Innovazione

Ok alle Tea in agricoltura: ecco tutte le regole stabilite dall’Europa

Rivisti dopo 25 anni (e tre di negoziato) i divieti sugli Ogm: le piante ottenute con le tecniche di evoluzione assistita saranno equiparate a quelle convenzionali

di Alessio Romeo

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Venticinque anni dopo il no agli Ogm l’Europa apre le porte alle nuove biotecnologie agricole. La plenaria del Parlamento europeo ha adottato oggi 17 giugno a Strasburgo in via definitiva il regolamento che autorizza la sperimentazione, l’uso e la vendita (dopo due anni) delle varietà ottenute attraverso le nuove tecniche di evoluzione assistita (Tea o Ngt nell’acronimo inglese di nuove tecniche genomiche) che a differenza dei vecchi Ogm non prevedono l’inserimento di Dna estraneo alla pianta ma accelerano un procedimento naturale e sono frutto delle scoperte sull’editing genomico valso nel 2020 il premio Nobel per la chimica a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Fino a oggi però, in assenza di una normativa specifica erano state assoggettate da una sentenza della Corte Ue ai divieti previsti dalla direttiva sugli Ogm del 2001. Le nuove norme, sottolinea l’Europarlamento, «sono volte a facilitare l’accesso alle nuove piante resistenti al clima e ai parassiti, che offrono rese più elevate e richiedono meno fitofarmaci».

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Il via libera arriva dopo un lungo negoziato (la proposta di regolamento risale al 2023) a conferma della delicatezza del tema e dopo l’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio del dicembre scorso.

Nel frattempo l’Italia ha fatto da apripista autorizzando dallo scorso anno la sperimentazione in campo della Tea. In linea con la seconda lettura della procedura legislativa, il regolamento è stato adottato senza votazione finale, visto che l’Aula ha respinto tutti gli emendamenti presentati al testo dell’accordo con il Consiglio.

La nuova classificazione Ngt 1 e 2

Le nuove norme dell’Ue segnano una svolta verso una regolamentazione delle piante basata sulle loro caratteristiche genetiche finali, piuttosto che sul modo in cui sono state ottenute. Le piante modificate tramite Ngt saranno suddivise in due categorie con obblighi giuridici diversi. La prima categoria (Ngt 1) categoria riguarda le piante sottoposte a un numero e un tipo di modifiche limitati (non oltre 20), ottenibili anche con tecniche di selezione convenzionali. Dopo aver verificato che soddisfano i criteri per ottenere lo status di Ngt di categoria 1, queste piante saranno trattate alla stessa stregua di quelle convenzionali.

Su richiesta del Parlamento, le piante geneticamente modificate per resistere agli erbicidi e produrre sostanze insetticide non possono rientrare nella categoria Ngt 1. Un passaggio che marca ulteriormente la differenza con gli Ogm spesso ottenuti (come nel caso del mais bt) proprio per aumentare la resistenza agli erbicidi e quindi stimolarne il consumo.

La seconda categoria (Ngt 2) riguarda le piante che hanno subito modificazioni genetiche più ampie (oltre 20) o complesse. Queste continueranno a essere regolate dalle norme in materia di Ogm già in vigore e saranno quindi soggette a valutazione del rischio. Inoltre, dovranno ottenere un’autorizzazione prima di poter essere commercializzate nell’Ue. Le norme si applicheranno sia alle piante originarie dell’Europa che a quelle importate. Nei mercati extra-Ue sono già disponibili diversi prodotti ottenuti da piante Ngt, per esempio il frumento a basso contenuto di glutine, le patate resistenti agli agenti patogeni e il mais tollerante alla siccità.

Tracciabilità, etichettatura e «opt out» per gli Stati membri

La piena tracciabilità e l’etichettatura rimarranno obbligatorie per le piante di categoria Ngt 2 e i paesi dell’Ue potranno limitarne o vietarne la coltivazione anche se sono state autorizzate all’interno dell’Unione. Le varietà vegetali derivate da o contenenti una pianta Ngt 1 saranno inserite in una banca dati pubblica dell’Ue e tutti i sacchetti di sementi e il materiale riproduttivo dovranno essere etichettati come “Ngt 1”, in modo da consentire agli agricoltori di compiere una scelta informata.

Per orientare l’uso delle nuove tecniche genomiche verso lo sviluppo di piante dotate di caratteristiche di sostenibilità (come la resistenza ai cambiamenti climatici e ai parassiti), il regolamento prevede l’introduzione dell’obbligo di monitorare l’impatto delle piante Ngt sulla sostenibilità.

Sebbene nella produzione biologica (le associazione del bio sono tra i pochi contrari al via libera alle nuove tecnologie agricole) non saranno ammesse piante ottenute tramite le nuove tecniche genomiche, la presenza tecnicamente inevitabile di piante Ngt di categoria 1 non costituirà una violazione. La Commissione valuterà se il regolamento comporti oneri amministrativi, economici o pratici per gli operatori del settore biologico, anche in relazione alla loro percezione e a quella dei consumatori.

Diritti di proprietà intellettuale e brevetti

Le norme prevedono la possibilità di brevettare le Ngt, ad eccezione dei tratti o delle sequenze presenti in natura o prodotti con mezzi biologici. I deputati hanno inserito tutele per evitare la concentrazione del mercato e garantire prezzi accessibili e un accesso equo agli agricoltori, affinché mantengano il diritto di conservare e reimpiantare le sementi. Il compromesso sui brevetti punta a tutelare contestualmente, attraverso un codice di condotta specifico per le industrie sementiere, l’accesso all’innovazione da parte degli agricoltori e gli investimenti in ricerca che sarebbero stati penalizzati dalla non brevettabilità delle Tea chiesta inizialmente dal Parlamento ma rifiutata dagli Stati membri.

L’approvazione definitiva del regolamento «è una vittoria storica per gli agricoltori e per il futuro dell’Europa — ha detto la relatrice Jessica Polfjard, svedese del Ppe —. Approvando l’uso delle Ngt abbiamo scelto l’innovazione, la competitività e la sicurezza alimentare. Gli agricoltori europei chiedono da tempo di poter accedere a questi moderni strumenti di selezione per poter sviluppare colture più resilienti e meno dipendenti dai fitofarmaci. Nel mettere a disposizione queste tecnologie di selezione genetica sicure e basate su dati scientifici, il Parlamento va incontro alle esigenze degli agricoltori europei, tutela la nostra sicurezza alimentare e aiuta a costruire un’Europa più competitiva e innovativa».

Organizzazioni agricole soddisfatte

«Si tratta di una decisione che guarda al futuro dell’agricoltura — ha rimarcato il presidente della Cia, Cristiano Fini —. Le nuove tecniche genomiche rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la capacità delle imprese agricole di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e delle fitopatie, che già oggi determinano variazioni delle rese comprese tra il 20% e il 49%. Grazie all’innovazione varietale sarà possibile sviluppare piante resistenti, meno idroesigenti e più capaci di adattarsi, coniugando produttività e sostenibilità».

Secondo la Cia, l’approvazione del regolamento consente inoltre all’Europa di recuperare il ritardo accumulato rispetto ad altri grandi Paesi produttori, dove tali tecniche sono già utilizzate da tempo, rafforzando la competitività del settore agroalimentare e offrendo ai produttori nuovi strumenti per la difesa delle colture.

Il via libera dell’Europarlamento per la Coldiretti rappresenta una svolta epocale per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea per non privare le aziende agricole di un’opportunità decisiva per combattere i cambiamenti climatici e ridurre l’uso di input chimici. «L’obiettivo è ora quello di mettere le Tea rapidamente a disposizione delle imprese per continuare a produrre qualità, salvaguardando al tempo stesso territorio, reddito agricolo e competitività. Le nuove tecniche genomiche non hanno nulla a che fare con i vecchi Ogm transgenici – ha ricordato l’organizzazione -, ma permettono di riprodurre in modo mirato i meccanismi della selezione naturale per rispondere alle crescenti sfide ambientali e produttive, Non si tratta di nuove specie, ma di un’evoluzione delle varietà esistenti, in grado di sviluppare una maggiore resistenza allo stress idrico e alle principali fitopatie, come l’oidio, con benefici anche sul fronte della riduzione degli agrofarmaci».

Un esempio è l’esperienza della prima vite di Sangiovese coltivata attraverso le nuove tecniche genomiche, grazie a un progetto di ricerca innovativo portato avanti da Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana insieme al Crea e all’Università di Udine, con il coinvolgimento del Consorzio Agrario del Tirreno. La prima pianta è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027.

Per Confagricoltura il voto dell’Europarlamento «segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea», anche se l’opt-out per gli Stati membri sulle Ngt 2 rischia di frammentare il mercato interno e di limitare l’accesso uniforme all’innovazione all’interno dell’Unione europea. Di particolare rilevanza, infine, secondo il presidente della Copagri, Tommaso Battista, sono gli sviluppi della questione dei brevetti e della proprietà intellettuale, tema sul quale «il testo prevede espressamente l’adozione entro 18 mesi di un codice di condotta Ue sui brevetti, tramite cui assicurare che i semi vengano resi accessibili agli agricoltori e che la Commissione possa intervenire rapidamente in caso di barriere all’utilizzo dei brevetti».

«Si tratta di una pietra miliare per il miglioramento genetico vegetale e per la competitività dell’agricoltura europea — ha dichiarato infine Giuseppe Carli, presidente di Assosementi —. Per le imprese sementiere la disponibilità di regole chiare e fondate su basi scientifiche è una condizione essenziale per continuare a investire in ricerca e innovazione. Con questa decisione — ha aggiunto — l’Europa può tornare a competere alla pari con le altre grandi aree agricole del mondo».

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