Energia

Dalla scommessa sull’idrogeno ai data center: così gli Emirati cambiano cavallo

Il gruppo statale Masdar stava sviluppando enormi campi fotovoltaici per l’elettrolisi, ma adesso ha deciso di destinarli alle esigenze super energivore dell’intelligenza artificiale. Per l’idrogeno verde è l’ennesimo segnale di crisi: non c’è domanda e i progetti sono in difficoltà. Persino nel Golfo Persico

di Sissi Bellomo

3' di lettura

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L’intelligenza artificiale come salvagente, per non disperdere investimenti che erano destinati al sogno ormai sbiadito dell’idrogeno verde. Il maggiore sviluppatore di impianti di energia rinnovabile degli Emirati arabi uniti – il gruppo statale Masdar, noto anche come Abu Dhabi Future Energy Company – prova a cambiare rotta, orientando i suoi progetti al servizio di un altro settore affamato di elettroni: quello dei data center, che nonostante i dubbi che stanno emergendo (si veda l’articolo qui sopra) sembra tuttora in grado di dare soddisfazioni, anche dal punto di vista economico.

«Nei piani originali – spiega il ceo di Masdar, Mohamed Jameel Al Ramahi, intervistato da Reuters – dovevo generare 6 Gigawatt (l’anno, Ndr) di rinnovabili per produrre circa 350mila tonnellate di ammoniaca verde», il composto chimico spesso utilizzato per agevolare il trasporto dell’idrogeno,”legandolo” a molecole di azoto.

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La società però ha deciso di destinare ad altro scopo l’immenso campo fotovoltaico nel deserto – del costo di 6 miliardi di dollari – che aveva progettato per alimentare l’elettrolisi. E i centri di elaborazione dati necessari all’IA, super energivori, sono il candidato ideale.

Gli Emirati arabi stanno cavalcando l’onda nel settore con una serie di iniziative, anche con partner Usa, che hanno accelerato dopo la recente visita di Donald Trump nel Paese. A maggio OpenAi ha annunciato il progetto Stargate Uae con Oracle, Nvidia e Cisco, un mega data center da 5 GW esteso su una superficie di circa 25 km quadrati con avvio previsto nel 2026. La Emirates Integrated Telecommunications Co PJSC, meglio conosciuta come Du, sta pianificando un altro impianto con Microsoft Corp. Gli Emirati saranno anche il primo Paese al mondo a garantire all’intera popolazione un abbonamento a ChatGpt Plus.

Dal punto di vista di Masdar, ci sono le premesse per fare buoni affari. Lo stesso non si può più dire invece per l’idrogeno verde, che dopo un periodo di grande entusiasmo sta di nuovo attraversando (per l’ennesima volta nella storia) una fase di disillusione.

Un po’ ovunque nel mondo il sogno fa i conti con la realtà, che è fatta di costi ancora troppo elevati – persino nei Paesi del Golfo Persico, che godono di un irraggiamento solare record – oltre che di complessità tecniche, anche legate alla sicurezza, nelle fasi di trasporto e stoccaggio.

In più ci sono ritardi diffusi nella regolazione e negli Stati Uniti di Trump una drastica riduzione dei sussidi al settore. La domanda non decolla, tanto più in quadro del genere. E i progetti vengono cancellati sempre più spesso, anche dopo l’avvio dei lavori e in qualche caso persino quando godono di fondi statali.

Masdar ne ha preso atto. Ed è ancora in tempo per provare a reagire, puntando verso il nuovo (presunto?) Eldorado dei data center per l’IA. «Oggi – riconosce Al Ramahi – l’idrogeno verde è sotto pressione e il mercato si sta restringendo, un sacco di gente che si era impegnata in questo settore adesso si è ritirata. Noi non l’abbiamo fatto. Ma dobbiamo anche rispettare le dinamiche globali: se voglio produrre ammoniaca verde, oggi chi se la prende?».

Nella vicina Arabia Saudita non c’è più tempo, invece, per cambiare rotta. L’enorme impianto per produrre idrogeno e ammoniaca verde da 2,2 GW di capacità nella futurista città Neom – uno dei cardini del progetto Vision 203o – è ormai costruito per oltre l’80%, con costi peraltro lievitati a 8,4 miliardi di dollari dai 5 miliardi previsti all’epoca della decisione d’investimento (Fid), nel maggio 2023. Ma i clienti – i cosiddetti offtakers – scarseggiano.

Solo TotalEnergies si è impegnata per contratto ad acquistare 70mila tonnellate l’anno di ammoniaca verde, circa un terzo della produzione totale, riferiva Bloomberg lo scorso maggio. Tutto il resto, per non perdere i finanziamenti dalla banche, se l’è dovuto “accollare” Air Products, il socio statunitense che affianca le saudite ACWA Power e Neom Green Hydrogen Company: quando l’impianto entrerà in funzione, si prevede nel 2027, trovare a chi rivenderle rischia di non essere facile.

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