Inizia il «Triathlon» dei mercati: ecco perché le Borse temono Fed e Bce
Al via i tre appuntamenti chiave per capire il 2023: inflazione Usa (martedì), Fed (mercoledì) e Bce (giovedì). Ecco quali sono le attese e i rischi
di Morya Longo
3' di lettura
I punti chiave
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Rien ne va plus. Ormai ci siamo. Iniziano i tre giorni che i mercati finanziari aspettano da almeno due settimane: si inizia con il dato sull’inflazione americana (martedì), per arrivare al Consiglio della Federal Reserve e della Bank of Japan (mercoledì) per finire con la Banca centrale europea e la Bank of England (giovedì). Tre giorni che potrebbero cambiare le aspettative sul 2023. Che potrebbero far sperare i mercati, o deluderli profondamente. In attesa di questa sorta di “Triathlon”, anche lunedì (come in tante sedute dei giorni scorsi) le Borse hanno chiuso poco mosse e molto nervose. Piazza Affari è l’unica ad essere riuscita a tenere la testa fuori dall’acqua alla fine (+0,11%), mentre le altre europee hanno chiuso col segno meno: Francoforte -0,45%, Parigi -0,41%, Madrid -0,37% e Londra -0,41%. Leggermente positive in serata le Borse Usa.
Incognita Fed
Il primo grande appuntamento della settimana è quello di mercoledì con la Federal Reserve, anticipato di un giorno dal dato sull’inflazione. Se il costo della vita scenderà ancora un po’ negli Usa come previsto (il mercato si aspetta che cali dal 7,7% al 7,3% su base annua), allora la Fed dovrebbe mantenere le mezze promesse che molti membri del consiglio hanno fatto: alzare i tassi d’interesse mercoledì di ”soli” 50 punti base, portando il limite massimo dei tassi al 4,5%. Dopo averli rialzati a botte di 75 nelle ultime 4 riunioni, già questa è una boccata di ossigeno per i mercati. Ma gli occhi non saranno tanto puntati sul rialzo dei tassi, quanto sulle parole del presidente Jerome Powell e sui cosiddetti “dots”: cioè sulle prospettive dei tassi d’interesse nel 2023.
Le scommesse sui tassi
Due sono gli interrogativi. Il primo è: fin dove la Fed alzerà i tassi? Su questa prima domanda, il mercato tende sempre più ad alzare l’asticella delle aspettative: se qualcuno spera che il 4,5% di mercoledì possa essere già il massimo, ormai tanti analisti sono convinti che la Fed alzerà i tassi di più. Gli esperti di Algebris pensano che arriverà al 5%, quelli di TwentyFour Asset management al 4,75%-5%, mentre gli analisti di Vanguard (che proprio ieri hanno presentato il loro outlook) stimano che possa arrivare al 5% o al 5,25%. La seconda domanda è: per quanto tempo la Fed terrà i tassi così alti? Roger Aliaga-Diaz di Vanguard pensa che possa farlo per tutto il 2023, per sconfiggere l’inflazione che potrebbe tornare al 2% solo nel 2024. Altri - come Matt Beesley, Ceo di Jupiter Am - pensano che l’impatto pesante che questa stretta avrà sull’economia costringerà invece la Fed a fare marcia indietro prima.
Incognita Bce
Il mercato non farà in tempo a digerire la Fed, che giovedì si troverà a fare i conti con la Bce. Anche in Eurozona i tassi dovrebbero salire di 50 punti base (questa è l’attesa), ma anche qui l’incognita è un’altra: in questo caso il «quantitative tightening». La presidentessa Christine Lagarde ha più volte annunciato che nella riunione di dicembre la Bce avrebbe annunciato le modalità con cui intende ridurre la quantità di titoli che ha comprato negli anni passati. È improbabile che inizierà a venderli, ma semplicemente inizierà a non rinnovarne una parte di quelli che scadono. La domanda (che avrà un impatto sul mercato obbligazionario e dei titoli di Stato) è: con che ritmo ridurrà i bond in bilancio? Gli analisti di Algebris si attendono un ritmo di circa 10-20 miliardi di euro al mese, cifra modesta rispetto ai 95 miliardi di dollari decisi dalla Fed. Vedremo se le aspettative saranno confermate dai fatti. Nel frattempo, mercati tesi.


