Market Mover

Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Vito Lops
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Da una parte ci sono i movimenti razionali di mercato. Dall’altra quelli speculativi, guidati dalle emozioni, penzolando tra avidità e paura. Piaccia o non piaccia, i mercati finanziari convivono tutti i giorni con questa doppia anima.
Nella seduta del 31 maggio ha prevalso la componente razionale. Perché i mercati hanno reagito male a due “cattive” notizie macroeconomiche. La prima è arrivata dalla Cina la cui ripartenza post-Covid sembra sempre più in affanno.
Nel mese di maggio l’attività manifatturiera - misurata attraverso l’indice Pmi - è calata per il secondo mese di fila, attestandosi a 48,8 punti contro il 49,2 punti di aprile e confermando la retromarcia sotto i 50 punti (superati a febbraio) che delimitano un livello di espansione dalla contrazione economica.
Una Cina debole, e addirittura alle prese con i rischi deflazione, si sta riversando sui prezzi delle materie prime, in particolare rame e petrolio in decisa contrazione. Con un calo dell’1,3% l’indice Hang Seng è ufficialmente entrato in un terreno Orso dato che dai picchi di fine gennaio ha perso oltre 20 punti percentuali.
Se la Cina è debole gli Stati Uniti, sul fronte del lavoro, continuano a mostrare resilienza. Il 31 maggio sono stati pubblicati i Jolts, ovvero l’apertura di nuove posizioni lavorative nel mese di maggio.