Finanziamenti poco accessibili per il 70% delle start up del food
Cariplo Factory: per il 44% delle Pmi la priorità è la chiarezza normativa e il 27% denuncia la diffidenza per le novità in campo alimentare
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Dalle soluzioni per un’agricoltura più efficiente e resiliente ai cambiamenti climatici a quelle per sprecare meno cibo, dallo studio di “superingredienti” al packaging. Le start up e le Pmi innovative sono una risorsa per rispondere alle questioni di fondo che si trova ad affrontare il sistema agroalimentare. Tuttavia spesso queste soluzioni fanno fatica a ottenere sostegno e finanziamento e trovano barriere all’accesso spesso insormontabili per realtà poco strutturate.
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Sono alcuni degli aspetti che emergono dall’indagine “NextGen Food -Il futuro del cibo, il cibo del futuro” di Cariplo Factory – uno dei più importanti hub di innovazione in Italia, focalizzato su digital transformation e circular economy – che raccoglie 118 testimonianze di start up e piccole e medie imprese attive lungo la filiera alimentare italiana, dall’agritech agli alimenti alternativi, dalla trasformazione alla distribuzione.
Nonostante secondo l’Osservatorio di TheFoodCons nel 2025 gli investimenti in innovazione nel settore agroalimentare italiano siano cresciuti (in controtendenza ma dopo due anni di calo) a 250 milioni di euro, il 70% delle realtà sondate da Cariplo Factory lamentano un «scarsa disponibilità di finanziamenti», un ostacolo «che limita la capacità di scalare soluzioni già validate».
Seguono le difficoltà di accesso al mercato della distribuzione e la complessità normativa (40%); per il 27% inoltre persiste una radicata diffidenza dei consumatori verso l’innovazione alimentare, mentre un’azienda su cinque fatica a reperire personale qualificato. Le richieste alle istituzioni sono chiare: regole più certe (44%), più sostegno da investitori privati e finanziamenti pubblici (38% e 35%), infrastrutture tecnologiche accessibili (28%) ed educazione dei consumatori (26%).
«Non richieste di protezione, ma condizioni minime per competere ad armi pari con ecosistemi europei che le hanno già costruite», notano i ricercatori. Del resto i fondi pubblici hanno sostenuto la crescita di una start up solo nel 15% dei casi e a investire nelle aziende del futuro del cibo sono stati acceleratori e incubatori (21% del totale), mentre la cerchia “family & friends” al 19% investe più spesso del venture capital (18%) e business angel (16%); minoritari il private equity (3%) e il corporate venture capital (2,5%).








