Il paradosso delle Borse: il panico da acquisti dei gestori
Molti investitori istituzionali sono rimasti fuori dal forte rialzo delle big tech. Di conseguenza, per provare a recuperare terreno, stanno correndo ad acquistare opzioni call attraverso la cui leva finanziaria puntano a colmare il gap
di Vito Lops
3' di lettura
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Da una parte ci sono i movimenti razionali di mercato. Dall’altra quelli speculativi, guidati dalle emozioni, penzolando tra avidità e paura. Piaccia o non piaccia, i mercati finanziari convivono tutti i giorni con questa doppia anima.
Nella seduta del 31 maggio ha prevalso la componente razionale. Perché i mercati hanno reagito male a due “cattive” notizie macroeconomiche. La prima è arrivata dalla Cina la cui ripartenza post-Covid sembra sempre più in affanno.
Nel mese di maggio l’attività manifatturiera - misurata attraverso l’indice Pmi - è calata per il secondo mese di fila, attestandosi a 48,8 punti contro il 49,2 punti di aprile e confermando la retromarcia sotto i 50 punti (superati a febbraio) che delimitano un livello di espansione dalla contrazione economica.
Una Cina debole, e addirittura alle prese con i rischi deflazione, si sta riversando sui prezzi delle materie prime, in particolare rame e petrolio in decisa contrazione. Con un calo dell’1,3% l’indice Hang Seng è ufficialmente entrato in un terreno Orso dato che dai picchi di fine gennaio ha perso oltre 20 punti percentuali.
Se la Cina è debole gli Stati Uniti, sul fronte del lavoro, continuano a mostrare resilienza. Il 31 maggio sono stati pubblicati i Jolts, ovvero l’apertura di nuove posizioni lavorative nel mese di maggio.



