Materie prime

Lo spauracchio della recessione spinge Wti e Brent sotto i 70 dollari

Dopo avere accumulato una frenata del 5% nella giornata di martedì, per il terzo giorno consecutivo i prezzi di Wti e Brent scendono in maniera decisa,di un altro 4%, raggiungendo i livelli minimi del 2021

di Matteo Meneghello

2' di lettura

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Il calo delle quotazioni del greggio non si arresta: dopo avere accumulato una frenata del 5% nella giornata di martedì, per il terzo giorno consecutivo i prezzi di Wti e Brent scendono in maniera decisa,di un altro 4%, raggiungendo i livelli minimi del 2021, gli stessi toccati nel mese di marzo, prima dell’illusorio rimbalzo del mese scorso. Entrambi gli indici hanno «testato» al ribasso la soglia psicologica dei 70 dollari al barile, barriera che era stata lasciata alle spalle negli ultimi due anni e sulla quale non c’era stato più arretramento. Il Wti, in particolare, l’ha superata in giornata, mentre il Brent è sceso di poco sotto i 72 dollari.

A penalizzare le quotazioni del greggio, nel giorno della nuova manovra al rialzo decisa dalla Fed, ci sono le preoccupazioni per una recessione imminente, scenario che soprattutto negli Stati Uniti - che sta registrando anche segnali di raffreddamento del mercato del lavoro - è reso ancora più critico dai dubbi sulla tenuta del sistema delle banche regionali, dopo il recente salvataggio di First Republic Bank. In generale, però, le quotazioni del petrolio hanno avuto un difficile avvio nel 2023, nonostante le aspettative di consumo legate alle riaperture della Cina dopo le restrizioni del periodo Covid (frustrate dai dati di aprile, che segnalano un calo dell’attività industriale) e soprattutto dopo la decisione, a sorpresa, da parte di Opec+ (risale a circa un mese fa) di tagliare la produzione, nel tentativo di riprendere il controllo del mercato scongiurando il rischio di speculazioni al ribasso. Dopo un breve rally nel mese di aprile, però, i nodi sono venuti al pettine: il calo da inizio anno è del 14%, con i futures sul petrolio che ora sono precipitati ai livelli più bassi da marzo. Ieri, intanto, Opec+ ha annunciato che il meeting in programma per il 4 giugno avverrà in presenza, a Vienna, e non virtualmente.

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Negli Stati Uniti, l’analisi dell’American petroleum institute fornisce una lettura in chiaroscuro della situazione. È indubbio che le scorte di greggio a livello nazionale, contratte di quasi 4 milioni di barili la scorsa settimana, insieme alle scorte di distillati, siano diminuite; dall’altra parte, però, è segnalato un accumulo di greggio nell’hub chiave di Cushing, in Oklahoma. In Russia, nel frattempo, non c’è stato alcun segno di un calo sostenuto dei flussi di greggio fuori dal paese, nonostante l’impegno di ridurre la produzione di 500mila barili al giorno. Le esportazioni, secondo i dati di tracciamento delle petroliere compilati da Bloomberg, sono balzate di nuovo sopra i 4 milioni di barili al giorno nella settimana fino al 28 aprile, un livello superato solo una volta da quando le truppe di Mosca hanno invaso l’Ucraina nel febbraio dell’anno scorso.

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