Dalla governance al voto multiplo per dare più appeal a Piazza Affari
Il Governo nel Ddl ha portato da 3 a 10 la maggiorazione del voto plurimo per le Pmi - Prevista anche la possibilità di tenere sempre assemblee con rappresentante designato
di M.Me.
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Mettere mano anche al diritto societario italiano, nel tentativo di rimuovere quelle scelte che spesso contribuiscono a rendere l’ordinamento domestico meno attrattivo rispetto a quello di altri paesi europei. Il Governo è partito da questa consapevolezza, esplicitata nel Libro Verde, per intervenire direttamente su alcuni aspetti che reggono la governance interna delle aziende quotate italiane. Aspetti che, spiegano i tecnici del ministero, hanno a che fare con «gli aspetti concorrenziali dell’ordinamento societario. Dall’esame della disciplina avente un immediato impatto sugli assetti organizzativi e amministrativi delle società quotate - si legge nella documentazione di Mef e Dipartimento del Tesoro allegata al Libro Verde - si evince come alcune peculiarità della disciplina italiana, sovente frutto di scelte di goldplating o comunque di una disciplina più rigorosa rispetto ad altri paesi dell’Unione europea, possano contribuire a una minore attrattività del nostro ordinamento». In particolare, «considerato l’impatto dell’ordinamento societario sul funzionamento del mercato domestico, l’esame è stato incentrato sulla valutazione delle possibili misure volte ad agevolare le offerte sul mercato secondario e, più in generale, migliorare le condizioni dei mercati primari e secondari».
Da qui la riflessione sull’efficacia delle norme che regolano il cosiddetto voto multiplo (maggiorato o plurimo) e sull’opportunità di un loro potenziamento. A oggi, secondo l’analisi del Mef, quasi un terzo delle società quotate italiane ha adottato il voto maggiorato. Si tratta di una possibilità, introdotta con il Decreto Competitività del giugno 2014, legata ad azioni che conferiscono al suo possessore fino a un massimo di tre voti in assemblea, una sorta di premio fedeltà concesso a chi detiene in maniera continuativa un’azione per oltre due anni. Rari invece i casi in cui le società quotate hanno adottato il voto plurimo, prima della quotazione (la legge esclude da questa possibilità le società già quotate). Ritenendo che questa scarsa diffusione possa essere legata al limitato fattore moltiplicatore previsto, il Governo nel Ddl ha più che triplicato la leva prevista in questo caso, portando da 3 a 10 la maggiorazione del voto plurimo per le società interessate alla quotazione.
Il Ddl prevede inoltre, sempre allo scopo di agevolare la governance societaria in un’ottica di rafforzamento dell’appeal del mercato secondario, la possibilità di tenere stabilmente le assemblee attraverso il rappresentante designato. Una misura adottata in tempi di Covid e che era stata già prorogata per quest’anno. Abolito infine l’obbligo gravante sui soggetti che detengono azioni in misura almeno pari al 10% del capitale sociale, nonché su ogni altro soggetto che controlla l’emittente quotato, di comunicare a Consob le operazioni da effettuate anche per interposta persona, previsioni ritenute eccessive rispetto alla normativa vigente nei principali stati membri dell’Ue.


