Start

Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
4' di lettura
4' di lettura
Materie prime troppo care, ma anche troppo instabili, soggette a oscillazioni di prezzo che stanno diventando sempre più forti, frequenti e pericolose. Al punto da preoccupare i regolatori. Banche centrali e autorità di vigilanza sui mercati, pur ripetendo che la situazione rimane sotto controllo, ora cominciano ad evocare la possibilità di rischi sistemici: una sorta di contagio, che potrebbe destabilizzare altri mercati finanziari e travolgere intermediari come banche, broker o società di clearing, oltre che grandi produttori e consumatori di materie prime.
La volatilità sui mercati del petrolio, del gas, dei metalli ha raggiunto livelli estremi, paragonabili a quelli del 2007-2008, quando si stava precipitando nella grande crisi finanziaria globale. E gli operatori, costretti a continue integrazioni dei margini, con depositi ormai esorbitanti di collaterale a garanzia, si stanno allontanando: una fuga che coinvolge sia gli speculatori che i soggetti commerciali e che sta riducendo la liquidità, in un circolo vizioso che rende i mercati ancora più volatili e più rischiosi.
Dinamiche che hanno spinto il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, a suonare l’allarme, invitando ad alzare la guardia di fronte alla possibilità di un «fallimento del mercato».
Una spia rossa l’ha accesa anche lo European Systemic Risk Board, emanazione della Banca centrale europea: nella riunione del 24 marzo, dopo un mese di guerra in Ucraina, ha riscontrato che l’indice di stress sistemico è salito ai massimi dalla primavera 2020, nel pieno della pandemia da Covid.
I mercati finora hanno reagito in modo «ordinato» all’escalation del conflitto e delle sanzioni contro la Russia, riconosce il Board, ma «il rischio di ulteriori brusche correzioni di prezzo rimane serio» e «le oscillazioni estreme su alcuni mercati energetici e delle materie prime potrebbero dare luogo a richieste di integrazione dei margini molto elevate mettendo sotto pressione la liquidità di soggetti attivi sui mercati dei derivati».