Energia

Gas in rubli, Putin firma il decreto e fa la voce grossa. Ma si potrà continuare a pagare in euro

I contratti per il gas russo restano in vigore e si continuerà a pagare in euro: alla conversione in valuta russa ci penserà Gazprombank. Il Cremlino assume posizioni più morbide all’indomani dei colloqui con il premier italiano e il cancelliere tedesco

di Sissi Bellomo

Aggiornato alle 20,40 del 31 marzo 2022

Un attivista di Greenpeace davanti una petroliera che trasporta greggi russo al largo della Danimarca (Afp)

3' di lettura

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Sul gas la Russia continua a fare la voce grossa, ma la mina dei pagamenti in rubli sembra disinnescata. C’è anzi un tentativo – nei fatti piuttosto che con le parole – di ricucire le relazioni commerciali con i clienti storici di Gazprom, Italia e Germania in primis.

A una settimana dall’annuncio shock del Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto che prescrive le “nuove” regole per pagare a partire da oggi le forniture di gas, ribadendo che se gli acquirenti non si adegueranno per Mosca si tratterà di «insolvenza, con tutte le conseguenze del caso», compresa una chiusura dei rubinetti.

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«Nessuno ci vende nulla gratis e nemmeno noi faremo la carità, quindi i contratti esistenti saranno rescissi», ha minacciato Putin.

In realtà nel decreto russo sembra esserci ben poco di nuovo rispetto ai meccanismi già collaudati. E questo dovrebbe permettere ai clienti europei di continuare a rifornirsi da Gazprom e a Mosca di salvare la faccia.

Il ruolo di Gazprombank

Gli attuali contratti non subiranno modifiche unilaterali – come accusava il G7 – e nemmeno saranno rimessi in discussione. I versamenti potranno ancora essere effettuati in euro o in dollari. E al cambio in valuta russa ci penserà Gazprombank, banca non sottoposta a sanzioni, che già ora riceve la maggior parte dei pagamenti per il gas russo.

«La Russia ha a cuore la sua reputazione negli affari – ha assicurato Putin – Abbiamo sempre rispettato tutti gli obblighi contrattuali e lo faremo anche in futuro, continuando a fornire gas nei volumi e ai prezzi stabiliti dagli accordi di lungo termine in vigore».

I rischi non sono svaniti del tutto. Francia e Germania ad esempio continuano a temere per le forniture. Ma a quanto è dato di sapere è rimasto un unico punto residuo di possibile attrito con Mosca: ai clienti di Gazprom viene chiesto di aprire un secondo conto denominato in rubli, oltre a quello già esistente, presso una banca russa (ammesso che non l’abbiano già fatto).

Nel decreto, riferisce l’agenzia Ria Novosti, si specifica che il versamento avverrà sul conto in valuta straniera ma che il cliente deve autorizzare la banca a vendere euro in cambio di rubli da trasferire sul secondo conto.

Al di là minacce, Mosca sembra aver fatto marcia indietro rispetto a quanto Putin aveva prospettato il 23 marzo, adottando un escamotage degno del Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», come si diceva nel celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Il ripensamento dopo i colloqui con Draghi e Scholz

Ad aver indotto a un ripensamento potrebbero aver contribuito i lunghi colloqui telefonici intrattenuti mercoledì 30 da Putin prima con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e poi con il premier italiano Mario Draghi. La Germania e il nostro Paese sono i maggiori consumatori di gas russo: insieme ne acquistano circa 70 miliardi di metri cubi l’anno, il 40% dell’export di Gazprom.

Berlino e Roma – non solo attraverso il G7 ma anche con prese di posizione autonome – avevano rifiutato di cedere al ricatto: passare al pagamento in rubli avrebbe costretto le compagnie europee a procurarsi valuta russa, violando le sanzioni. Ma l’alternativa sarebbe stata la perdita di forniture di gas ancora indispensabili.

Draghi ora considera cessato l’allarme: gli approvvigionamenti di gas russo «non sono in pericolo», ha dichiarato incontrando la stampa estera. «Penso che in Russia ci sia stato un processo di riflessione che ha portato a comprendere che cosa avrebbe significato pagare in rubli».

La Commissione europea, secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, stava già studiando possibili ritorsioni contro Mosca. Ma Draghi sembra escludere che il dietrofront sia stato indotto da specifiche minacce. «I Paesi occidentali non hanno fatto altro che dire che sarebbe stato inaccettabile, se non impossibile pagare in rubli».

Quanto al “nuovo” meccanismo di pagamento proposto dal Cremlino, il premier italiano riferisce che si è trattato di un tema centrale del colloquio con Putin (e lo stesso aveva detto un portavoce del governo tedesco dopo la telefonata di Scholz).

«La spiegazione di come si fa a mantenere il pagamento in euro o in dollari e soddisfare allo stesso tempo l'indicazione russa per il pagamento in rubli, è stata molto lunga – ha affermato Draghi – Quello che ho capito, ma posso anche sbagliarmi, è che la conversione dal pagamento in euro o in dollari ai rubli è un fatto interno alla Federazione russa. Dopodiché le analisi sono in corso per capire che significa, se le aziende europee possono continuare a pagare come previsto, se questo significa qualcosa per le sanzioni in atto».

Il mercato sembra crederci a metà. Il prezzo del gas rimane molto volatile e dopo un iniziale cedimento è tornato a scambiare intorno a 120 euro per Megawattora al Ttf, in linea coi valori di mercoledì 31.

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