Mercati

Ecco perché Wall Street chiude il miglior mese dal ’76 nonostante big tech e Fed

Con un + 14,1%, l’indice Dow Jones registra il miglior mese da decenni. E anche le altre Borse sono in netto recupero a ottobre. Ecco i motivi

di Morya Longo

La Borsa, gli indici del 31 ottobre 2022

3' di lettura

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L’andamento dimesso di lunedì 31 ottobre non deve ingannare. Il mese di ottobre, che nel 1929 fu quello nero dei grandi crolli, quest’anno è stato d’oro per Wall Street: se si guarda l’indice Dow Jones, si scopre che quello appena chiuso è stato il miglior mese di ottobre della storia e il miglior mese dal gennaio 1976. Con un rialzo, dalla chiusura di settembre, del 14,1%. Ma, a parte questo exploit, anche le altre Borse hanno vissuto un ottobre da incorniciare: in Europa Milano ha recuperato il 9,7% (il 3% solo quest’ultima settimana), Francoforte il 9,6% e Parigi l’8,9%. Negli Usa l’indice S&P 500 ha fatto +8,2% e il Nasdaq un più modesto 4,3%. Certo, tutte le Borse restano in forte ribasso da inizio anno (anche il”campione” Dow Jones perde il 9,8% da gennaio) e nello scorso trimestre. Ma almeno ottobre non è stato rosso.

Le ragioni del rimbalzo

Ci si può domandare come mai sia arrivato questo rimbalzo con l’economia che rallenta, l’inflazione che continua a salire, i conti trimestrali delle big tech tutt’altro che positivi e la Fed che proprio questa settimana alzerà i tassi (ormai è praticamente certo) di 75 punti base. Dove nasce tanta euforia? A parte il fatto - ribadiamo - che le Borse restano in pesante ribasso da inizio anno e dunque un rimbalzo era fisiologico, in realtà qualche motivazione che giustifichi questa ripresa c’è. E riguarda proprio le banche centrali e i conti trimestrali, cioè i due grandi protagonisti di ottobre.

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Primo motivo: le Banche centrali

Il mercato è convinto - perché sono arrivati molti indizi a riguardo - che le Banche centrali stiano per rallentare la velocità della stretta monetaria. Il motivo è che arrivano allarmi da più parti sui rischi per la stabilità monetaria: se i tassi salgono troppo non c’è più solo un problema di recessione, ma anche di crack finanziario globale. Per questo le banche centrali potrebbero (o meglio, dovrebbero) rallentare presto la marcia del rialzo dei tassi.

Lo ha fatto capire innanzitutto la Bank of Canada, che nei giorni scorsi ha sorpreso tutti alzando i tassi d’interesse di ”soli” 50 punti base e non di 75 come atteso. Lo ha fatto intuire, tra le righe, anche la Bce: giovedì scorso ha sì alzato i tassi di 75 punti base e ha ribadito che nuove strette arriveranno, ma ha anche fatto qualche piccola modifica al comunicato stampa da cui i mercati hanno intuito un possibile rallentamento nella marcia dei rialzi.

Nei prossimi giorni arriva la Federal Reserve Usa, che dovrebbe alzare ancora di 75 punti base. Ma, stando a varie dichiarazioni arrivate nelle ultime settimane da alcuni esponenti della banca centrale Usa, il mercato si aspetta che questa sia l’ultima volta che il costo del denaro sale di 75 punti base. Verrà alzato ancora, certo. Ma a un ritmo più lento.

Morale: se a inizio mese il mercato era convinto che la Fed avrebbe portato i tassi fino a un picco del 5% nel 2023 e la Bce al 3-3,25% (con riferimento al tasso sui depositi che oggi è a 1,50%), ora le attese sono un po’ ridimensionate. Ora le aspettative sono di un 4,75% per la Fed e di un 2,75% per la Bce. Insomma: di strette ce ne saranno ancora, ma meno del previsto. Meno del temuto. Questa è una valida ragione di sollievo per i mercati.

Secondo motivo: le trimestrali

Il secondo motivo è legato alle trimestrali. È vero che sono state nere per le big tech, che infatti sono sprofondate in Borsa e da inizio anno hanno bruciato 3mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Ma è anche vero che, in generale, i conti trimestrali pubblicati negli Usa fino ad oggi non sono stati così terribili: secondo i dati di FactSet, le aziende di Wall Street che li hanno già resi noti hanno registrato mediamente una crescita degli utili del 2,3%. Segno che il rallentamento economico si fa sentire. Ma non in maniera così dura. Almeno per ora. E comunque più i conti e l’economia frenano, più la Fed è incentivata a rallentare il passo della stretta monetaria.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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