
25 maggio 2025
Concluso il Festival dell’economia. Il Nobel Heckman: strategia di Trump sui dazi è senza logica
A Trento il presidente di Confindustria intervistato dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini: «O cambiamo passo su alcune tipologie di atteggiamenti oppure rischiamo di deindustrializzare l’Europa»
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25 maggio 2025Aggiornamento fissato
Orsini: «Dazi, l’Europa cambi passo o rischia di essere stritolata»
Il titolo del Festival dell’Economia di Trento, “Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio”, “è quanto mai azzeccato. Io sono un europeista convinto, ma l’Europa deve cambiare perché se non cambia passo, in un momento in cui ci si trova in un conflitto economico, l’Europa rischia di essere stritolata”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervistato in chiusura del Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento e con il contributo del Comune di Trento e dell’Università di Trento. “In un contesto in cui tutti si muovono rapidamente, dobbiamo cambiare più passo, essere più rapidi nel prendere decisioni. L’ultima Commissione ha preso atto degli errori fatti in passato, in particolare il non mettere al centro l’industia, cosa che crea una forte difficoltà competitiva”, ha detto Orsini, spiegando che “se non si cambia passo si rischia di perdere imprese centrali per il Paese”.
L’Ue ha preso atto «degli errori fatti» ma ancora non ha trovato la «cura», che serve in maniera urgente, ha detto il presidente di Confindustria, intervistato dal direttore del Sole 24 ore Fabio Tamburini, in chiusura del Festival dell’economia di Trento. «Ci sono alcuni documenti che stanno uscendo dove si prende atto del fatto che alcuni errori sono stati fatti. C’è la presa d’atto ma la verità è che a noi serve la cura velocissimamente e che purtroppo oggi l’Europa nel costruire le risposte per l’industria non è così veloce», ha detto Orsini, sottolineando che ci sono settori «come la siderurgia, come il vetro, come la carta che sono penalizzati dalla norma nel confronto con altri paesi», mentre «io credo che la tecnologia non la puoi cambiare con l’imposizione di una norma. Le tecnologie si cambiano perché sono più fruibili e perché comunque le tecnologie hanno sostituito quelle precedenti». Quindi, ha continuato Orsini, «o cambiamo passo su alcune tipologie di atteggiamenti oppure rischiamo di deindustrializzare l’Europa, ma quando si intende di deindustrializzare l’Europa abbiamo un tema perché parliamo di persone che vengono a lavorare, del Pil, di mantenere il nostro stato sociale e a noi quello che preme è ovviamente anche mantenere il lavoro perché è quello che è fondamentale per noi».
«Noi abbiamo aziende come Fincantieri che hanno dieci anni di ordini, con i problemi che oggi abbiamo serve dare una protezione se vogliamo veramente industrializzare questo Paese, se vogliamo mantenere l’industria al centro di questo Paese», altrimenti «saremmo costretti a comprare acciaio dalla Cina e dall’India con aziende che hanno dieci anni di progetti di vendita» ha spiegato il presidente di Confindustria.
“Adesso cerchiamo di avere calma. Abbiamo bruciato 143 miliardi per la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti” sui dazi al 50% dal 1 giugno” ha fatto notare Orsini, aggiungendo come “la parola chiave generata dalla guerra dei dazi è ’incertezza’. I nostri imprenditori se hanno un investimento aspettano per capire che succede”. Per cui, ha detto ancora, “mi auguro che il braccio di ferro si chiuda in una stretta di mano”.
Quanto agli esecutivi, “a noi ci servono governi stabili perché si può fare una programmazione di lungo termine” ha detto il presidente di Confindustria. “Se non hai governi stabili - ha aggiunto - ti devi rivolgere sempre a qualcuno che cambia. Tutti devono fare i compiti a casa, abbiamo saputo rispondere bene dopo il covid ma ora con la produzione industriale ferma abbiamo bisogno di cambiare passo”. Servono misure di sostegno “per fare gli investimenti”.
“Il nostro legame con la Germania è forte. L’arrivo di Merz che ha aperto al debito ci consentirà di poter creare con la Germania una forte interconnessione” ha sottolineato Orsini, nel corso dell’evento conclusivo del Festival dell’Economia di Trento. “Se va male la Germania - ha aggiunto - noi non siamo felici, abbiamo bisogno che tutti i Paesi europei vadano bene”.
“All’Ilva bisogna dare una protezione sennò saremo costretti a comprare l’acciaio dall’estero” ha aggiunto Orsini. «Noi oggi abbiamo quasi 4,3 milioni di imprese, di queste solo 250mila hanno più di 9 dipendenti e noi ne rappresentiamo 150mila. Abbiamo una necessità oggi, che se vogliamo incrementare la produttività abbiamo bisogno di aggregazione, mettere insieme le imprese per essere più produttive» ha proseguito Orsini.
«Augurandomi che gli Stati Uniti possano rimanere un mercato, il secondo nostro mercato, è ovvio che noi dobbiamo correre ai ripari su altri mercati e soprattutto quei mercati in cui abbiamo anche dei nostri del passato che sono andati in quei paesi» ha detto il presidente di Confindustria. «Noi con il Canada abbiamo fatto un accordo bellissimo e poi il Mercosur per noi è una potenzialità enorme, quindi l’India è un altro mercato da potenziare, gli Emirati e comunque l’Arabia Saudita sono mercati da potenziare perché i nostri prodotti sono accolti molto positivamente», ha aggiunto Orsini.
Il segretario della Cgil Maurizio “Landini mi dice non ci troviamo mai per parlare di cose serie”. Ma a parte il fatto che i tre sindacati confederali rispondono alle lettere a ritmi alterni, “se io devo fare incontri, vorrei fare un incontro dove loro tre si trovano insieme, noi ci troviamo insieme per parlare di cose serie”. Ad esempio sui temi degli incidenti sul lavoro, in cui l’unico modo è fare prevenzione” ha affermato Orsini.
“Credo che per i giovani le priorità sono merito, speranza e salari” ha detto il presidente di Confindustria. “Noi - ha aggiunto - rappresentiamo 5,3 milioni di persone del totale di coloro che percepiscono un salario. Credo che noi dobbiamo guardare anche alla produttività. Con l’intelligenza artificiale cambia tutto. Quindi o ci sediamo ad un tavolo e capiamo che le contrattazioni del futuro non saranno più le stesse oppure stiamo perdendo tempo”.
La situazione demografica in Italia è “agghiacciante. A noi mancano 100mila persone. Dobbiamo saper attrarre gente formata da altri Paesi a venire in Italia” ha detto Orsini, spiegando come “il tema dell’invecchiamento della popolazione per noi è importantissimo”.
“Da una parte è cambiata la narrativa sul nucleare e sono molto felice perché io credo che basta guardare i paesi attorno a noi, quelli stanno spendendo meno è per un motivo, perché hanno un’energia continua, perché all’industria serve un’energia continua e non vuol dire che non dobbiamo costruire e incrementare le rinnovabili, anzi, noi dobbiamo costruire un mix energetico che garantisce la sicurezza nazionale del Paese» ha detto il presidente di Confindustria.
25 maggio 2025
Si è conclusa la XX edizione del Festival dell’economia di Trento
Si è conclusa oggi pomeriggio, dopo quattro intensi giorni di eventi, la XX edizione del Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 ORE e da Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, con il contributo del Comune e dell’Università di Trento.
È stata un’edizione speciale, che ha voluto celebrare i 20 anni di vita del Festival e i 160 anni del Sole 24 Ore. Una straordinaria occasione di riflessione e confronto sul tema: “Rischi e scelte fatali. L’Europa al bivio”. Sono stati oltre 300 gli appuntamenti che hanno animato le iniziative del Festival, del Fuori Festival, dell’Economie dei Territori e degli Incontri con l’Autore. 650 gli ospiti nazionali e internazionali, tra questi 100 dal mondo accademico nazionale ed internazionale, 45 economisti, 6 Premi Nobel, 66 rappresentanti delle istituzioni, 17 Ministri del Governo e 61 esponenti della business community economica e finanziaria. Un tema di stringente attualità, scelto dall’Advisory Board della manifestazione, presieduto dal direttore del Sole 24 Ore e presidente del Comitato Scientifico Fabio Tamburini e composto da Elena Beccalli, Marco Fortis, Paolo Magri, Emma Marcegaglia, Giulio Sapelli, Giulio Tremonti. Un palinsesto di grande spessore che ha attirato l’interesse di 52 Business Partner e 7 Media Partner (Il Sole 24 Ore, Radio 24, Radiocor, De Telegraaf, ElEconomista.es, Financial Times, Sky Tg24). 368 i giornalisti accreditati.
“Valuteremo con attenzione nei prossimi giorni, con il Gruppo 24 ORE e Trentino Marketing – ha detto il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti – i dati di questa XX edizione, ma mi sembra evidente che il Festival dell’Economia di Trento conferma la sua capacità di stimolare un confronto di altissimo livello, considerata la valenza dei relatori, sui temi internazionali più scottanti e cruciali per il futuro del mondo. Un evento pluralista, dove spesso si confrontano idee e proposte differenti per cercare di trovare soluzioni concrete alla complessità dei problemi che dovremo affrontare. Per Trento e il Trentino è indubbiamente motivo di orgoglio poter ospitare questo Festival che richiama un pubblico eterogeno, composto anche da molti giovani. Un ringraziamento va a quanti in questi giorni hanno lavorato, con grande passione, competenza e professionalità per realizzare il Festival”.
“Questa edizione è stata un grande festival. Sono state giornate formidabili, non solo per il Gruppo 24 ORE, ma per Trento e per i trentini e penso di poter dire che in questi quattro giorni abbiamo fatto anche un po’ l’agenda del Paese”, ha sottolineato il direttore del Sole 24 Ore, Radiocor e Radio 24 e Presidente del Comitato Scientifico del Festival, Fabio Tamburini, aggiungendo: “In questi giorni abbiamo portato contributi di altissimo livello nel dibattito sul futuro dell’Europa, tanto che possiamo dire che il nuovo slogan del Festival dell’economia è: Trento e i trentini caput mundi”.
La presidente del Gruppo 24 ORE Maria Carmela Colaiacovo ha dichiarato: “Per me è la prima edizione del Festival in qualità di Presidente del Gruppo 24 ORE e mi ha fatto particolarmente piacere toccare con mano la capacità del Gruppo 24 ORE, in sinergia con il Sistema Trentino, di contribuire al dibattito economico e sociale del nostro Paese. Una capacità che fonda le sue radici nella storia del nostro giornale, che ha scelto di festeggiare proprio qui a Trento i suoi 160 anni. Una scelta precisa perché il Festival rappresenta perfettamente la nostra visione di un’informazione che non si limita a raccontare e informare, ma che crea occasioni di confronto, di dialogo e di crescita collettiva. Ciò che facciamo a Trento è creare valore per il Paese e contribuire alla crescita di una cultura economica diffusa e consapevole.”
“Il futuro del Festival è di diventare ancora più importante, di ampliare ancora di più il respiro internazionale, probabilmente di estendere la sua durata visto i tanti argomenti affrontati” ha dichiarato Federico Silvestri, amministratore delegato del Gruppo 24 ORE che ha poi sottolineato la “grande soddisfazione per il lavoro fatto con le istituzioni trentine, con tutto il Gruppo 24 ORE e anche per il coinvolgimento della cittadinanza, dei turisti che sono venuti e soprattutto dei ragazzi a cui questo anno abbiamo dato un incarico di responsabilità: li abbiamo invitati a partecipare attivamente al Festival proponendo argomenti e temi di loro interesse. Sono stati quindi protagonisti di diversi panel che hanno trattato argomenti anche complessi e devo dire che la risposta è stata davvero significativa”. Per Silvestri la larga partecipazione al Festival è dettata dal fatto che “la gente ha bisogno di capire, direi che anche i nostri ospiti - importanti opinion leader - non solo vengono qui a portare la loro esperienza, ma si confrontano tra loro e non lo fanno solo pubblicamente nei dibattiti, ma anche per la strada e nei diversi luoghi d’incontro che la città di Trento offre e, dunque, si discute in maniera intensa per capire dove sta andando il mondo”.
“È stata un’edizione – ha detto Maurizio Rossini amministratore delegato di Trentino Marketing – in cui 650 relatori nazionali e internazionali hanno potuto dialogare con una platea numerosa che ha affollato le piazze e le sale del festival. Un’opportunità per tutta la comunità trentina e tanti visitatori provenienti da fuori provincia per condividere punti di vista diversi, idee e visioni che caratterizzano queste giornate di dibattito e approfondimento. La grande partecipazione che abbiamo riscontrato anche quest’anno credo sia un aspetto da sottolineare: negli oltre 300 appuntamenti che hanno preso il via dal giovedì mattina, abbiamo registrato un grande afflusso eterogeneo di pubblico, dalle famiglie agli esperti di settore, dai giovanissimi agli studenti - oltre 1200 quelli delle scuole superiori -, testimonianza di un vero e proprio “popolo del festival” che cresce edizione dopo edizione, che si appassiona e approfondisce. Grazie a tutte le persone, alle Istituzioni e alle forze dell’ordine che con professionalità e passione - ha concluso Rossini - hanno dato un contributo determinante al successo di questa ventesima edizione.
La vicesindaca di Trento, Elisabetta Bozzarelli, ha evidenziato il successo del Festival, con i tanti sold out nelle sale e con una città viva e vivace, con tutti i suoi palazzi più belli aperti. La formula del Festival funziona perchè è capace di mettere insieme i premi Nobel con i comici, i politici con i giornalisti, gli studenti e gli economisti e penso che questa pluralità sia molto positiva per la città. Progettare il presente o provare ad alzare lo sguardo oltre il nostro quotidiano? Questo il tema a mio avviso decisivo per il nostro futuro. Abitare il pianeta con meno arroganza, meno superficialità e provare a immaginare un nuovo equilibrio, una nuova equità generazionale, ambientale e geografica. Trento ha scelto questa strada. Auguro al Festival di continuare anche negli anni a venire ad essere luogo di scambio, luogo di tanti punti di vista e di ricchezza del principio critico.
Il rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian, ha evidenziato come il Festival sia frutto di un lavoro corale. “Non so se sono arrivate le risposte ai quesiti posti dal Festival, ma sicuramente sono arrivate tante domande. E porsi le domande giuste è molto importante. La competenza non si esplica solo nelle risposte, ma anche nel porsi le domande giuste e questa è una delle caratteristiche del Festival e spero che sarà così anche nelle prossime edizioni. Dobbiamo continuare ad interrogarci.
25 maggio 2025
Colaiacovo: Gruppo 24 Ore crede molto in questa manifestazione
«Il Sole 24 Ore crede molto in questo Festival, tanto che ha deciso di festeggiare qui i suoi 160 anni». Lo ha detto
Maria Carmela Colaiacovo, presidente del Gruppo 24 Ore, in chiusura del Festival dell’economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing, sottolineando il lavoro fatto dalla «grande macchina organizzativa». La presidente ha ringraziato «in modo particolare il direttore Tamburini e Federico Silvestri (Ad del gruppo)», sottolineando che è stata data «dimostrazione» della capacità «di poter organizzare una manifestazione corale», aggiungendo che «il successo si ha soltanto quando si lavora così». Inoltre, Colaiacovo ha indicato che va ricordato «il grande contributo che questo Festival ha dato e darà e sta dando all’educazione economica e finanziaria di questo Paese, perché è veramente un contributo molto importante che non va sottovalutato: trovare tanti giovani, tante persone che possono in maniera molto leggera venire, fare domande, approcciare, avere stimoli, crescere e questo è veramente la parte più importante del Festival».

Un momento della cerimonia conclusiva del Festival dell’economia di Trento 2025
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25 maggio 2025
Fugatti: il Festival di Trento continua a crescere, edizione importante
«Questo è stato un Festival importante. Quando all’inizio abbiamo parlato di una Davos popolare, che vuol dire riuscire a parlare delle grandi tematiche scientifiche, riuscendo a trasmetterle alla popolazione comune, questo penso sia avvenuto. Credo sia un passaggio culturale per il Festival». Lo ha detto il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, tracciando un bilancio del Festival dell’economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento e con il contributo del Comune di Trento e dell’Università di Trento. «Noi siamo qui a fare informazione, non solo per chi conosce le regole economiche, quindi chi se ne occupa, ma per riuscire a trasmettere questi messaggi alla cittadinanza e devo dire che ho visto anche molta partecipazione, ho visto anche che la gente chiedeva informazioni, faceva domande e quindi questo fa parte di quel tentativo di portare alla base la volontà di trasmettere le informazioni legate all’economia», ha aggiunto Fugatti, concludendo che «è un Festival che continua a crescere. Voglio fare complimenti a tutta l’organizzazione, in primis al direttore Tamburini, al Sole 24 Ore, alla nostra macchina organizzativa e quindi a Trentino Marketing, l’Ufficio Stampa, tutti coloro che hanno lavorato e un ringraziamento alle Forze dell’Ordine perché avere qui una decina ministri in tre giorni vuol dire essere in grado di gestire il territorio quindi Polizia Locale e Forze dell’Ordine».
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25 maggio 2025
Silvestri: il Festival di Trento diventerà ancora più grande e importante
«Il futuro del Festival è di diventare ancora più importante, di ampliare il respiro internazionale che pure esiste, probabilmente di estendere un po’ la sua durata perché abbiamo visto che mettendo tanti argomenti così interessanti forse un giorno in più dovremmo considerarlo». Lo ha dichiarato
Federico Silvestri, amministratore delegato del Gruppo 24 Ore, facendo il punto sul Festival dell’economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento e con il contributo del Comune di Trento e dell’Università di Trento nel suo ultimo giorno della XX edizione. «Porto a casa una grande soddisfazione di aver realizzato un anno di lavoro, il lavoro fatto con le istituzioni trentine, con tutto il Gruppo 24 ore, e anche devo dire il coinvolgimento della cittadinanza, dei turisti che sono venuti e soprattutto dei ragazzi a cui abbiamo dato un incarico di responsabilità, chiedendo loro di partecipare attivamente al Festival, proponendo argomenti e anche in alcuni casi sviluppandoli; quindi alcuni dei ragazzi sono stati protagonisti di panel che hanno trattato argomenti anche complessi e devo dire che la risposta è stata davvero significativa». Per Silvestri, la larga partecipazione al Festival è dettata dal fatto che «la gente ha bisogno di capire, direi che anche i nostri ospiti - importanti opinion leader - non solo vengono qui a portare la loro esperienza ma si confrontano tra loro, questo è un aspetto molto interessante Lo abbiamo visto pubblicamente nei dibattiti ma chi è stato qui a Trento lo ha visto anche in tante location, per la strada, e dunque si discute in maniera intensa per capire dove sta andando il mondo».
25 maggio 2025
Si chiude il Festival dell’economia, Tamburini: «Formidabile»
“Porto a casa una straordinaria soddisfazione perché ancora una volta questa edizione è stato un grande Festival, con giornate formidabili, non solo per il Gruppo Sole 24 Ore, ma per Trento, per i trentini e penso di poter dire che abbiamo fatto anche un po’ l’agenda del Paese in questa settimana. Abbiamo cominciato a farlo perché i festeggiamenti dureranno fino alla fine dell’anno e saranno festeggiamenti lunghi, importanti, perché 160 anni non passano in un colpo d’ala”. Lo ha detto Fabio Tamburini, direttore Il Sole 24 Ore, Radio 24 e Radiocor, e presidente del Comitato scientifico del Festival dell’economia di Trento, che oggi si conclude con la cerimonia al Teatro Sociale. “Quando all’inizio abbiamo parlato di una Davos popolare, che vuol dire riuscire a parlare delle grandi tematiche e riuscire a trasmetterle alla popolazione comune, questo penso sia avvenuto. È anche, io credo, un passaggio culturale per il Festival”, ha commentato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. Un Festival “critico e ci piace proprio pensare che su questa strada si possa proseguire anche nei prossimi anni. L’edizione secondo me è stata davvero bella. Per certe aspetti anche sorprendente. La partecipazione è stata incredibile, già da giovani di mattina, la gente ha proprio voglia di venire, c’è un popolo del festival molto affezionato”, ha detto l’ad di Trentino Marketing, Maurizio Rossini. “Porto a casa una grande soddisfazione, veder realizzato un anno di lavoro fatto con le istituzioni trentine con tutto il Gruppo 24 ore e anche devo dire il coinvolgimento della cittadinanza dei turisti che sono venuti, soprattutto dei ragazzi, a cui abbiamo dato un incarico di responsabilità, abbiamo chiesto di partecipare attivamente, proponendo argomenti e anche in alcuni casi sviluppandoli”, ha detto l’ad del Gruppo 24 Ore, Federico Silvestri.
25 maggio 2025
Nobel Heckman: vitalità Italia reale, problema è fuga di talenti
“La vitalità dell’economia italiana è reale, è stato detto in molte conversazioni anche qui a Trento”. Lo ha detto James Heckman, Premio Nobel per l’economia nel 2000 e direttore del Center for the Economics of Human Development dell’Università di Chicago, a margine di uno dei panel del Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento e con il contributo del Comune di Trento e dell’Università di Trento. “Gli italiani sono leader in molti campi, nella moda, nell’industria, nella tecnologia. Pensate per esempio a Fiat, oggi Stellantis, che anni fa ha comprato Chrysler: Sergio Marchionne, un italiano, ha avuto idee brillanti e ha reso Chrysler molto più produttiva”, ha detto Heckman, spiegando che “gli italiani sono persone intelligenti, brillanti”. Tuttavia quello che manca all’Italia è la capacità di trattenere i propri talenti, che finiscono per andare all’estero: “Molti giovani e molti studiosi italiani vanno all’estero, insegnano nelle università statunitensi o britanniche. Questo perché mancano incentivi adeguati alla ricerca, cosa che fa scappare le menti più brillanti. Molti studiosi italiani ricoprono ruoli importanti nelle università estere, hanno stipendi più alti, la possibilità di fare ricerca”, ha detto Heckman. L’economista ha chiosato con una battuta: “Forse ora le cose cambieranno, forse con Trump alla Casa Bianca preferiranno tornare in Italia, penso sia una possibilità”.
Sulla guerra commerciale “le carte in tavola cambiano ogni giorno, motivo per cui è difficile dire quale sarà l’impatto di lungo termine. L’effetto che si vede al momento è l’enorme incertezza che questo pazzo esperimento sta provocando. Non ha senso e non ha logica, sostanzialmente impone dazi e poi fa marcia indietro”. Lo ha detto James Heckman, Premio Nobel per l’economia nel 2000 e direttore del Center for the Economics of Human Development dell’Università di Chicago, a margine di uno dei panel del Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing. “Le argomentazioni che Trump e la sua amministrazione adducono per giustificare l’imposizione di tariffe sono semplicemente false. È una lettura errata di ciò che sta accadendo”, ha detto Heckman, spiegando che “Trump promette cose che non può fare. Per me, la cosa sorprendente è che nel 2016, quando è stato eletto la prima volta, ha parlato di aprire miniere e di riaprire fabbriche chiuse. Non è successo nulla di tutto ciò, non può accadere, la tecnologia va in un altro senso”. Al momento, ha spiegato il Premio Nobel, “la situazione è così instabile al momento. Trump è esuberante, è in una fase di grande successo. È come un bambino piccolo che riceve una grande caramella. Ma si è circondato di persone che non lo consigliano molto bene, nel precedente mandato aveva attorno persone migliori, che lo mitigavano e gli dicevano se stava facendo qualcosa di sciocco. Molte le ha licenziate e il suo entourage attuale non lo fa. Quindi penso che avremo un problema serio”. Heckman si è detto convinto che “il potere di Trump si ridurrà rapidamente, qualcuno dice che troverà il modo di fare un terzo mandato, ma io non credo succederà. Quello che credo è che stia varando politiche basate su una lettura fuorviante dei fatti”.
A livello globale il tasso di fertilità (indicatore demografico che esprime il numero medio di figli che una donna potrebbe avere nel corso della sua vita fertile) è in calo, con forti differenze a livello globale. “Fino agli anni Cinquanta la popolazione mondiale è cresciuta in modo costante ed esponenziale, poi c’è stato un calo. Il tasso di fertilità è calato in modo drastico nel quinquennio 2015-2020, rispetto a sessant’anni prima, scendendo sotto il tasso di sostituzione (il numero di figli necessario per mantenere una popolazione stabile nel lungo termine, solitamente indicto a 2,1 figli per donna)”, ha ricordato Heckman. “Va comunque detto che nei Paesi non sviluppati o in via di sviluppo il tasso di fertilità è più alto ma in calo, in alcuni casi sotto il tasso di sostituzione. Questo provoca un cambio nella gestione delle famiglie e finisce per creare un problema”, ha detto. Nell’era moderna si è vista una transizione demografica, legata anche ad alcuni fattori: “Un numero minore di matrimoni e un crescente numero di convivenze, la tendenza ad avere figli in età più avanzata anche a causa di un’aspettativa di vita in media più lunga, ma anche maggiore livello di istruzione, più alti redditi e una maggiore autonomia femminile hanno un impatto sul tasso di fertilità”, ha detto Heckman, spiegando che “si vede un trend simultaneo di nascite meno numerose e più tardive, unito al fatto che cresce il numero di donne che decidono di non avere figli”. Sul calo del tasso di fertilità incide anche il fatto che le donne, rispetto al passato, sono più impegnate nel mondo del lavoro: “Hanno più interesse per la carriera, più opportunità, un contesto legale che garantisce loro maggiore uguaglianza e autonomia. Questo determina una maggiore partecipazione al mondo del lavoro, ma anche un cambiamento, se non un’inversione, dei ruoli uomo-donna”, ha detto Heckman, sottolineando “il ruolo centrale della famiglia nel preservare il tasso di fertilità, cosa che ha anche ripercussioni a livello sociale”.
25 maggio 2025
Piantedosi: blindare ponte sullo stretto da interessi criminali
“Blindare il Ponte sullo Stretto da interessi criminali”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Festival dell’Economia di Trento. Secondo Piantedosi “questa opera molto impegnativa e sfidante” richiederà di essere “assolutamente inflessibili rispetto alla possibile intromissione di circuiti criminali nella realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina”.
Sul ponte sullo stretto ci sono state delle “sbavature metodologiche che abbiamo praticato in questa circostanza ma siamo tutti orientati a creare il sistema migliore, e lo faremo, per preservare l’opera da interessi criminali” ha precisato il ministro dell’Interno intervenendo all’incontro ’Povertà, concentrazione di ricchezza, immigrati e sicurezza’, nell’ambito del Festival dell’economia di Trento. “Ci sono state polemiche per dei fraintendimenti. Probabilmente - ha osservato - c’è stato un deficit di comunicazione che ascrivo anche al contributo della mia personale attività. Questa volontà di ergere una barriera granitica ha fatto si che noi approvassimo in Consiglio dei ministri, senza rispettare alcuni circuiti informativi che solitamente si fanno, di solito i provvedimenti adottati in via d’urgenza vengono mandati al Quirinale... Abbiamo quindi commesso un errore di metodo in qualche modo. Ma stiamo lavorando lo stesso, vedo che c’è stato anche un grande dibattito e polemiche da parte di persone che non conoscono molto bene come funziona il sistema delle interdittive antimafia”, ha aggiunto Piantedosi.
“La mafia in tempi moderni spara di meno e commette meno omicidi, ma non per questo è meno pervasiva e meno insidiosa e preoccupante. Questo perché tende a occuparsi dei circuiti dell’economia legale, delle principali stazioni appaltante dei comuni e quindi a infiltrare le amministrazioni locali soprattutto territoriali” ha detto ancora Piantedosi.
Quanto alla cybersecurity, “stiamo investendo sulla tecnologia, sul rafforzamento delle strutture di cybersicurezza. Si tratta di stare al passo con i tempi” ha spiegato il ministro.
“L’azione deve essere orientata sempre ad una molteplicità di direzioni. Le organizzazioni criminali tendono anche ad utilizzare la tecnologia e noi stiamo investendo sul rafforzamento di tutte le strutture della cybersicurezza che riguardano tutte le articolazioni dello Stato e la neo Agenzia per la sicurezza cibernetica ma anche il rafforzamento del Dipartimento di pubblica sicurezza. Dobbiamo colmare lo svantaggio competitivo che abbiamo con le organizzazioni criminali che non hanno i nostri stessi limiti legali” ha continuato Piantedosi. “La mafia spara meno ma non è per questo meno pervasiva perché tende ad occuparsi dei circuiti dell’economia legale, ad infiltrare le amministrazioni locali attraverso la stazioni appaltanti. C’è un impegno crescente affinché tutto questo sia tenuto costantemente sotto controllo”.
“Siamo in sede di conversione del decreto legge che riguarda il Cpr dell’Albania. Al netto delle persone liberate dal trattenimento sono 30 le persone che siamo riusciti a rimpatriare. Questi sono i primi giorni ma intendiamo dare uno slancio per dare funzionalità” ha continuato Piantedosi. “E non corrisponde al vero che noi portiamo lì migranti che abbiano solo la colpa di versare in una condizione di irregolarità amministrativa, non è così. Abbiamo rimpatriato persone che uscivano da un percorso carcerario di diversi anni per reati gravi, anche di violenza carnale, pedopornografia e quant’altro. Quindi restringiamo in questi centri solo persone che hanno pericolosità sociale. Il centro assicurerà una funzionalità molto importante e siamo in attesa, nei prossimi mesi, della decisione della Corte di giustizia europea e delle regole europee sulla materia a giugno 2026 per poter utilizzare anche il resto della struttura”, ha proseguito Piantedosi.
Dopo l’attentato a Washington “sicuramente da parte nostra c’è da temere l’effetto emulazione rispetto a questi episodi. Noi abbiamo, per la professionalità di polizia e magistratura, un sistema molto avanzato per la prevenzione di fenomeni di questo tipo” ha spiegato Piantedosi. “Abbiamo un sistema preventivo di individuazione di soggetti a rischio radicalizzazione che ci ha consentito fino adesso l’espulsione di 197 persone per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato”, ha aggiunto il ministro. “Cerchiamo di anticipare molto l’individuazione dei pericoli con il Comitato di analisi strategica del terrorismo dove viene aggiornato lo scambio di informazioni. Una specificità tutta italiana che il mondo guarda con interesse”, ha sostenuto Piantedosi.
Quanto all’intelligenza artificiale bisogna fare in modo che “sia una grande opportunità anche per le istituzioni pubbliche, ad esempio sull’analisi predittiva o la lettura dello scenario per la polizia giudiziaria o per un più razionale impiego delle forze dell’ordine. Servono investimenti adeguati perché le istituzioni pubbliche hanno il dovere di rispettare le regole rispetto alle organizzazioni criminali. Abbiamo programmi di investimento con i laboratori che stanno producendo queste tecnologie e siamo fortemente impegnati”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo al Festival dell’economia di Trento.
“Dobbiamo creare le condizioni economiche per finanziare e rafforzare le strutture. Con gli organici ci siamo impegnati e abbiamo immesso nelle tre forze di polizia circa 30.000 unità di personale che hanno essenzialmente coperto il turn over. Ma siamo andati anche di circa duemila persone sopra. Quest’anno abbiamo in cantiere l’assunzione, sulle tre forze di polizia, di circa 14.000 unità di personale e da qui alla fine del mandato almeno altre 22.000” ha detto Piantedosi. “Ovviamente dobbiamo anche rivedere gli impieghi, ci siamo dedicati molto a formule di controllo del territorio che hanno privilegiato le aree dove maggiormente si verificavano le condizioni di maggiore preoccupazione dei cittadini. Penso alle stazioni e abbiamo anche ripristinato i posti di polizia negli ospedali che erano stati progressivamente depotenziati”, ha aggiunto Piantedosi.
25 maggio 2025
Ue, Phelps: «Nelle crisi i governi agiscano su spesa e tasse, non basta taglio tassi»
Quando c’è una minaccia che potrebbe portare una perdita di occupazione e del livello dei redditi “i governi dovrebbero aumentare la spesa pubblica e tagliare le tasse nonostante la prospettiva di creare deficit fiscale per un certo periodo di tempo, di durata imprecisata. Sono d’accordo sul fatto che una politica di denaro facile non è sufficiente”. E’ quanto sottolineato dal premio Nobel dell’Economia, Edmund Phelps, nella sua lectio al Festival dell’Economia dal titolo ’Jean-Paul and I: Collaborations and some differences 1984-2022’ in cui ha discusso i punti di contatto e le divergenze tra la sua teorica economica e quella dell’economista francese Jean-Paul Fitoussi, scomparso nel 2022. La posizione di Phelps è espressa nell’ambito della controversia sull’austerità fiscale (esplosa negli anni della crisi del debito sovrano in Europa) che è stata al centro del dibattito tra gli economisti ai tempi della proposta dell’ex ministro delle Finanze greco Yannis Varoufakis di usare ampi deficit fiscali per stimolare i consumi e finanziare un aumento della spesa pubblica.
Phelps ha ricordato che, a quel tempo, la sua obiezione a Varoufakis era legata al timore che l’aumento del debito pubblico avrebbe originato favorito un incremento dei consumi da parte delle persone a scapito del risparmio con un conseguente deterioramento del livello di welfare. Un fattore chiave delle divergenze sulla proposta di Varoufakis, secondo il premio Nobel americano, era legata al tema del tempo, cioè della durata di politiche di questo tipo e della loro capacità di produrre risultati in tempi prevedibili.
“L’idea di sussidi ai salari è diventata sempre più attraente” e negli Usa come in Europa si è radicata come “pilastro di una politica occupazionale inclusiva”: “Studi empirici recenti continuano a confermarne l’efficacia nell’aumentare la partecipazione della forza lavoro senza deprimere i salari” ha sottolineato Phelps, premio Nobel nel 2006, parlando al Festival dell’Economia in una lectio dedicata alla sua collaborazione con Jean-Paul Fitoussi che ha messo l’accento sull’attenzione dell’economista francese scomparso nel 2022 per i temi della disoccupazione e della coesione sociale. Phelps ha ricordato di aver proposto, nel lavoro ’Rewarding Work’ del 1997, l’idea di sussidi ai salare come sostegno ai lavoratori e strumento per ripristinare la partecipazione alla forza lavoro. In quella occasione, ha confidato, “anche se il libro non aveva un co-autore, il supporto morale e intellettuale che mi ha dato Jean-Paul in questo progetto e su questo tema è stato essenziale”.
25 maggio 2025
Perrazzelli: non regolare le criptovalute è «diabolico», rischi erosione euro
Le cripto-attività «non vanno intese in modo diabolico, è diabolico non regolarle». È la sintesi del pensiero dell’ex vicedirettrice generale di Bankitalia, Alessandra Perrazzelli, intervenuta a un evento al Festival dell’Economia (organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing). «Il tema delle cripto-attività – spiega – è un ambito in cui è necessario conoscere bene e capire l’uso che ne viene fatto» perché «le cripto non rispettano i confini geografici».
L’Europa «sta regolando queste attività, c’è il MiCa e ci sono in fieri una serie di altre norme» alla luce della sempre maggiore integrazione di questi strumenti nella finanza tradizionale, ma, avverte la docente del Politecnico di Milano, i rischi non mancano: «Le banche e le istituzioni finanziarie che le assumono nel proprio capitale, o che le tengono come deposito per i clienti, devono però avere abbastanza fieno in cascina perché, se poi le vogliamo convertire, ci servono soldi veri, altrimenti è come andare al casinò e fare scommesse». L’Europa, che pure sta regolando queste attività, «dipende tantissimo dalla tecnologia americana» e, quindi, come Ue «dobbiamo sviluppare tecnologia legata alla finanza. I governi devono tenerlo ben presente».
Altro nodo è quello relativo agli effetti sulla stabilità della nostra moneta unica: «E’ decisivo il tema dell’autonomia strategica dell’Europa e della sovranità monetaria dell’euro, perché l’espansione di queste stablecoin, che sotto hanno il dollaro, possono erodere il valore dell’euro, facendo sì che diventi meno una valuta di riserva mondiale e come strumento nei pagamenti internazionali».
Per Approfondire
25 maggio 2025
Nobel Acemoglu, progresso e salari non vanno sempre assieme
-“Cresce la produttività, ma non i salari. Senza regole e visione pubblica, a guadagnare saranno in pochi. E la democrazia rischia di restare indietro”. Così Daron Acemoglu, Premio Nobel per l’economia 2024 e tra i dieci economisti più citati al mondo, nel corso del Festival dell’Economia di Trento organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing. Nel corso di un ingtervista, Acemoglu parte da una constatazione, ovvero che ogni giorno nascono nuove app, nuovi dispositivi, nuove meraviglie digitali. “Negli ultimi anni sono quadruplicati”, dice.
Ma la domanda cruciale resta: a chi va davvero il vantaggio di tutto questo progresso? Il tema - spiega - non è tanto il progresso in sé, quanto chi lo governa e chi ne beneficia. “Non bisogna lasciarsi abbagliare: è vero, possiamo definirlo un treno della produttività, ma la storia ci insegna che i benefici non si distribuiscono automaticamente”. Acemoglu ha citato esempi emblematici di innovazioni che negli anni hanno trasformato l’economia, ma senza migliorare i salari. “Anche oggi - afferma - accade lo stesso: la produttività cresce, ma questo non significa che crescano anche i redditi”. Secondo Acemoglu, l’automazione è un “passaggio obbligato, ma non può essere lasciata a se stessa. Va governata, non subita. Se si vuole una prosperità condivisa, servono politiche attive, altrimenti i vantaggi resteranno concentrati.
Nel passato, ricorda Acemoglu, le imprese hanno spesso spinto l’automazione per ridurre i costi del lavoro, comprimendo i salari”. Oggi l’intelligenza artificiale, di per sé, non è un motore sufficiente del Pil. “Non possiamo rimanere incollati solo all’Ai. Le macchine devono servire l’umanità, non il contrario”, osserva. Gli Stati Uniti - prosegue il Premio Nobel - non hanno ancora definito un quadro normativo efficace. L’Unione Europea, al contrario, ha fatto molto, ma serve più innovazione, non solo regolazione. Una provocazione finale: “In Silicon Valley oggi ci sono moltissimi europei. Innovano lì, non qui. Questo dovrebbe far riflettere”.

La lotta infinita tra potere e progresso nell’era dell’intelligenza artificiale Nella foto: Laura La Posta, Luca Tremolada
25 maggio 2025
Lisa Fitoussi: mio padre e Phelps concordi su deficit virtuoso ed eccesso regole Ue
L’economista francese Jean-Paul Fitoussi, scomparso nel 2022, e il premio Nobel americano Edmund Phelps avrebbero concordato per un’Europa non soffocata da un eccesso di regole ma «sotto controllo democratico » e per recuperare giustizia economica «avrebbero proposto un’imposta minima europea sulle multinazionali, una copertura sociale minima obbligatoria e un fondo per l’innovazione sociale e territoriale». E’ quanto sostenuto da Lisa Fitoussi, professoressa di diritto a Sciences Po e figlia dell’economista (per almeno 15 anni tra i consiglieri economici del primo ministro francese oltre che docente all’Istituto di studi politici di Parigi e presidente dell’Ofce), nel suo intervento al Festival dell’Economia nel panel che ha preceduto la lectio ’Jean-Paul and I: collaborations and some differences 1984-2022’ tenuta da Phelps. Lisa Fitoussi ha tracciato un dialogo immaginario tra il padre e il premio Nobel per l’Economia 2006 sull’Europa che si trova “a un crocevia” davanti alla frammentazione sociale, al declino geopolitico e al crollo morale del capitalismo.
I due economisti, che oltre a collaborare in molti e importanti lavori hanno avuto una amicizia «rara e profonda» - ha proseguito Lisa Fitoussi – avrebbero difeso l’idea di un “deficit virtuoso” proponendo alcuni strumenti per il rilancio dell’Europa: l’esclusione “degli investimenti strategici dal calcolo del deficit, la creazione di un Tesoro europeo che emetta eurobond per finanziare i beni comuni, una forza di difesa integrata con un bilancio comune sotto controllo parlamentare e una politica macroeconomica coordinata e rafforzata per pesare di fronte agli Stati Uniti e alla Cina nella regolazione, nella politica industriale e nell’innovazione”.
25 maggio 2025
AI, Nobel Acemoglu: «Il ruolo degli esseri umani deve restare centrale»
“Il futuro appartiene ai giovani, non all’intelligenza artificiale”. Sembra una semplice battuta, ma quella espressa dal Premio Nobel per l’economia 2024 Daron Acemoglu al termine della “lezione” sulla “lotta infinita tra potere e progresso nell’era dell’intelligenza artificiale” al Festival dell’economia, è meno ovvia di quanto si possa a prima vista pensare. Anche se l’intelligenza artificiale è già tra noi, comincia a determinare percorsi ideativi, produttivi, anche percorsi di vita personali, basti pensare al suo utilizzo per le selezioni del personale. Ne consegue che quella “lotta” è solo ricominciata. Il processo in corso è rapidissimo. Da tempo Acemoglu insiste sulle due strade: l’intelligenza artificiale (AI) come “consulente” delle persone o “agente autonomo” che si sostituisce agli essere umani nelle decisioni.
“Vediamo l’impatto degli agenti di intelligenza artificiale in alcuni servizi come il marketing per esempio, non siamo ancora in una fase effettivamente ‘rivoluzionaria’ e se lo sarà dipende dal modello scelto: se porterà automazione dei compiti semplici o li ridurrà, se aiuterà l’elettricista ad affrontare in tempo reale problemi molto complessi, oppure se toglierà potere alle persone, deciderà al nostro posto”, dice Acemoglu. Gli agenti AI sono una evoluzione delle chat bot (risposte automatiche agli utenti, come le guide on line, le risposte di assistenza): possono anche agire, sono in grado di eseguire autonomamente attività per conto di un utente apprendendo continuamente dall’esperienza accumulata.

La lotta infinita tra potere e progresso nell’era dell’intelligenza artificiale Nella foto: fila fuori dall'evento
L’economista turco naturalizzato statunitense si dichiara “molto preoccupato” per la prospettiva di una “invasione” dell’intelligenza artificiale non regolata nella formazione delle persone: “Dall’istruzione dipende il nostro futuro come esseri umani, certo l’AI può migliorarla rendendo più produttivi i docenti, per diffondere maggiormente la formazione, per automatizzare la didattica, tutto questo è utile, ma le chat bot senza supervisione dell’uomo non insegnano certo il pensiero critico agli studenti, non sempre danno informazioni attendibili”. Inoltre creano o consolidano “cattive abitudini”: Acemoglu allude al rischio di indebolire la ricerca fatta dalle persone, la spinta all’apprendimento che deriva dall’esperienza e dal confronto. (Antonio Pollio Salimbeni )
25 maggio 2025
Gardini (Confcooperative): «La povertà peggiora, lavoro sia priorità»
“Oggi l’elemento certo è la povertà in peggioramento. E si è impoverita la capacità di spesa: la dinamica dell’aumento dei salari non ha seguito la dinamica del costo della vita”. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini evidenzia come emergenza “una situazione di peggior debolezza, che mette preoccupazioni soprattutto al ceto medio”. Va messo al centro, avverte, il tema “dell’adeguatezza degli stipendi, della necessità di riconoscere in busta paga, in tasca agli italiani, più soldi rispetto a oggi”. Dal Festival dell’Economia di Trento, Gardini auspica come leva un taglio della pressione fiscale sul cento medio: “Una riduzione dal 33% al 31% da sola non è risolutiva da sola in sé, ma sarebbe un elemento importante”. Poi “bisogna andare oltre”, oggi è necessario - avverte - “riportare più valore al lavoro e inserire una parola magica: produttività”.
Va “creata e condivisa aumentando anche gli stipendi, aumentando anche il welfare”. Serve un patto: “uno scambio produttività-salari”, c’è “la necessita di creare più valore per ridistribuirlo”. Serve l’impegno di tutti. Nel confronto tra parti sociali e nel confronto con il Governo. Quali priorità mettere sul tavolo? “Il lavoro. La priorità assoluta non può che essere il lavoro. Va assolutamente costruito un tavolo di relazioni, passando per i tavoli contrattuali, partendo dai tavoli a Palazzo Chigi dove deve esserci un’assunzione di responsabilità da parte dei sindacati che devono avere una visione meno ideologica e più proattiva, ma anche un impegno delle organizzazioni delle imprese, e della P.a. che deve rivedere le tariffe al rinnovo dei contratti. Bisogna dettare linee strategiche di cornice”.
25 maggio 2025
Ciriani (FdI): più condivisione, Fedriga garantirà maggior dialogo
“È una crisi che io francamente non volevo. È rientrata e se tutto si chiarisce ne sono contento”. E’ il commento del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani alla crisi appena chiusa in Fvg, espressa in una intervista al Messaggero Veneto in cui non torna sui suoi passi ma nemmeno rinfocola le polemiche. “Chi mi conosce sa che non sono abituato a parlare tanto, rilascio poche dichiarazioni, non amo le polemiche di nessun genere. E se ho parlato è perché evidentemente c’era un motivo” e “non posso che confermare quanto ho detto sul punto, ma non voglio tornarci e rinfocolare nuovamente le polemiche. Quel che ho detto non lo posso, né lo voglio, smentire: spero però di poter guardare avanti, di avere una nuova fase di condivisione sulle scelte. Condivisione significa anche corresponsabilità e questo vale per tutti”. La sanità “è sempre la parte più difficile da gestire”, per questo “è necessario spiegare, condividere, convincere i territori: se gli amministratori locali non capiscono le riforme, siano esse la riforma oncologica o la chiusura di un punto nascita, si rischia di fare male. Da qui l’appello di questi mesi: parliamo prima di decidere, dobbiamo convincerci prima tra noi, coinvolgendo enti locali e territori”.
Sul vertice di maggioranza di venerdì Ciriani sostiene che “come coordinamento regionale di FdI abbiamo chiesto che sia il presidente in prima persona a farsi interprete dei passaggi successivi”. Toccherà “al presidente garantire che tutti quanti siamo sulla stessa linea, con la stessa responsabilità e informati nella stessa maniera. Se questo avverrà, saremo ancora più forti e uniti di prima”. Nessuna ambizione a prendere la delega regionale sulla sanità. Spero “che dopo tutta questa situazione si possa tornare al clima che ha caratterizzato in passato i rapporti con il presidente, sempre cordiali e improntati alla collaborazione”, ma non ha ancora sentito Fedriga; ha invece sentito Meloni “prima e dopo l’incontro di giovedì a Roma”. Ma sul contenuto non ha voluto parlare. Critico sul terzo mandato come ha già fatto ieri a Trento: “Fugatti ha giubilato la vice presidente di FdI, ha tradito un patto elettorale che prevedeva il ticket con la stessa Gerosa: è stata una ripicca perché abbiamo deciso di impugnare la legge”. Il ricorso “farà chiarezza. A quel punto decideremo: noi siamo per il limite dei mandati”. E sul Fvg: “Dobbiamo aspettare che la Consulta faccia chiarezza: la legislatura termina nel 2028 e la Corte costituzionale magari ci metterà tre, cinque, sette mesi per esprimersi. C’è tutto il tempo per fare le cose con ordine”.
In Veneto: “La Consulta si è espressa chiaramente”, anche “il Parlamento, per due volte, chiaramente”. “Noi siamo convinti di poter esprimere dei candidati validi, la Lega ritiene di poter proseguire, rivendicando legittimamente una sorta di tradizione di governo in Veneto. Alla fine troveremo un candidato unitario: sceglieremo assieme la strada migliore”. Se toccasse a FdI, Raffaele Speranzon “sarebbe un ottimo presidente, ma abbiamo anche altri candidati validissimi”. E in Fvg? Non pensa a se stesso: “Sono ministro, non potrei essere più soddisfatto di così”.
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25 maggio 2025
Mediobanca: Maranghi, grande dolore se venisse espugnata da Mps
«Io chiaramente sto dalla parte di Mediobanca nella misura in cui, essendo affettivamente e storicamente legato ad alcune figure che non ci sono più, sarebbe un grande dolore se quel luogo venisse espugnato dalle forze che lo stanno assalendo». Piero Maranghi, imprenditore, manager, editore, direttore di Sky Classica e figlio di Vincenzo, ex amministratore delegato di Mediobanca e storico “delfino” di Enrico Cuccia, in un breve colloquio con Radiocor si schiera contro l’ops lanciata da Mps.
«Dobbiamo chiederci se è pertinente che i 700 miliardi di risparmio gestito in pancia delle Generali finiscano nell’orbita di un governo e di due privati cittadini», ovvero Caltagirone e Delfin, aggiunge a margine del suo intervento al Festival dell’Economia di Trento, un excursus storico-musicale sulla famiglia Ricordi, l’impresario Domenico Barbaja e Giuseppe Verdi. «Io credo di no, credo che non sia una cosa sana», conclude, sottolineando che se invece andasse in porto l’ops di Mediobanca su Banca Generali la compagnia del Leone rimarrebbe «più indipendente».
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25 maggio 2025
Difesa, Camporini: Ue guardi a modello Nato, priorità deframmentare industria
L’esercito europeo è una chimera e forse non è neppure necessario, ma la creazione di un sistema europeo della difesa, sul modello della Nato, deve essere l’obiettivo a cui guardare allineando innanzi tutto l’industria, in modo da ridurre la frammentazione delle piattaforme e dei prodotti, e i meccanismi di approvvigionamento. E’ quanto emerso nel dibattito “Prima gli investimenti della difesa o prima l’esercito europeo?” al Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore insieme a Trentino Marketing. “La prospettiva di un esercito comune europeo non solo è di lunghissimo periodo, ma non è neppure indispensabile. Possiamo replicare il modello Nato che non ha un esercito proprio ma un sistema di comando e controllo molto ben articolato ed efficace che utilizza i contingenti che i singoli Paesi mettono a disposizione – ha spiegato Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore della Difesa - L’importante è che i singoli Paesi dispongano di tutte le capacità necessarie e che queste possano integrarsi. Una difficoltà è la frammentazione dell’industria europea della difesa: ogni singolo Paese tende ad avere i sistemi prodotti nel Paese e questo non permette di fare economie di scala. La spesa militare europea è quindi poco efficace: bisogna intervenire in modo determinato per stimolare le collaborazioni, convincere i Paesi più riottosi e con essi gli amministratori delegati dei gruppi industriali”.
“Trovare un accordo sugli acquisti congiunti è essenziale sia per avere scala sia per consentire ad alcuni Paesi di avere gli equipaggiamenti necessari, ma accanto ad esso c’è il tema politico dei forti legami tra interessi dell’industria della difesa nazionale e i rispettivi governi – ha aggiunto Francesco Nicoli, docente del Politecnico di Torino e fellow del think-tank Bruegel – Ma il momento è molto particolare per il settore della difesa: c’è una domanda molto elevata per cui le industrie nazionali non sono sufficienti e l’innovazione tecnologica è rapidissima. L’AI e i nuovi sistemi di armamento stanno creando uno spazio enorme per start up molto avanzate che non hanno ancora connessioni con i governi nazionali: costruire un sistema di joint procurement che sia dedicato ai nuovi entranti e a tecnologie innovative permetterebbe all’Ue di iniziare a costruire dal basso un nuovo mercato”.
25 maggio 2025
Cottarelli: gli annunci di Trump sui dazi sono per negoziare
“Gli annunci di Trump vanno visti anche in termini di negoziazione”. Lo ha detto il direttore del programma di educazione per le scienze economiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Carlo Cottarelli, a margine del Festival dell’Economia di Trento organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia Autonoma di Trento. “Non credo - ha aggiunto - che metterà mai dazi del 50%, quindi calma e vediamo cosa ha intenzione di fare. Sicuramente non sarà una negoziazione facile ma credo che alla fine ci sarà un acccordo. Il problema principale degli Stati Uniti non è l’Europa ma la Cina”.
“Sui conti pubblici il governo è stato prudente ed i mercati hanno risposto positivamente”, ha sottolineato poi Cottarelli, a margine del suo intervento al Festival dell’Economia. “E questo smentisce - ha aggiunto - tutti quelli che per decenni ci hanno detto che se c’è un governo di centrodestra i mercati sono contro. Tutte cose sbagliate. Quando un governo di centrodestra fa le cose prudenti il mercato risponde positivamente. Abbiamo uno spread che è tra i più bassi dalla crisi dell’area dell’euro e prima ancora. Siamo stati su questi livelli quando c’erano acquisti pesanti da parte della Bce mentre adesso non ci sono. Il governo è stato prudente. Sulla crescita economica, invece, siamo ancora fermi allo zero virgola, nonostante il primo trimestre sia stato buono. Secondo me le cose che mancano sono alcune riforme che sono fondamentali come la semplificazione burocratica”.
25 maggio 2025
“Solo l’8% delle microimprese utilizza intelligenza artificiale”
“Oggi solo l’8% delle microimprese utilizza strumenti di intelligenza artificiale ma il potenziale di crescita è enorme, a patto che le aziende siano supportate nel percorso”. Lo ha detto Paolo Zanolli, presidente dei giovani imprenditori del Terziario di Confcommercio Trentino, nel corso del panel ’Leadership e Intelligenza Artificiale: equilibrio tra tecnologia e valore umano’, nell’ambito del Festival dell’economia di Trento organizzato dal Gruppo 24 Ore. Tra le principali riflessioni emerse, la necessità di accompagnare le imprese - in particolare le pmi - verso un uso consapevole dell’IA partendo da applicazioni sostenibili e accessibili. Enti di categoria come Confcommercio possono fare da ponte tra innovazione e territorio, facilitando la transizione e promuovendo una cultura imprenditoriale aperta al cambiamento. “Chi guida un’impresa deve saper creare visione, generare fiducia e stimolare curiosità. La leadership, oggi più che mai, si misura con la capacità di integrare tecnologia e umanità” ha aggiunto Zanolli.

Un momento della rassegna stampa quotidiana che apre ogni giornata del Festival di Trento
C’è poi il rischio della comodità tecnologica: affidarsi troppo all’AI può generare un impoverimento del pensiero critico: “La vera sfida è non cadere nel loop negativo in cui si delega troppo e si rinuncia alla libertà di pensiero”, ha commentato Nadio Delai, sociologo e dirigente d’azienda. L’avvocato cassazionista Giuseppe Vaciago ha infine sottolineato che “più l’AI si perfeziona, più sarà difficile smettere di usarla: serviranno vere e proprie ’palestre del cervello’ per mantenere viva la capacità di ragionare fuori dagli schemi”. Il dibattito ha toccato anche i temi normativi legati all’uso dell’intelligenza artificiale. “La Cina ha già introdotto l’obbligo di segnalare i contenuti generati da AI - ha ricordato Vaciago -. In Europa accadrà dall’agosto 2026. L’AI Act europeo si pone l’obiettivo non solo di regolamentare l’uso delle tecnologie, ma di farlo ponendo al centro l’etica e la tutela dei diritti fondamentali”.
Per Approfondire
25 maggio 2025
Ultima giornata del Festival dell’Economia di Trento, chiude Orsini
Giornata conclusiva del Festival dell’Economia di Trento, la manifestazione organizzata dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma, giunto alla ventesima edizione. A chiudere i lavori sarà il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Ancora folta la presenza di premi Nobel per l’economia che affronteranno i temi legati alle politiche commerciali americane ed al clima di incertezza globale. E’ prevista la presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che parteciperà ad un incontro sul tema ’Povertà, concentrazione di ricchezza, immigrati e sicurezza’. I lavori delle quattro giornate del Festival dell’Economia di Trento sono state incentrate sulle scelte ed i rischi per l’Europa dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Per il ventennale del Festival, la città di Trento ha tenuto a battesimo la prima delle iniziative ideate per festeggiare i 160 anni de Il Sole 24 Ore, che culmineranno a novembre. Non poteva che essere la città del Festival dell’Economia a dare il via ai festeggiamenti del quotidiano economico finanziario più longevo d’Italia, nato nel 1865 con la testata Il Sole.

COLORE Nella foto: Via Belenzani con stendardi festival
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