Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
4' di lettura
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Costi troppo alti, che non scendono come si sperava, regole ancora incerte, ma soprattutto manca la domanda. E senza impegni di acquisto gli investimenti diventano un azzardo. La febbre da idrogeno si sta di nuovo abbassando e il termometro è il moltiplicarsi di annunci relativi a progetti rinviati o cancellati, persino tra quelli che godono del sostegno di denaro pubblico.
Non è la prima volta che accade. Il vettore energetico è già stato protagonista in passato di fasi di entusiasmo che si sono poi esaurite quando le aspirazioni si sono scontrate con la realtà, che impone di gestire aspetti complessi sul fronte economico, tecnologico e della sicurezza. Ma l’ennesima battuta d’arresto oggi avviene in un contesto peculiare, in cui l’idrogeno – in particolare quello verde, prodotto con fonti rinnovabili – è diventato per scelta politica un pilastro delle strategie di decarbonizzazione in Europa, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi. In questo periodo peraltro ci sono evidenti segnali di frenata anche nell’adozione di altre tecnologie “green”, dall’auto elettrica alle pompe di calore, considerate cruciali per la neutralità climatica.
Le rinunce a investimenti nell’idrogeno sono ormai all’ordine del giorno e coinvolgono anche società energetiche di primo piano. Tra gli annunci più recenti ci sono quelli della danese Ørsted, specializzata in energia eolica, e dell’utility tedesca Uniper, che hanno entrambe revocato piani per produrre idrogeno e carburanti sintetici in Scandinavia.
Il big norvegese degli elettrolizzatori Nel ha comunicato la perdita di un maxi ordine da 1 GW dovuta alla cancellazione del progetto Mississippi Clean Hydrogen Hub, il più ambizioso negli Usa, da parte di Hy Stor Energy. Per il concorrente francese McPhy è invece sfumata una commessa da 24 MW in Europa centrale, che era stata promessa da un cliente non identificato: il motivo è «il ritiro inatteso all’ultimo minuto dell’offtaker che avrebbe dovuto acquistare idrogeno verde».
Dall’altro capo del mondo, in Australia, Origin Energy ha intanto rinunciato a investire nell’Hunter Valley Hydrogen Hub, dichiarando che è troppo rischioso impegnarsi in progetti ad alta intensità di capitale in un mercato ancora immaturo e gravato da incertezze.