Ein Prosit, alla scoperta degli ingredienti per il futuro della ristorazione
Cresce il successo per l’evento di Udine: 13mila visitatori attesi per una formula inedita con 150 eventi e oltre cento grandi chef all’opera. Vizzari: è importante superare inutili paletti, l’offerta si sta rimodulando su nuove esigenze
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La cena inaugurale vede insieme Massimo Bottura, Davide Oldani, Gennaro Esposito, Amaury Bouhours, Emmanuel Pilon e Jean Philippe Blondet che firmano un omaggio ad Alain Ducasse. Un “antipasto” di quello che succederà a Ein Prosit, l’evento di Udine giunto alla ventiseiesima edizione che con la sua formula innovativa di “evento diffuso” è diventato un punto di riferimento a livello internazionale.
Quest’anno Udine ospiterà 105 grandi chef provenienti da 20 Paesi che - insieme a sommelier, produttori di eccellenze enogastronomiche, giornalisti, addetti ai lavori di vario genere - animeranno 150 eventi tra cene, degustazioni guidate, laboratori e incontri, masterclass. Le presenze sono previste in crescita a 13mila dalle 10mila dello scorso anno, per un giro d’affari stimato in 4,5 milioni di euro solo per le ricadute dirette sul territorio.
A Udine un’alchimia di successo
Ma i numeri e i grandi nomi non bastano a spiegare l’alchimia che secondo molti rende unico questo appuntamento, che esce dai canoni di autoreferenzialità ed esclusività che spesso caratterizzano altri momenti dedicati all’enogastronomia.
«La crescita di Ein Prosit nasce dalla voglia di coinvolgere tutte le persone che fanno parte di questo settore per creare un momento in cui loro lavorino al meglio, in quanto messi nella condizione di rimanere sereni e spensierati - dice Paolo Vizzari, curatore e anima della manifestazione friulana con Claudio Tognoni e Manuela Fissore -. Cerchiamo di costruire un ecosistema che trasformi Udine in un luna park a cielo aperto della ristorazione mondiale, per far si che gli chef si sentano immediatamente a casa».
Insomma, informalità e libertà di esprimersi, divertendosi innanzitutto, per rendere più fluide collaborazioni, contaminazioni e la nascita di sperimentazioni che come primo effetto fanno cadere i confini, molto meno rigidi di quel che si creda in genere, tra i diversi ambiti della ristorazione.
«La grande differenza che c’è tra Ein Prosit e altri eventi similari è, almeno nelle intenzioni, la voglia di non prendersi troppo sul serio. Noi crediamo - continnua Vizzari - che l’alta cucina spesso sia vista come lontana, nemica del popolo e delle persone, perché posta come irraggiungibile. Invece vogliamo ricordare che sì, alcuni di questi chef prestano servizio in locali che non sono nelle possibilità di chiunque, ma tutti loro hanno poi un tipo di personalità molto diversa da quello che ci immaginiamo. Noi li tiriamo fuori dalle loro cucine: un giorno sono in un ristorante di Udine, un po’ stanno sui food truck, poi fanno due giorni di pausa, e poi cucinano di nuovo e nel frattempo stanno tra di loro, si divertono, si rilassano. Non raccontiamo il mondo delle cucine nervose con i lanci di piatti, ma quel clima da artigiani davvero sensibili e profondi, che la cucina crea quando si trova davanti a grandi interpreti».









