Forum Asstel

Tlc, perso il 35% del mercato e compagnie in pressing su energia e regolazione

Flussi di cassa a 500 milioni. Il presidente Asstel, Massimo Sarmi: «Il governo intervenga su costo energia e Big tech». Il ministro Urso: «Bisogna preferire i fornitori di apparati con sede nell’Unione europea»

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

Torre 5G. (AdobeStock)

4' di lettura

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Quello che è alle spalle è un anno di svolta per le Tlc in Italia, con l’incumbent Tim che, unicum nel settore, ha ceduto la propria rete e la fusione in arrivo fra Fastweb e Vodafone Italia (che sarà acquisita da Swisscom).

Non c’è crisi di domanda e si continua a investire qualcosa come il 26% dei ricavi annui. Ma la combinazione di due dati, positivi, nel nostro Paese non dà un risultato positivo. Anzi. Due dati più di altri – fra quelli presentati ieri al Forum sulla Filiera delle Telecomunicazioni in Italia organizzato da Assotelecomunicazioni-Asstel e da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil – sembrano fornire la misura della lunga traversata nel deserto per il settore. Fra 2010 e 2023 i ricavi si sono abbassati di 14,7 miliardi a quota 27,2, mandando in fumo il 35% del mercato. Secondo dato: nel 2010 il flusso di cassa – inteso come differenza fra Ebitda e Capex – era positivo per 10,5 miliardi, il 21% dei ricavi, ma nel 2023 è sceso a 500 milioni. La cifra è tornata in positivo dai -3,8 miliardi del 2022 sui quali però pesava la maxirata per le frequenze del 5G. Senza quell’esborso sarebbe stato di 700 milioni: maggiore quindi del 2023.

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Più di qualche allarme per le Tlc è risuonato ieri dal Forum, aperto dal presidente della Luiss, Luigi Gubitosi e dai saluti del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, collegato in video, che ha sottolineato come il settore abbia subito «un calo superiore al resto dell’Europa dei ricavi, proprio mentre servono forti investimenti. Occorrono fondi strutturali da destinare a questa priorità strategica per l’intera Europa, che è una necessità».

Quali tipi di interventi li snocciola il presidente Asstel, Massimo Sarmi: si va dalla richiesta dell’introduzione di misure di mitigazione per il costo dell’energia (anche, nel medio-lungo periodo, equiparando le telco alle imprese energivore), all’invito al governo ad agire «in ambito europeo per garantire una competizione equa nel mercato digitale assicurando il “Level playing field” tra Tlc e Big Tech» (con la richiesta di una contribuzione agli investimenti sostenuti dalle telco per le proprie reti), fino alla richiesta di estensione degli incentivi del Piano 5.0 ad acquisti di beni e servizi Tlc.

Istanze che sono state elencate a valle dell’illustrazione dei dati del Rapporto Asstel: ricavi stabili (+0,1%) nell’ultimo anno, come detto a 27,2 miliardi, ma con una continua erosione nel comparto mobile (-5%) e a fronte di un aumento del +2% dei costi operativi. Il tutto con un livello di investimento elevato, 7 miliardi di euro all’anno, e il portato di una scellerata guerra dei prezzi che non accenna a placarsi, unita alla considerazione di un mercato che avrebbe bisogno di una selezione fra operatori.

Per questo parlano all’unisono, e chiedono interventi in termini di sostegno e di regolazione, i rappresentanti delle telco presenti: l’ad Tim Pietro Labriola; l’ad Fastweb Walter Renna; l’ad Iliad Benedetto Levi; l’ad Wind Tre Gianluca Corti; l’ad Ericsson Andrea Missori; l’ad Open Fiber Giuseppe Gola e il cfo di Vodafone Italia Sabrina Casalta. Lato sindacati i leader delle sigle confederali di settore - Alessandro Faraoni (Fistel Cisl), Riccardo Saccone (Slc Cgil) e Salvo Ugliarolo (Uilcom Uil) - hanno invece puntato l’indice contro «la mancanza di una politica industriale» e il venir meno di interventi e risorse importanti come il contratto di espansione o il rifinanziamento del Fondo nuove competenze.

Parole dette dopo l’intervento del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso e prima di quello del sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti. Il titolare del Mimit indica la necessità di «promuovere l’uso di fornitori europei di fiducia per l’assegnazione dello spettro e i bandi di gara, preferendo i fornitori di apparecchiature di telecomunicazione con sede in Unione europea». Urso fa anche riferimento a «partner strategici nei negoziati commerciali» e alla «transizione geopolitica in atto» e più di qualcuno in platea – anche se dal Ministero si parla di discorsi ancora prematuri – pensa a regole più severe per limitare gli apparati cinesi per le reti 5G (leggi Huawei e Zte), proprio mentre negli Usa è tornato alla presidenza Donald Trump che si era distinto per posizioni molte dure sul tema.

Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, tira il freno invece sul contributo delle grandi piattaforme internet agli operatori tlc per il traffico generato sulle loro reti. Gli emendamenti parlamentari al Ddl concorrenza che puntavano a introdurre un meccanismo di questo tipo, sostenuti da Asstel ma anche dal ministero delle Imprese e del made in Italy, sono stati dichiarati inammissibili. E ha pesato proprio il parere del Dipartimento per il digitale che fa capo a Butti. «Il vecchio fair share che era stato proposto dall’ex commissario europeo Breton – dice il sottosegretario – è ormai stato accantonato e non credo che sia opportuno riproporlo a livello domestico prima che sia riapra una discussione in seno alla nuova Commissione».

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