Tecnologia e mercati

L’anno nero delle Big Tech: ecco perché hanno perso 3mila miliardi in Borsa

Da gennaio Amazon ha perso il 38,67%, Alphabet il 34,96%, Microsoft il 28,87% e Meta il 69,34%. E non è solo per la frenata economica.

di Biagio Simonetta

(AFP)

3' di lettura

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Big Tech si è sgonfiata. E forse sta perdendo pezzi. Perché a guardare i dati finanziari emerge un sell off pesantissimo, guidato dal crollo di Meta. E perché l'unico segno positivo lo fa registrare Apple, regina incontrastata a Wall Street, che di fatto crea un solco con le altre. Prendendo come riferimento temporale un anno, il titolo della società di Cupertino fa registrare una crescita modesta, ma pur sempre una crescita: +3,97%. Nulla a che fare coi ritmi vertiginosi degli ultimi 15 anni, ma neanche una debacle. Apple, però, è l'unica delle celebri big five a reggere l'urto. Un porto sicuro nella tempesta, come l'ha definita l'analista di Credit Suisse, Shannon Cross.

La caduta dei giganti

E lo dicono i numeri: nell'ultimo anno il titolo di Amazon ha perso il 38,67%, quello di Alphabet il 34,96%, quello di Microsoft il 28,87%. E poi c'è il crollo verticale di Meta, che un anno fa prendeva il posto di Facebook: -69,34% negli ultimi dodici mesi. A guidare le vendite ci sono fattori globali poco domabili: l'inflazione, il calo dei consumi, i timori geopolitici, l'aumento dei tassi. Tutti elementi che scoraggiano gli azionisti, spingendoli verso titoli meno volatili.

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Ma ci sono anche dinamiche di innovazione che sembrano sature. Un mix letale che, da inizio 2022, prendendo in esame solo le 5 big del mondo tecnologico, ha bruciato 3.145 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. E che nell'ultima settimana, con la pubblicazione delle trimestrali, ha scatenato una nuova emorragia, dove spiccano le performance di Amazon (-14%) e Meta (-22%).

Perché si salva Apple

Dopo i dati trimestrali, il titolo di Apple ha guadagnato il 7%, aggiungendo oltre 150 miliardi di dollari alla capitalizzazione di mercato. Ed è stato l'unico segnale positivo, nel bagno di sangue collettivo che ha colpito il settore tech. La società di Cupertino è sembrata molto più stabile rispetto alle sue “sorelle”, soprattutto perché i timori di una recessione pesano in modo massiccio sulle vendite di annunci pubblicitari e sui consumi. E benché anche Apple faccia grande affidamento su prodotti e servizi, i dati dicono che la base di clienti fidelizzati che la società di Tim Cook è riuscita a crearsi negli anni, continua a non tradire.

Le entrate dei Mac sono aumentate del 25% anno su anno, ad esempio. E lo hanno fatto nel bel mezzo della peggior crisi per il mondo dei Personal Computer degli ultimi vent'anni. E se è vero che le entrate di iPhone hanno mancato le stime, sono comunque aumentate del 9,67% anno su anno. Anche i servizi sono aumentati del 4,98%, nonostante le stime degli analisti fossero più alte.

C'è un particolare che spiega bene questo andamento: le spedizioni di smartphone in tutto il mondo sono diminuite del 9%, durante il terzo trimestre. Quelle di iPhone sono invece aumentate dell'8%. Un risultato che dice con chiarezza una cosa: la crisi abbatte i consumi di beni discrezionali, quindi anche dei telefonini. Ma evidentemente non quella dei dispositivi premium (quelli di fascia alta).

Alphabet e Meta in ginocchio

Trimestre buio pesto, invece, per Alphabet e Meta. Entrambe le società sono sovraesposte agli annunci pubblicitari. E col mercato dell'advertising in ritirata, i bilanci grondano perdite. Soprattutto per i social network. Quello che sta succedendo, in sostanza, è che un'era decennale di crescita vertiginosa nella pubblicità sui social si è interrotta bruscamente quest'anno. Gli inserzionisti statunitensi spenderanno 65,3 miliardi di dollari in reti come Facebook, Snap e Twitter quest'anno, con un aumento su base annua di appena il 3,6%. Una crescita dieci volte inferiore rispetto al 2021, secondo le stime di eMarketer.

Occhi sul cloud

C'è preoccupazione anche per una delle miniere d'oro di Big Tech: il cloud. Amazon e Microsoft, che con AWS e Azure sono regine di questo mercato, hanno rilasciato conti trimestrali in affanno, relativamente a questo business. È emersa una crescita più debole rispetto al passato e inferiore alle attese, e questo ha impattato pesantemente sui titoli delle rispettive aziende.

Le dinamiche esterne, del resto, non sono delle migliori. Mentre aziende e privati mostrano una maggiore attenzione ai costi dovuta alla crisi, c'è anche un capitolo energetico a tenere banco. Microsoft ha affermato che i costi energetici più elevati derivanti dalla gestione dei suoi giganteschi data center, stanno impattando pesantemente suoi margini di profitto e che quest'anno aggiungeranno 800 milioni di dollari ai suoi costi. La tempesta perfetta.

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