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Datteri, crescono gli amanti del nuovo superfood (e non solo a Natale)

I datteri diventano ingredienti healthy, usati tutto l'anno e in molteplici prodotti: vendite raddoppiate in pochi anni a 43 milioni di euro solo nella Gdo

di Manuela Soressi

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Cresce a doppia cifra, sia a valore sia in quantità, il mercato italiano dei datteri, che nella Gdo ha raggiunto i 43 milioni di euro, più del doppio rispetto al 2017 (fonte Circana). Metà delle vendite si giocano negli ultimi quattro mesi dell’anno. E il picco si raggiunge a dicembre, quando l’assortimento medio dei punti vendita si amplia e si arricchisce, soprattutto nella fascia top.

È il trionfo del côté gourmand di questi frutti, come le tipologie extra large dei datteri medjoul, dalla polpa dolce e succosa, o le versioni farcite con frutta secca o liquori. «La vera sfida è trovare sempre qualcosa di nuovo e speciale», ammette Francesco Perego, direttore vendite di Noberasco, market leader in Italia, che quest’anno propone una gamma di datteri Medjoul ricoperti di cioccolato dalle ricette inedite (come cioccolato ruby e granella di passion fruit) confezionati in un astuccio ideale come centrotavola delle feste.

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Altri competitor, come Eurocompany e Interfoods, puntano su varietà pregiate provenienti dalla penisola araba (Aiwa. Sukkari. Safawi e Khudri) spesso garantite dal bollino di qualità “Saudi dates”, introdotto nel 2018 dall’Arabia Saudita nell’ambito della strategia Vision2030 e che oggi raggiunge 119 mercati ricavando dall’export oltre 450 milioni di dollari. 

L’arrivo anche nei punti vendita italiani di un maggior numero di tipologie di datteri (di cui esistono un centinaio di varietà diverse per colore, forma, consistenza e sapore) rientra nella strategia di valorizzazione di questo frutto, che negli ultimi anni è diventato l’apprezzato ingrediente di tanti prodotti “etnici” dal successo virale, come la Milaf Cola e il “date seeds coffee”.

In poco meno di un decennio il dattero ha conquistato la ribalta globale diventando l’ambasciatore nel food&bevearge del lifestyle delle nuove capitali mediorientali del lusso. In questo sostenuto dagli investimenti non solo degli operatori locali ma anche dei colossi globali del lusso. Come LVMH, che con il suo fondo di private equity L Capital è azionista di Bateel, storica azienda araba famosa per i datteri confezionati come cioccolatini e che ha un ambizioso piano di aperture di store e caffè, dapprima negli Usa e in Asia, poi in Europa, passando dagli attuali 180 punti vendita a oltre 500, e punta a triplicare il suo fatturato entro il 2029.

A sostenere l’espansione internazionale del mercato è una rivoluzione copernicana avvenuta di recente. Quella che ha trasformato gli storici punti di debolezza dei datteri (troppi zuccheri e calorie) in riconosciuti punti di forza, facendone un apprezzato superfood. Alcune caratteristiche nutrizionali - come il lento rilascio degli zuccheri e l’apporto di potassio e magnesio - si sono rivelate ideali per chi pratica attività sportiva mentre la dotazione di fibre, di oligoelementi e vitamine del gruppo B, li ha fatti proporre, al naturale o in barrette, come snack naturale e genuino, ideale nelle situazioni di stress mentale o fisico. A contribuire alla riscoperta dei datteri è stato anche il mondo della cucina dove sono usati come sostituti del burro in particolare nella pasticceria vegana e crudista, E anche l’industria alimentare li utilizza sempre di più come ingrediente healthy. Ad esempio, lo zucchero di dattero è usato da alcuni brand di composte di frutta, mentre lo sciroppo di datteri si trova in biscotti e prodotti da forno e i datteri entrano nelle pouch di frutta destinate agli sportivi oppure si accompagnano al caramello salato e vengono proposti come caramelle “salutistiche”, ossia raw, vegane, senza zuccheri aggiunti e fonte di fibre e proteine.

Così, se fino a qualche anno i datteri erano considerati un peccato di gola limitato alle feste natalizie, oggi sono consumati tutto l’anno. Infatti in Italia metà degli acquisti avviene tra gennaio e settembre e riguarda la gamma continuativa (composta soprattutto da datteri Deglet Nour di origine nordafricana), che dal reparto ortofrutta è poi entrata anche sugli scaffali dell’alimentazione sportiva, e di cui le prime 30 referenze generano il 60% del giro d’affari complessivo del mercato. A beneficiare della recente crescita delle vendite di datteri, medaglia d’argento nel mercato della frutta morbida/disidratata, subito dietro alle prugne, sono stati i principali competitor (Noberasco, Ventura, Fatina, Murano, Eurocompany e Orsero), che detengono il 90% di quota e lasciano alle private label solo il 6% del mercato (ma con una crescita importante nel corso dell’ultimo anno).

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