Agroindustria

Nuove biotecnologie, il voto del Parlamento europeo sulle Tea che potrebbe rivoluzionare l’agricoltura

Il sì dovrebbe essere scontato grazie all’ampio accordo tra politica, addetti ai lavori e associazioni agricole, ma rimane anche chi sostiene che le nuove tecniche non siano poi così differenti dagli Ogm (vietati in Europa)

di Alessio Romeo

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L’Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo oggi 17 giugno si appresta a dare il via libera definitivo all’uso delle nuove biotecnologie agricole, colmando così un vuoto normativo di oltre vent’anni ma non (almeno non del tutto) le divisioni all’interno della filiera agricola. La riforma che aggiorna i divieti risalenti al 2001 sugli Ogm “di vecchia generazione” regola la sperimentazione, l’uso e la commercializzazione delle nuove tecniche di evoluzione assistita (Tea o Ngt nell’acronimo inglese di nuove tecniche genomiche) che si distinguono dagli Ogm per l’assenza di inserimento di Dna estraneo alla pianta modificata, grazie a una tecnologia che è valsa un premio Nobel per la chimica assegnato nel 2020 a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Deudna.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Politica, mondo della ricerca e soprattutto associazioni agricole sono favorevoli all’innovazione che in Italia, grazie a una normativa che ha fatto da apripista, già vede ricerca pubblica (Crea) e Università al lavoro sulle prime varietà di vite e cereali resistenti agli stress climatici. Un passaggio considerato fondamentale per preservare la produttività dell’agricoltura e adattare la colture alla crisi climatica in atto. Tra i contrari restano invece, oltre a un certo ambientalismo “di maniera” nordeuropeo, le associazioni del biologico.

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I contenuti della riforma

La riforma distingue sostanzialmente le nuove tecniche in due categorie. La prima (Ngt 1) fino a 20 modifiche genetiche, sarà equiparata con alcune accortezza alle piante tradizionali mentre oltre tale limite (Ngt 2) continueranno ad applicarsi i vincoli previsti per gli Ogm tradizionali.

La Coldiretti, che più di vent’anni fa ha fatto della battaglia contro gli Ogm una bandiera, è favorevole alla riforma (come le altre associazioni agricole). «Non ha senso che qualcuno ancora di accanisca ad assimilare le tea agli Ogm tradizionali, che sono ottenuti inserendo geni di altre specie anche molto distanti - sottolinea il responsabile mercati e politiche internazionali dell’organizzazione, Luigi Scordamaglia -. Le Tea sono semplicemente un’accelerazione del patrimonio genetico della specie senza commistioni, con interventi mirati che inducono mutazioni positive che avverrebbero naturalmente all’interno della pianta, per conferire maggiore resistenza alla siccità e all’aumento delle temperature. Coldiretti ha fatto da capofila al fronte contro gli Ogm, ma qui non c’è nessuna forzatura, anzi si tutela la biodiversità».

Basti pensare, ricorda Scordamaglia, al mais transgenico «ottenuto con un gene prelevato dal terreno per favorire la resistenza agli erbicidi e quindi stimolare il ricorso a questi prodotti. Ecco, il nuovo regolamento prevede che le Tea non potranno essere utilizzate per ottenere varietà resistenti agli erbicidi. Inoltre dovranno rispettare rigidi criteri di sostenibilità, diciamo che si è imparato dagli errori fatti in passato. È come usare un bisturi invece dell’accetta».

Compromesso sui brevetti

Altro nodo chiave è il compromesso raggiunto sui brevetti: tra l’assenza totale di brevettabilità (chiesta dal Parlamento e respinta dal Consiglio) e l’esclusiva, per non frenare la ricerca, nel testo finale sono state introdotte salvaguardie importanti per gli agricoltori che prevedono un rigido codice di condotta per le imprese sementiere per garantire l’accessibilità dei brevetti agli agricoltori, con la previsione di verifiche periodiche da parte della Commissione europea sul funzionamento del sistema.

«Non si è ottenuto il divieto totale - spiega Scordamaglia - ma garanzie contro i rischi di abuso che non limitano l’innovazione, tutelando sia l’industria sementiera che gli agricoltori. Altrimenti altri paesi avrebbero potuto sfruttare queste innovazioni senza condizioni e in assenza di reciprocità. Fondamentale è anche il ruolo della ricerca pubblica: è un’ulteriore garanzia con gli stanziamenti già effettuati e i risultati già ottenuti dal Crea e dalle Università pubbliche, come nel caso del Sangiovese resistente a siccità e malattie in Toscana e i progetti su riso e altri cereali sviluppati con la Società italiana di genetica agraria. Ricordiamo poi - conclude - che si parte subito con la sperimentazione e l’uso ma per la vendita serviranno due anni, quindi perdere ulteriore tempo non ha senso».

Contrari i produttori biologici

Di tutt’altro avviso FederBio, l’associazione dei produttori biologici secondo il testo attualmente in discussione rappresenta una pericolosa deregolamentazione degli organismi geneticamente modificati ottenuti mediante le nuove tecniche genomiche, «eliminando strumenti essenziali di tutela quali la valutazione del rischio, la tracciabilità, i metodi di rilevamento, l’etichettatura dei prodotti e le norme sulla responsabilità in caso di contaminazione».

Per la presidente dell’associazione, Maria Grazia Mammuccini, «si tratta di una scelta che mette in pericolo il diritto degli agricoltori e dei cittadini europei a produrre e consumare alimenti liberi da Ogm, vecchi e nuovi, compromettendo la trasparenza del mercato e la libertà di scelta dei consumatori».

Equiparare la maggior parte delle varietà ottenute tramite Tea alle piante convenzionali «senza prevedere norme chiare ed efficaci per la separazione delle filiere - denuncia l’associazione - rischia di rendere impossibile per gli agricoltori biologici garantire l’assenza di nuovi Ogm nei propri processi produttivi, mettendo in discussione uno dei principi fondanti del biologico e causando danni economici, agricoli e ambientali potenzialmente irreversibili».

Una strada tracciata

Difficile, a tre anni dalla presentazione della proposta di regolamento da parte della Commissione europea e dopo un lungo e difficile negoziato, che possano esserci ripensamenti.
La riforma, dice il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, «è un passo in avanti cruciale per sostenere l’innovazione, la ricerca e la competitività della nostra agricoltura. L’Italia ha fatto da apripista in Europa perché i nostri agricoltori potessero contare su varietà più resistenti alle fitopatie, meno idroesigenti e rendere più stabili i nostri raccolti. Con questo via libera, la ricerca sulle Tea e le sue applicazioni dirette stanno per diventare realtà. Ciò vorrà dire in un futuro ormai non così lontano più cibo di qualità per i cittadini ad un minor costo di produzione per i nostri agricoltori. Quando abbiamo detto di voler mettere al centro della politica nazionale e internazionale l’agricoltura intendevamo proprio questo, dare prospettiva di un futuro più florido al settore primario e garantire la sovranità alimentare».

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