Farmaceutici

Gsk supera le attese nel trimestre ma delude il mercato sulle stime

Il titolo del gruppo è arrivato a perdere oltre il 6% a causa dell’andamento debole del business dei farmaci respiratori più maturi

di Mo.D.

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GSK archivia un primo trimestre sopra le attese sul fronte degli utili, ma non convince pienamente il mercato, che continua a interrogarsi sulla qualità della crescita e sulla solidità del portafoglio prodotti. A pesare è in particolare l’andamento del business dei farmaci respiratori più maturi, che ha mostrato segnali di debolezza, lasciando ai segmenti HIV e oncologia il compito di sostenere i risultati complessivi.

Il titolo ha reagito negativamente a Londra, arrivando a perdere oltre il 6%, registrando la flessione più marcata degli ultimi nove mesi. Il movimento ha ridotto il guadagno da inizio anno a circa il 3%, nonostante un quadro di utili superiore alle aspettative. Gli investitori hanno infatti concentrato l’attenzione sulla divisione dei cosiddetti “general medicines”, le cui vendite hanno evidenziato un calo del 9%, anche alla luce di cambiamenti nelle prescrizioni negli Stati Uniti, in particolare nell’ambito dei programmi assicurativi pubblici destinati alla popolazione più anziana.

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La debolezza del gruppo

Il risultato evidenzia una dinamica di fondo che il mercato continua a monitorare: la difficoltà del gruppo nel bilanciare il contributo delle linee più consolidate con quello dei nuovi farmaci a maggiore crescita. In questo contesto, il confronto con AstraZeneca — che ha recentemente riportato risultati superiori alle attese trainati dall’oncologia — mette in luce il percorso ancora in evoluzione di GSK, rientrata solo negli ultimi anni in modo significativo nel segmento dei tumori dopo una lunga fase di disimpegno.

I dati del trimestre

Sul piano dei numeri, l’utile per azione adjusted si è attestato a 46,5 pence nel trimestre, superando i 43,2 pence previsti dal consenso. Tuttavia, secondo diversi analisti, tra cui quelli di Oddo guidati da Martial Descoutures, la sorpresa positiva sarebbe in parte riconducibile a fattori non ricorrenti, inclusi effetti legati a contenziosi legali, sollevando interrogativi sulla sostenibilità della performance.

Tra i punti di forza del trimestre si distingue anche la performance del vaccino Shingrix, che ha registrato vendite record, confermando il ruolo centrale della divisione vaccini nel modello di business del gruppo. Tuttavia, proprio su questo segmento si concentrano alcune delle principali incognite prospettiche. Negli Stati Uniti, le posizioni critiche espresse dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. sui programmi di immunizzazione potrebbero infatti influenzare le raccomandazioni e, di conseguenza, la domanda.

La strategia del nuovo ceo

Al centro della strategia resta il lavoro del nuovo amministratore delegato Luke Miels, chiamato a rilanciare il gruppo e a rafforzare la fiducia degli investitori dopo anni di perplessità sulla capacità di innovazione. Dalla sua nomina, annunciata in sostituzione di Emma Walmsley, il titolo ha registrato un rally di circa il 34%, segnale di aspettative elevate sulle prospettive di cambiamento.

Miels ha indicato come priorità un approccio più agile e una maggiore “audacia scientifica”, con l’obiettivo di compensare, tra l’altro, il venir meno dei ricavi legati alla futura scadenza brevettuale di un importante farmaco anti-HIV. In questa direzione si inserisce la revisione di circa 50 programmi di sviluppo in fase avanzata, finalizzata a identificare le iniziative da accelerare. I risultati di questa analisi saranno comunicati con i conti del secondo trimestre.

Parallelamente, il gruppo sta intervenendo sulla riallocazione delle risorse, con un focus più marcato sulle aree a maggiore potenziale di crescita. «Vogliamo spostare risorse, persone, spesa e capitale dove si concentrano le opportunità», ha sottolineato Miels, delineando una strategia orientata a migliorare l’efficienza e a rendere più incisiva l’esecuzione industriale.

Sul fronte commerciale, il contributo dei farmaci specialistici si conferma determinante. Prodotti come Jemperli, utilizzato nel trattamento del tumore dell’endometrio, e Apretude, impiegato nella prevenzione dell’HIV, sono destinati a sostenere la crescita nel corso dell’anno, con tassi di espansione attesi a doppia cifra.

Le stime per il 2026

Guardando avanti, GSK prevede un’accelerazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, che nel 2026 cresceranno a un ritmo superiore rispetto ai ricavi. Il piano include l’avvio di dieci nuovi studi clinici in fase avanzata, a testimonianza dell’impegno nel rafforzare la pipeline e sostenere la crescita di lungo periodo.

La strategia passa anche attraverso operazioni mirate di crescita esterna. In questa direzione si inserisce l’acquisizione della biotech statunitense RAPT Therapeutics, specializzata in trattamenti per malattie infiammatorie e immunologiche, per un valore di 2,2 miliardi di dollari, oltre a un accordo separato relativo a un farmaco per l’ipertensione polmonare.

Secondo il consenso degli analisti, il gruppo potrebbe affiancare a queste iniziative un programma di efficientamento, volto a sostenere la redditività nel breve termine mentre si rafforza la pipeline. Il quadro che emerge è quello di una fase di transizione, in cui risultati trimestrali solidi non sono sufficienti a dissipare i dubbi sulla qualità della crescita. Il mercato, più che ai numeri del trimestre, guarda alla capacità di GSK di costruire un percorso credibile e sostenibile nel medio-lungo periodo.

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