Tecnologia

Intel, trimestre oltre le stime. Boom del titolo nell’after hours

Il fatturato si è attestato a 13,58 miliardi di dollari, con i segmenti data center e intelligenza artificiale a quota 5,1 miliardi di dollari

di Vittorio Carlini

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Le azioni di Intel sono tornate sotto i riflettori a Wall Street. Il motivo? Una trimestrale che ha sorpreso il mercato, rafforzando l’interesse degli investitori. Il titolo ha guadagnato fino al 18% nelle contrattazioni after-hours, arrivando a 79 dollari.

I conti trimestrali

Si tratta di un segnale indubbiamente forte dopo anni difficili. I risultati del primo trimestre hanno mostrato un deciso miglioramento: l’utile per azione rettificato si è attestato a 29 centesimi, ben oltre i 2 centesimi attesi dal consenso e in crescita rispetto ai 13 centesimi dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche i ricavi hanno battuto le stime, raggiungendo 13,6 miliardi di dollari contro attese per 12,4 miliardi (+7% su base annua). Le stesse indicazioni per il secondo trimestre confermano il momento positivo. Intel prevede un aumento dei ricavi a 13,8-14,8 miliardi e un miglioramento del margine lordo.

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I segmenti operativi

Dal punto di vista operativo, il gruppo ha mostrato una tenuta superiore alle attese nel mercato dei personal computer, meno colpito del previsto dalla carenza di memoria che continua a spingere i prezzi. Più dinamico il segmento data center, che ha registrato la crescita del 22%, pur in un contesto altamente competitivo dominato da Nvidia. Resta invece in difficoltà la divisione manifatturiera, che segna una perdita di 2,4 miliardi di dollari, riflettendo i costi della trasformazione industriale in corso.

In questo quadro si inseriscono i nuovi accordi con le aziende di Elon Musk, finalizzati allo sviluppo di un grande polo produttivo in Texas e all’apertura a clienti esterni, passaggio considerato cruciale per sostenere i futuri investimenti. Il trimestre è stato inoltre appesantito da una svalutazione da 4,1 miliardi di dollari legata alla controllata Mobileye, attiva nei chip per il settore automobilistico.

Il difficile passato

Il percorso recente di Intel resta comunque segnato da una lunga fase di difficoltà: negli anni passati il gruppo ha accumulato ritardi tecnologici nella produzione di semiconduttori avanzati, perdendo terreno rispetto a concorrenti come Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc). Un primo tentativo di svolta era stato effettuato nel 2021 con l’arrivo di Pat Gelsinger alla guida dell’azienda. Lo storico manager ha avviato una strategia che include anche l’esternalizzazione di parte della produzione. Tuttavia, il mercato non è rimasto convinto dal progetto e le azioni in Borsa sono continuate a calare.

Tutto fino all’estate scorsa. Il cambio di narrativa si è consolidato con l’arrivo del nuovo amministratore delegato Lip-Bu Tan, che ha puntato su accordi strategici e rafforzamento finanziario. Tra le operazioni più rilevanti figura l’ingresso (9% del capitale) del governo degli Stati Uniti nell’azienda, che segna il legame politico-industriale tra il gruppo e Trump. C’è, poi, la partnership con Nvidia, che entra con una quota del 4,5%. Nelle ultime settimane Intel ha inoltre riacquistato parte di asset produttivi precedentemente ceduti a Apollo Global Management, segnale di una strategia più aggressiva sul fronte industriale.

Multipli senza senso

Detto ciò, gli analisti guardano con attenzione alle valutazioni: il titolo, sottolinea Barron’s, tratta a circa 92 volte gli utili attesi nei prossimi 12 mesi. Un multiplo record per la società e senza senso. Significa infatti che, ipotizzando la redditività attuale confermata nel tempo, ci vorrebbero 92 anni per ripagare il prezzo sborsato per il titolo. Resta, inoltre, aperta la sfida tecnologica, con Intel ancora in ritardo rispetto a Tsmc nei nodi produttivi. Musk ha indicato l’intenzione di volere utilizzare quello 14A nel progetto TeraFab, destinato a servire Tesla e SpaceX (anche se il lancio commerciale non è previsto prima del 2028). Al di là di ciò, però, va rimarcato che il gruppo di Taiwan è già focalizzato sulla tecnologia sotto i 7nm. Vale a dire: più di frontiera.

La sfida

Sia come sia, da inizio anno le azioni di Intel sono aumentate di oltre l’80% di quasi il 48% ad aprile, grazie alla forte domanda da parte degli investitori di Cpu, il tipo di processore su cui Intel punta da decenni e attorno al quale ha costruito il proprio business. Già, il proprio business. Proprio nelle Cpu, tuttavia, la concorrenza rimane elevata. Rivali come Nvidia, Advanced Micro Devices e Arm vogliono anch’essi quel mercato e lanciano nuovi prodotti per conquistare una posizione di vantaggio.

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