Scenari macrofinanziari

L’anno nero dei bond. In un anno in fumo 16mila miliardi, quanto il Pil dell’Eurozona

La conta dei danni dell’esplosione della bolla sui bond creata da anni di espansionismo delle banche centrali è allarmante. Ma ora ci si interroga se il 4% toccato dai Treasury a 10 anni possa essere il “bottom” del mercato o solo un rimbalzo

di Vito Lops

(KPs Photography - stock.adobe.com)

3' di lettura

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Se c’è ancora qualcuno che immagina il mercato delle obbligazioni come un posto tranquillo, a bassa volatilità, dove parcheggiare la liquidità e metterla al riparo dalle escursioni tipiche del mercato azionario, è bene che riveda la propria idea. Perché la violenta ritirata delle banche centrali dopo anni di espansione monetaria senza freni ha trasformato i bond nella classe di investimento oggi più volatile. Tanto che il 28 settembre il “Move”, l’indice che sintetizza l’andamento della volatilità per i bond, è balzato a 158 punti, gli stessi livelli toccati nel marzo 2020 mentre il Covid stava mettendo Ko i mercati finanziari. Per la cronaca il Vix, l’alterego delle azioni quotate a Wall Street, è a 32 punti, una soglia molto elevata (il semaforo del risk on di solito si accende sotto i 20 punti) ma non certo paragonabile a quella espressa adesso dalle obbligazioni.

BOND, SALVAGENTE SGONFIO

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Come lavora la volatilità

La volatilità lavora in tutti e due sensi. Tanto quando si scende tanto quando si sale. Il 28 settembre è stata una giornata di acquisti per i bond, davvero rara di questi tempi. Un rimbalzo alimentato più da fattori tecnici (estremo ipervenduto) che non al momento da notizie che possano alludere a una marcia indietro delle banche centrali nel loro percorso coordinato di strette monetarie. Talmente tecnico che gli acquisti sono partiti proprio quando il rendimento del Treasury a 10 anni ha toccato il 4%. A quel punto il mercato si è girato e i fondi hanno comprato, a tal punto che il rendimento si è ridimensionato di 25 punti base in una sola seduta (3,75%). Un movimento del genere non può che scaturire da flussi importanti che solo le “mani forti” possono posizionare nei book. Gli acquisti si sono diffusi anche sul mercato europeo con i rendimenti dei Bund tedeschi scivolati dal 2,35% al 2,11% e i pari BTp dal 4,92% al 4,55%. Forte escursione anche sui Gilt britannici passati dal 4,58% al 3,99% dopo l’intervento a sostegno annunciato dalla Bank of England per un importo da 65 miliardi di sterline.

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GRAFICO QUI

Il rimbalzo ha interessato anche i principali listini azionari. Il Dax 40 di Francoforte ha recuperato l’1,28% in un contesto europeo comunque debole (Eurostoxx 50 0,2% e Ftse Mib -0,45%). Più marcati gli acquisti a Wall Street con l’S&P 500 che si è riportato sopra i 3.700 punti bollando per ora il minimo della settimana (leggermente inferiore a quello di giugno) come una figura tecnica di possibile inversione di breve conosciuta dai graficisti come “doppio minimo”. Nulla di ciò sarebbe stato possibile se nel frattempo il dollaro non si fosse preso una pausa dalla eccezionale cavalcata che lo ha portato ad apprezzarsi da inizio anno del 20% su scala globale. Il 28 settembre il biglietto verde - nella misura del paniere aggregato dollar index - è sceso dell’1,3% sotto i 113 punti riportando l’euro da 0,95 oltre 0,97.

Il 2022 anno da ricordare

L’elastico di molte classi di investimento era molto tirato e nell’ultima seduta non si è rotto (nel qual caso sarebbero seguiti ulteriori violenti ribassi) ma ha agito da molla riportando i settori da “appetito al rischio” un po’ più su. A questo punto bisogna capire se trattasi di un rimbalzo isolato e se gli investitori si accontenteranno di fissare il “bottom” del mercato obbligazionario nell’area del 4% per ciò che riguarda i titoli Usa a 10 anni oppure se nelle prossime sedute seguirà un nuovo attacco degli orsi. Nel frattempo quello che sta accadendo, da un punto di vista meramente statistico ha qualcosa di eccezionale. Il 2022 è l’unico anno della storia (come dimostra il grafico in pagina che parte dagli anni ’60) in cui il ribasso del settore obbligazionario è più ampio di quello dell’azionario.

Questa volta è diverso

Di solito i bond fanno da cuscinetto nelle fasi difficili per le Borse ma questa volta è diverso. Una eccezionalità che deriva dal fatto che si viene da più di un decennio di quantitative easing e di espansione monetaria. Operazioni che avevano trasformato quello dei bond non in un mercato normale, ma nello strumento usato dalle banche centrali per immettere liquidità nel sistema. Ora che non è più così, ora che le obbligazioni stanno tornando ad essere una classe di investimento “libera” di esprimersi, i numeri raccontano che si sta passando da un estremo all’altro. Da inizio anno la capitalizzazione globale dei bond si è sgonfiata da 72mila a 56mila miliardi: 16mila miliardi in meno in pochi mesi, quanto il Pil dell’intera Eurozona. La bolla è quindi scoppiata. Resta da capire se siamo sui minimi oppure no.

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