Telecomunicazioni

Ericsson: «Europa a rilento sul 5G, è urgente una riforma del mercato delle Tlc»

Jenny Lindqvist, a capo di Europa e America Latina per la multinazionale svedese: «Pesano la frammentazione del mercato e le inefficienze nella gestione dello spettro»

di Andrea Biondi

Jenny Lindqvist, Capo di Ericsson Europa e America Latina

3' di lettura

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Il messaggio è chiaro: il tempo stringe e «l’Europa non può permettersi di restare indietro. Seguendo le raccomandazioni di figure come Mario Draghi e con un approccio pragmatico, la nuova Commissione Europea ha l’opportunità di rilanciare il continente come leader tecnologico globale. Ma serve coraggio. E, soprattutto, azione immediata». Jenny Lindqvist, a capo di Ericsson per Europa e America Latina, non usa mezzi termini nel delineare il futuro delle telecomunicazioni europee.

«L’Europa è in ritardo», afferma la numero due del la multinazionale svedese delle Tlc. L’allarme riguarda il 5G, una tecnologia che rappresenta non solo un passo avanti nel settore delle telecomunicazioni, ma una piattaforma orizzontale per la digitalizzazione di industrie e società. Mentre mercati come Stati Uniti, Cina e India avanzano a ritmi serrati, il Vecchio Continente fatica a stare al passo, intrappolato da una frammentazione strutturale del mercato e da politiche non sempre lungimiranti.

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«Uno dei motivi principali – precisa in questo colloquio con Il Sole 24 Ore – è l’attuale struttura del mercato europeo. In Europa ci sono circa 100 operatori mobili, con una media di 4 milioni di abbonati per operatore. Negli Stati Uniti il numero è intorno ai 100 milioni, mentre in Cina e India l’approccio è diverso, con i singoli operatori che servono da 200 a 400 milioni di abbonati. Il motivo di questa disparità è che non abbiamo consentito un consolidamento del mercato in Europa». Per invertire la rotta, dunque, «è necessario un processo di consolidamento che consenta agli operatori di crescere e investire in infrastrutture moderne». Questo non significa soltanto un aumento della competitività, ma anche l’adozione di misure mirate, come l’obbligo di copertura per il 5G.

Un altro punto critico è la gestione dello spettro radio, risorsa vitale per le telecomunicazioni. L’Europa, secondo Lindqvist, dovrebbe spingere per una maggiore armonizzazione tra i diversi Paesi membri. E «anziché puntare ad aumentare i ricavi dalle aste per lo spettro, sarebbe utile legarle a obblighi di copertura per il 5G su banda media, quella più pregiata. L’aumento dei costi dello spettro limita infatti gli investimenti in infrastrutture nel breve termine».

Le conseguenze di un mancato recupero sono preoccupanti. «Il 5G è essenziale per l’intelligenza artificiale e per molte altre tecnologie del futuro», avverte Lindqvist con l’idea che senza infrastrutture solide l’Europa rischia di perdere la corsa non solo per il presente, ma anche per il prossimo decennio, con un impatto negativo sulla competitività delle sue industrie e sull’emergere di nuove realtà imprenditoriali.

Il punto di vista è quello di un’azienda che con una quota globale del 50% nel traffico sulle reti 5G, guarda già al 6G, una tecnologia ancora in fase di standardizzazione ma che promette di ridefinire le potenzialità delle reti.

L’Italia in questo quadro è per Lindqvist un mercato emblematico. «Per noi è un mercato chiave. Abbiamo tre centri di ricerca e sviluppo, un numero elevato di dipendenti, oltre 2mila e una ottima cooperazione con gli operatori. È un mercato molto competitivo, con un numero elevato di operatori, il che porta a prezzi molto bassi per i consumatori. Ma questo crea difficoltà agli operatori nel generare ritorni sugli investimenti. Ci sono stati tentativi di fusione, ma finora non hanno avuto successo. Penso che l’Italia sia un esempio di mercato che ha bisogno di un maggiore consolidamento, come altri grandi mercati in Europa».

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