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Materie prime
Litio, i prezzi in picchiata attenuano l’allarme batterie
La produzione corre dopo i rincari record degli ultimi due anni. E il carbonato di litio oggi scambia a prezzi dimezzati in Cina rispetto al picco di novembre: una discesa che prosegue anche se le vendite di auto elettriche sono rimbalzate dopo un’avvio d’anno debole per il ritiro degli incentivi
di Sissi Bellomo
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2' di lettura
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L’allarme sui rincari del litio, che era più che decuplicato di valore tra il 2020 e il 2022 comincia finalmente a spegnersi, lasciando sperare che anche il costo delle batterie possa tornare ad alleggerirsi, dopo essere aumentato l’anno scorso per la prima volta da un decennio: una discontinuità che se confermata sarebbe pericolosa per la diffusione dell’auto elettrica e in generale per la transizione energetica.
In Cina – il Paese che maggiormente influenza il mercato, in quanto controlla tre quarti della produzione mondiale di batterie – il prezzo del carbonato di litio per la prima volta da 14 mesi è sceso sotto 300mila yuan per tonnellata, dimezzando rispetto ai livelli record di novembre, quando si era spinto intorno a quota 600mila yuan (circa 86mila dollari).
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Il ribasso non si è interrotto nemmeno dopo la pubblicazione dei dati di febbraio sulle immatricolazioni cinesi, che hanno mostrato un deciso e insperato rimbalzo per le auto elettriche, che da quest’anno non godono più di incentivi statali, salvo un piccolo sconto fiscale: per i cosiddetti New energy vehicles (Nev, che includono anche gli ibridi plug-in) le vendite sono state 525mila, il 55,9% in più su base annua e il 28,7% in più rispetto a gennaio, quando invece c’era stata una contrazione di oltre il 6% rispetto a un anno prima.
Il ritiro da parte di Pechino del ricco programma di sussidi per i veicoli a batteria – che aveva elargito al settore oltre 23 miliardi di dollari dal 2010 e provocato un aumento delle immatricolazioni del 90% l’anno scorso – ha pesato molto sui prezzi del litio. Ma ci sono anche altri fattori che stanno influenzando negativamente il mercato.
A metà febbraio avevano fatto scalpore le indiscrezioni sulle aggressive politiche commerciali di CATL, che secondo diversi analisti sembrano segnare l’avvio di una guerra dei prezzi: il colosso cinese – che già adesso soddisfa il 40% del fabbisogno globale di batterie per auto elettriche – avrebbe iniziato a proporre ai clienti forti sconti in cambio dell’impegno a rifornirsi all’80% di batterie CATL. Il prezzo del carbonato di litio incorporato in tali contratti sarebbe di 200mila yuan per tonnellata, circa la metà di quanto era il mese scorso e un terzo più basso dei valori attuali.
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La prospettiva di un’ulteriore discesa dei prezzi del metallo, almeno nel breve termine, è d’altra parte piuttosto diffusa e fondata sul fatto che la produzione – proprio sull’onda dei recenti rincari record – sta crescendo in fretta. Lo sviluppo delle attività minerarie, soprattutto in Cile, Australia e nella stessa Cina, aumenterà l’offerta di litio tra il 22% e il 43% solo nel 2023, secondo le previsioni raccolte da Bloomberg tra gli analisti.
Goldman Sachs, da tempo tra i più ribassisti, si aspetta che il prezzo del carbonato quest’anno scenda a 34mila dollari per tonnellata da una media di 53.304 dollari l’anno scorso e che di qui al 2025 l’offerta aumenti del 34% l’anno a fronte di un tasso di crescita del 25% annuo per la domanda.
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