Energia

Gas, se l’Ucraina sbarra la strada a Gazprom l’unica alternativa è il Gnl

Alla mezzanotte del 31 dicembre scade il contratto di transito e da un giorno all’altro l’Europa rischia di perdere 15 miliardi di metri cubi di forniture che non c’è modo di rimpiazzare se non a costi maggiori, importando (in primo luogo dagli Usa) più gas liquefatto

di Sissi Bellomo

(Reuters)

3' di lettura

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Trump in fin dei conti non ha bisogno di minacciare dazi per spingere l’Europa a comprare più gas dagli Stati Uniti. Se le forniture russe via Ucraina si fermeranno davvero, il Vecchio continente perderà fino a 15 miliardi di metri cubi l’anno di combustibile a prezzi convenienti che sarà impossibile rimpiazzare se non con maggiori importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl). E queste arriveranno in gran parte – come già accade – proprio da Oltreoceano.

È in viaggio verso la Germania la prima nave metaniera salpata dal nuovo terminal Plaquemines Lng, l’ottavo negli Usa, inaugurato di recente da Venture Global. E questa settimana anche Kiev per la prima volta ha comprato un carico di Gnl dagli Usa.

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Gli analisti – pur escludendo il rischio di carenze di combustibile, in particolare per l’Italia, che ha un alto grado di diversificazione delle rotte di rifornimento – non vedono alternative a un maggiore ricorso al gas liquefatto. E questo inevitabilmente comporterà un aggravio dei costi, che potrebbe essere molto accentuato per i Paesi lontani dal mare e dunque privi di rigassificatori.

Come spiega l’Oxford Institute for Energy Studies (Oies), «con la produzione domestica in declino e nessun aumento significativo previsto per le forniture via gasdotto non russe, i due parametri con cui misurare l’impatto economico della cessazione dei transiti (del gas russo in Ucraina, Ndr) saranno la disponibilità di Gnl e il costo per trasportarlo ai Paesi colpiti».

Tariffe per il trasporto aumentate del 40% in tre anni

L’Acer, che riunisce i regolatori europei dei mercati energetici, a ottobre ha denunciato che in tre anni le tariffe per il trasporto transfrontaliero del gas nella Ue sono aumentate di circa il 40% e c’è il rischio che salgano ulteriormente, con il declino della domanda che riduce l’utilizzo dei gasdotti.

Il possibile stop del gas russo via Ucraina e il maggior costo delle alternative sono temi con cui il mercato si confronta da mesi. Ed è in vista di questi scenari che il prezzo del combustibile si avvia a chiudere il 2024 con un rialzo di circa il 45%, vicino ai massimi di quest’anno e alla soglia psicologica di 50 euro per Megawattora: valori molto lontani dai record raggiunti all’apice della crisi energetica (nell’estate 2022 si andò oltre 340 euro), ma più che doppi rispetto a quello che era la norma lo scorso decennio.

La seduta di lunedì 30, caratterizzata da forti oscillazioni, si è chiusa con un rialzo modesto, considerato che il contratto di Gazprom per il transito in Ucraina scadrà alla mezzanotte del 31 dicembre:+0,5% a 47,95 €/MWh al Ttf. Hanno invece toccato il massimo da 4 mesi i permessi europei per le emissioni di CO2 ( con una punta in giornata di 71,82 €/tonnellata): tensioni anch’esse in parte legate alle incertezze sui prossimi giorni.

Le previsioni meteo indicano temperature più rigide della media in molte aree d’Europa, che aumenteranno il fabbisogno di gas, e questo non aiuta visto che le forniture di Gazprom potrebbero quasi dimezzare da un giorno all’altro. È possibile che ci siano ulteriori forti prelievi dalle scorte (che stanno già diminuendo molto più in fretta dell’anno scorso). E non è escluso che servirà bruciare più carbone.

Nessuna alternativa per Gazprom

Gazprom stessa non ha la possibilità di dirottare per intero su altre rotte il gas che oggi esporta via Ucraina: il TurkStream non ha sufficiente capacità e non è realistico immaginare la riattivazione anche solo parziale del Nord Stream verso la Germania o del gasdotto Yamal-Europe che attraversa la Polonia, anche se Putin ha rilanciato anche questa provocazione, constatando il 26 dicembre come il tempo fosse ormai scaduto per nuovi accordi con Kiev.

Salvo una svolta in extremis, il mercato dovrà trovare in tempi rapidi un nuovo equilibrio. E se Mosca non è più il fornitore dominante in Europa, il suo contributo non è ancora del tutto irrilevante. Inoltre dallo scorso anno ha riguadagnato peso.

Gazprom nel 2024 ha inviato alla Ue circa 32 miliardi di metri cubi di gas, stima Reuters, il 13% in più che nel 2023 (anche se circa un sesto rispetto ai livelli record del 2018-19). Inoltre c’è il Gnl: le esportazioni russe sono aumentate del 3% quest’anno e per metà – ossia per circa 16 milioni di tonnellate – hanno raggiunto la Ue.

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