Equilibri

Ecco perché Delfin ha scelto di appoggiare Lovaglio

Milleri ai suoi: con il voto a Lovaglio messa una toppa su un potenziale problema. La regia di Erede e le richieste della famiglia Del Vecchio

di Marigia Mangano

Luigi Lovaglio. (Imagoeconomica)

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«Non è una vittoria, ma è una toppa su quello che stava diventando un problema enorme per il Paese». Francesco Milleri, numero uno di Delfin, avrebbe commentato così con i suoi fedelissimi la vittoria schiacciante nell’assemblea di Mps della lista di Plt holding di Pierluigi Tortora, che ha candidato l’ex Ceo Luigi Lovaglio alla guida della banca. Delfin, primo azionista con il 17,5% di Mps, si è schierata pubblicamente in assemblea votando la lista Lovaglio, e il suo voto è risultato decisivo per permettere a Plt holding di raccogliere quasi il 50% dei voti del capitale presente in assemblea, battendo la lista del cda uscente, sostenuta dall’altro socio forte di Siena, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone (12,5%). Una posizione chiara, quella di Delfin, che secondo alcune fonti risponderebbe a un paio di considerazioni di fondo.

Due considerazioni di fondo

La prima, sintetizzata da Milleri nei primi commenti a caldo fatti subito dopo la conta assembleare, sarebbe nella sostanza una presa di distanza dalle lotte di potere legate al controllo delle Generali che, a suo avviso, stavano mettendo a rischio un’operazione industrialmente valida come l’aggregazione tra Mps e Mediobanca. Dopo l’acquisizione di piazzetta Cuccia, la banca senese è divenuta infatti centrale negli equilibri delle Generali essendo proprietaria di quel 13% di Trieste custodito storicamente in Mediobanca.

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La seconda considerazione alla base della scelta di sostenere la lista Lovaglio, analizzata sotto l’attenta regia dell’avvocato Sergio Erede, storicamente vicino al fondatore Leonardo Del Vecchio, risponderebbe a logiche prettamente finanziarie, volte a garantire agli azionisti di Delfin la massima valorizzazione degli asset in portafoglio.

La decisione

Secondo fonti autorevoli, la decisione di appoggiare la lista di Pierluigi Tortora nella partita di Siena sarebbe maturata poco prima della vigilia dell’assemblea. In prima battuta l’orientamento di Delfin e in particolare di Francesco Milleri sarebbe stato più vicino all’astensione. Una posizione poi messa in discussione nel corso del consiglio della finanziaria, tenutosi martedì 14 aprile, dai cinque membri che compongono il board: il presidente Francesco Milleri, l’amministratore delegato Romolo Bardin, Mario Notari, Aloyse May e Giovanni Giallombardo. In quella sede, in modo collegiale il board ha optato per l’appoggio a Lovaglio. E in questa decisione, riferisce una fonte, un ruolo significativo lo avrebbe giocato la proprietà e dunque alcuni esponenti tra gli otto eredi che detengono il 100% di Delfin. Sulla partita Mps, continua la stessa fonte, la proprietà e il board avrebbero guardato principalmente a una scelta capace di valorizzare al massimo l’asset sottostante. Un principio che vale sia con Delfin nel ruolo di investitore finanziario di lungo periodo sia, se dovessero cambiare le intenzioni della proprietà, con la finanziaria nelle vesti di possibile venditore.

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