Dl Capitali? «Serve più sostanza: ragionare sull’eccesso di regole»
di Matteo Meneghello
3' di lettura
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«Non è vero che le imprese italiane hanno paura della Borsa. Abbiamo tutti sotto gli occhi l’esempio di Euronext Growth, che ha accolto in questi anni decine di aziende serie e preparate. L’approccio del Ddl è corretto, ma l’importante è non disperdere le energie in scelte che in alcuni casi sono marginali; bisogna mirare invece all’essenziale, alle necessità concrete delle quotande». Giovanni Tamburi, fondatore, presidente e amministratore delegato di Tip, ha alle sue spalle almeno una trentina di Ipo ed è un navigato protagonista del mercato dei capitali italiano. Forse per questa ragione il suo giudizio sul Ddl è distaccato, nonostante riconosca l’importanza dell’atteso intervento normativo su molti aspetti del diritto societario italiano.
Qual è il suo giudizio in generale sul Ddl Capitali?
Molte misure, salutate come epocali, mi sembrano irrilevanti, nella realtà di tutti i giorni poco incisive. Penso in particolare all’innalzamento da 500 milioni a un miliardo di capitalizzazione per le Pmi. Mi piacerebbe che il dibattito vertesse più sulla sostanza. A fronte del successo dell’ex Aim abbiamo effettivamente un mercato principale reso asfittico da un eccesso di regolamentazione: ragioniamo su questo. Il Ddl fa delle scelte importanti, ma ora le questioni vanno indirizzate concretamente.
A cosa si riferisce?
Prendiamo l’esempio dell’estensione della qualifica di investitori professionali alle casse previdenziali. Scelta corretta, ma secondo me gli enti previdenziali andrebbero anche obbligati per legge a investire nel capitale delle aziende italiane. Serve un vincolo: il 20-30% va indirizzato nell’equity, o nel debito, del nostro Paese.


