I conti 2025

Eni: balzo dell’utile netto a 1,2 miliardi nel quarto trimestre. Descalzi: «Risultati solidi»

Nonostante il contesto assai volatile, spicca la performance dell’E&P che chiude l’ultima parte del 2025 con un forte incremento

di Ce.Do.

Il quartier generale del gruppo nel quartiere Eur di Roma

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Eni chiude il quarto trimestre 2025 con un balzo dell’utile netto adjusted a 1,2 miliardi, in rialzo del 35% rispetto all’anno prima, grazie soprattutto alla spinta del motore storico del gruppo (l’esplorazione e produzione), mentre l’utile operativo proforma adjusted fa segnare un incremento del 6%, a 2,87 miliardi, nonostante il calo del prezzo del petrolio (-15%) e il fattore cambio euro-dollaro (con l’apprezzamento del 9% del primo rispetto alla valuta statunitense). Il tutto sostenuto da un incremento della produzione di petrolio e gas, cresciuta del 7% sull’anno precedente e del 5% su base sequenziale, a 1,84 milioni di barili di olio equivalente al giorno.

I conti sopra il consenso degli analisti

Stessa dinamica in crescita, poi, anche per il flusso di cassa operativo (+4%), a quota 3 miliardi, al di sopra della traiettoria dell’ultimo piano che sarà aggiornato il prossimo 19 marzo. Lo scenario complessivamente ancora molto incerto, dunque, non ha impedito a Eni di mandare in archivio un quarto trimestre sopra il consenso degli analisti - che, non a caso, sottolineano tutti la forte performance del gruppo -, mentre sull’anno la flessione del Brent si fa sentire con un rallentamento del 5% per l’utile netto adjusted, sceso a 4,99 miliardi, e del 15% per l’utile operativo proforma adjusted, a quota 12,22 miliardi.

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Descalzi: risultati strutturalmente solidi nel 2025

Il ceo Claudio Descalzi si mostra naturalmente soddisfatto perché i conti appena approvati da Eni confermano la bontà della strategia che il ceo ha voluto ulteriormente accelerare. «Nel 2025 abbiamo ottenuto risultati strutturalmente solidi in termini industriali ed economico-finanziari, grazie all’esecuzione della nostra strategia, costruita nell’arco degli ultimi anni - è il commento del numero uno a valle del cda che ha approvato i conti -. Abbiamo realizzato progetti rilevanti nel rispetto dei tempi e dei costi previsti, riducendo il nostro livello di indebitamento e aumentando la distribuzione per gli azionisti».

Descalzi pone, quindi, l’accento sul contributo assicurato, come detto, dall’E&P, i cui risultati, ha detto il ceo, «sono stati eccellenti, trainati dalla crescita della produzione e dal contenimento dei costi. La produzione annua ha superato la guidance registrando una crescita underlying del 4%, sostenuta dall’avvio di sei progetti rilevanti. Inoltre, abbiamo rafforzato il profilo di produzione di medio termine grazie a quattro importanti decisioni finali di investimento. Stiamo finalizzando la nostra business combination con Petronas focalizzata sul mercato Gnl in Indonesia e Malesia».

Il ceo: il flusso di cassa operativo ha battuto la previsione di piano

Il numero uno si sofferma inoltre sull’andamento dei business della transizione dai quali è giunta un contributo significativo. «Enilive e Plenitude, hanno generato crescita e valore rilevanti, contribuendo a diversificare ulteriormente e consolidare i risultati del Gruppo. In un mercato sfidante per rinnovabili e prodotti low carbon, questi business hanno beneficiato della resilienza dei nostri modelli integrati, ottenendo una valorizzazione complessiva da parte degli investitori di private equity di oltre 23 miliardi in termini di enterprise value». Questi progressi nell’esecuzione della strategia, ha aggiunto il ceo, «si sono tradotti in risultati finanziari significativi: il flusso di cassa operativo del 2025 ha raggiunto 12,5 miliardi, battendo la previsione di piano rivista per tenere conto del peggioramento dello scenario, e il rapporto di indebitamento su base proforma si è attestato al 14%. Allo stesso tempo, abbiamo incrementato la distribuzione degli azionisti, aumentando del 20% il valore del nostro programma di buyback. Nonostante un contesto volatile, nel 2025 Eni ha dimostrato di saper combinare crescita delle produzioni, riduzione degli investimenti, riduzione del debito ed aumento della remunerazione».

L’exploit del gruppo su tasso di rimpiazzo e risorse esplorative

Scorrendo i numeri diffusi in mattinata dal gruppo, colpisce poi un altro dato che restituisce la solidità della macchina dal punto di vista operativo, vale a dire il tasso di rimpiazzo delle riserve del 167% su base organica (162% su tutte le fonti), al top dell’industria, fa notare l’azienda. Le risorse esplorative aggiunte - altra cartina di tornasole dello stato di salute di una major - sono state 900 milioni di barili, compresa la scoperta a gas Konta nel bacino di Kutei nel quarto trimestre, con un potenziale minerario di oltre 1 Tcf (equivalente a mille miliardi di piedi cubi).

La performance di E&P e Ggp e Power

Passando agli indicatori economico-finanziari settore per settore, l’E&P ha chiuso il quarto trimestre con un Ebit proforma adjusted pari a di 2,80 miliardi (in aumento dell’1% rispetto al trimestre di confronto) sostenuto, come detto, dalla crescita produttiva e dalle iniziative di efficienza che hanno compensato i minori prezzi di realizzo del petrolio e l’effetto cambio. Quanto al business del gas, in capo alla Ggp e Power, l’Ebit proforma adjusted è stato di di 190 milioni, in linea con la guidance, grazie anche al miglioramento dei margini derivante dall’ottimizzazione del portafoglio gas e Gnl.

L’andamento dei business legati alla transizione

Nei business collegati alla transizione, invece, l’Ebit proforma adjusted di Enilive è stato di 180 milioni (Ebitda proforma adjusted pari a 260 milioni), più che triplicando il quarto trimestre dell’anno prima, grazie alla ripresa dei margini dei biocarburanti. Per Plenitude, poi, l’Ebit proforma adjusted è stato di 100 milioni (230 milioni di Ebitda proforma adjusted), in crescita rispetto allo stesso trimestre del 2024.

La raffinazione e la chimica

Il refining è tornata in utile (contro la perdita nel trimestre di confronto) per effetto dei migliorati margini dei prodotti. La chimica ha registrato una perdita di 200 milioni nel quadro della prolungata recessione dell’industria europea, nonostante i benefici della ristrutturazione in corso.

La sforbiciata al debito

Tornando ai dati di gruppo, infine, il flusso di cassa adjusted prima del capitale circolante è stato di 3,01 miliardi, finanziando investimenti lordi di 2,62 miliardi. Le operazioni di portafoglio del trimestre (1,73 miliardi di incassi netti) hanno riguardato l’investimento da parte di Ares in Plenitude e quello di Gip nel business della Ccs (cattura e stoccaggio del carbonio). I ritorni di cassa agli azionisti di 1,4 miliardi, includono la seconda tranche del dividendo 2025 (770 milioni) e il riacquisto di azioni proprie (670 milioni). Le iniziative di cassa relative principalmente all’ottimizzazione del circolante hanno contribuito con 4 miliardi nell’intero esercizio assorbendo gli effetti dello scenario. L’indebitamento finanziario netto è sceso a 9,4 miliardi, in riduzione di circa 3 miliardi rispetto alla fine del 2024. Con un risvolto più che positivo anche sul gearing contabile (il rapporto di indebitamento): l’asticella è pari ora al 15% - vale a dire 14% su base proforma considerando gli incassi delle operazioni in via di finalizzazione -, dal precedente 18 per cento.

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