Guerra e aviazione

Aerei, la guerra cancella i voli e frena il turismo leasure e business nel Golfo

Le compagnie dell’area tentano la ripresa, ma gli attacchi dell’Iran costringono alla chiusura dello spazio aereo. In Italia cancellati 204 voli

di Mara Monti

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I Paesi del Golfo mai avrebbero pensato di trovarsi sotto una pioggia di missili e droni quando venne eletto il Presidente americano Donald Trump. Affari e accordi erano in agenda con la superpotenza americana al punto che Qatar Airlines per dare il benvenuto al nuovo inquilino della Casa Bianca gli aveva regalato uno dei suoi superjumbo, un Boeing 747, per la flotta presidenziale degli Air Force One. Ora invece si trovano a dovere gestire la chiusura dello spazio aereo in risposta alle minacce rappresentate da missili e droni provenienti dall’Iran, con gravi ricadute per il trasporto aereo, il turismo e per l’economia dell’area. Lunedì un drone ha provocato un incendio nei pressi dell’aeroporto di Dubai e ieri per il secondo giorno consecutivo i voli sono stati temporanemante congelati.

Le compagnie aeree del Golfo, Emirates, Ethiad, Qatar sono quelle che più stanno risentendo della guerra nel Medio Oriente dopo decenni di crescita inarrestabile fatta eccezione per il periodo della pandemia, un hub divenuto centrale per i collegamenti tra l’Europa e l’Asia, ma che ora si trovano ad affrontare cancellazioni per decine di migliaia di voli, compromettendo i piani di viaggio di milioni di persone.

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Qualche segnale di ripresa c’è stato e il tentativo di tornare alla normalità è dimostrato dal numero di voli tornati operativi: si è così passati da 1,173 cancellazioni sabato 14 marzo a 604 lunedì 16 marzo. Emirates ha dichiarato in un comunicato che continuerà a ripristinare la propria rete a ritmo sostenuto, a condizione che ciò possa avvenire in tutta sicurezza, intanto ha soppresso 78 voli su 167 operativi lunedì 16 marzo, secondo i dati di Cirium.

In Italia le tre principali compagnie del Golfo hanno cancellato 204 voli su 273 operativi pari al 74,4% a partire dal 28 febbraio fino a martedì 17 marzo e al momento sono cancellati totalmente i voli di Emirates su Bologna e su Venezia, di Qatar Airlines sempre su Venezia e il 90% su Roma Fiumicino e il 93% su Milano Malpensa. Sugli altri scali italiani le cancellazioni si aggirano tra il 33% e il 74 per cento. Ma intanto gli aerei volano vuoti, in particolare quelli provenienti dall’Europa o dagli Stati Uniti, i più colpiti: secondo Bloomberg, gli arerei in arrivo da Praga e da Budapest, ad esempio, hanno un tasso di occupazione tra il 5% e il 10% circa, quando in condizioni normali si supera l’80 per cento.

Diversi aerei in arrivo da New York hanno volato con solo un quinto dei biglietti venduti, e almeno un volo della scorsa settimana è partito con meno di 35 passeggeri a bordo del jumbo A380 di Airbus che normalmente ne ospita quasi 500. Anche quelli in partenza da Chicago avrebbero operato con cabine semivuote. I voli in partenza da Dubai, al contrario, hanno un andamento molto diverso, poiché molte persone cercano di abbandonare la città a bordo di un numero ridotto di aerei disponibili. Prima della guerra, la compagnia aerea operava circa 500 voli giornalieri dall’aeroporto internazionale di Dubai, una cifra scesa a 89 decolli il 16 marzo.

Come Emirates, anche Etihad Airways e Qatar Airways, le altre principali compagnie aeree regionali, hanno ripreso un servizio ridotto, concentrandosi sul trasporto dei passeggeri rimasti bloccati. Emirates è il vettore più grande della regione e in tempi normali offre almeno sei volte voli in più rispetto a Qatar Airways, il secondo vettore del Golfo.

La domanda che sorge spontanea è quanto tempo ci vorrà per le compagnie del Golfo a riprendersi una volta conclusa la guerra. Una risposta la fornisce il ceo del gruppo tedesco Lufthansa, Carsten Spohr il quale prevede che il conflitto ridurrà il predominio delle compagnie aeree del Golfo sulle rotte asiatiche. Tanto che la scorsa settimana ha deciso di rilanciare annunciando nuove rotte verso l’Asia.

Senza voli domestici, le compagnie del Golfo si sono affidate ai collegamenti internazionali e le basi di Dubai, Doha e Abu Dhabi le hanno rese snodi naturali di transito per chi intende viaggiare su lunghe distanze come New York-New Delhi, in India o Londra-Sydney, in Australia. Lo scorso anno 227 milioni di persone hanno volato da e per il Golfo, secondo la Iata, l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo, la quale aveva previsto per l’anno in corso la leadership mondiale in termini di redditività tra le compagnie aeree (9,3%) e con un profitto per passeggero più alto (28,6 dollari), ben al di sopra delle medie globali rispettivamente del 3,9% e di 7,9 dollari.

Ma la guerra ha paralizzato il traffico. Oltre 58mila voli da e per il Medio Oriente, più della metà di tutti i voli previsti nella regione — sono stati cancellati dall’inizio della guerra il 28 febbraio, secondo Cirium e si stima che sei milioni di passeggeri siano stati colpiti. Gli hub che soffrono di più sono Dubai (4.227 voli cancellati pari al 52,7%) e Doha (7.538 pari al 93,4% ), due scali che insieme movimentano oltre 140 milioni di passeggeri l’anno. A questi si aggiunge Abu Dhabi con 3,466 voli cancellati dal 28 febbraio pari al 76,4% Sull’altro spettro si trovano l’Oman e l’Arabia Saudita che in controtendenza non hanno accusato cancellazioni divenuti hub prossimi per i rimpatri nella fase di emergenza.

Intanto i costi si stanno accumulando e il turismo leasure e businees nella regione si è praticamente fermato con gli effetti che potrebbero estendersi ben oltre la regione, anche a paesi che sono diventati dipendenti del Golfo Persico, come India e Australia.

La guerra potrebbe giovare ad altre compagnie aeree, almeno per i prossimi mesi. Vettori come British Airways, Lufthansa, Qantas e Turkish Airlines si trovano ben posizionate mentre i passeggeri cercano alternative. Il Gruppo Lufthansa, ad esempio, ha annunciato di pianificare nuovi voli verso Asia e Africa come Singapore, Città del Capo e Riad (Arabia Saudita).

Essendo compagnie statali controllate dal ricchi emirati hanno potuto avere accesso senza difficoltà alla fonte più preziosa in assoluto per una compagnia aerea, il carburante. Inoltre la liquidità a disposizione le consente di resistere alle tensioni in atto benché non si sa per quanto tempo durerà il conflitto. Di certo questi colossi del cielo negli anni hanno resistito ad altri attacchi e non sarà difficile per loro tornare ai fasti passati.

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