«La Russia ha a cuore la sua reputazione negli affari – ha assicurato Putin – Abbiamo sempre rispettato tutti gli obblighi contrattuali e lo faremo anche in futuro, continuando a fornire gas nei volumi e ai prezzi stabiliti dagli accordi di lungo termine in vigore».
I rischi non sono svaniti del tutto. Francia e Germania ad esempio continuano a temere per le forniture. Ma a quanto è dato di sapere è rimasto un unico punto residuo di possibile attrito con Mosca: ai clienti di Gazprom viene chiesto di aprire un secondo conto denominato in rubli, oltre a quello già esistente, presso una banca russa (ammesso che non l’abbiano già fatto).
Nel decreto, riferisce l’agenzia Ria Novosti, si specifica che il versamento avverrà sul conto in valuta straniera ma che il cliente deve autorizzare la banca a vendere euro in cambio di rubli da trasferire sul secondo conto.
Al di là minacce, Mosca sembra aver fatto marcia indietro rispetto a quanto Putin aveva prospettato il 23 marzo, adottando un escamotage degno del Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», come si diceva nel celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Il ripensamento dopo i colloqui con Draghi e Scholz
Ad aver indotto a un ripensamento potrebbero aver contribuito i lunghi colloqui telefonici intrattenuti mercoledì 30 da Putin prima con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e poi con il premier italiano Mario Draghi. La Germania e il nostro Paese sono i maggiori consumatori di gas russo: insieme ne acquistano circa 70 miliardi di metri cubi l’anno, il 40% dell’export di Gazprom.