attraverso il nostro impegno nello sviluppo di nuovi prodotti, vogliamo continuare a portare qualità e tradizione in tutto il mondo».

L’azienda, attiva da oltre 30 anni, conta circa 5mila clienti tra cui la maggior parte dei ristoranti stellati nei mercati di riferimento, e circa 100 fornitori strategici. Con sede in Italia, il Gruppo è presente ad Hong Kong e Dubai, distribuendo oltre 1.800 prodotti con circa 80 agenti.

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