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Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
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Gli Stati Uniti ci aiuteranno a diminuire – non a eliminare – la dipendenza dal gas russo. E l'Europa ricambierà con gli interessi, sostenendo gli investimenti delle compagnie d’oltre Oceano con la garanzia di importazioni stabili, sostanziose (e probabilmente costose) per almeno vent’anni.
Funziona così, al di là della retorica, il patto stipulato tra la Casa Bianca e la Commissione europea: un patto necessario ma di certo non sufficiente per recidere il cordone ombelicale che ci lega a Mosca attraverso la forniture di combustibili.
Washington si impegna a fare di tutto, anche «lavorando con partner internazionali», per procurarci fin da quest’anno almeno 15 miliardi di metri cubi di gas «addizionali», ma si tratta di appena il 10% di quanto oggi importiamo dalla Russia. Inoltre non è chiaro se si tratti di volumi supplementari rispetto a quelli attuali (che per il Gnl sono già ai massimi storici), né dove saranno reperiti.
Quanto al futuro gli Usa offrono «circa 50 miliardi di metri cubi l’anno» in più. A patto però che la Commissione Ue rispetti a sua volta l’impegno di «lavorare con gli Stati membri per assicurare domanda stabile di Gnl Usa almeno fino al 2030» e quello di favorire la costruzione di nuovi rigassificatori e gasdotti che permettano la distribuzione delle forniture sul territorio europeo.
Con buona pace della tassonomia verde e degli accesi dibattiti che pochi mesi fa scaldavano gli animi sulla presunta inutilità di ulteriori infrastrutture per i combustibili fossili in Europa.