Lettera al risparmiatore

Cucinelli in anticipo con le nuove fabbriche. La spinta sulla Cina

Lusso esclusivo. La maison del cashmere prevede di completare gli interventi sulla base produttiva entro la fine dell’anno. Il rischio dei dazi sul mercato Usa

di Vittorio Carlini

Brunello Cucinelli boutique

6' di lettura

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Da una parte, l’accelerazione nella realizzare le nuove strutture di produzione che saranno pronte entro la fine del 2025. Dall’altra, il focus sul mercato cinese. Sono tra le priorità di Brunello Cucinelli, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.

Già, il business. La maison del cashmere, di recente, ha pubblicato i dati relativi alle vendite del primo trimestre del 2025. Il giro d’affari si è assestato a 341,5 milioni in rialzo del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2024 (+10% a cambi costanti). Con riferimento, invece, ai canali di vendita il mondo del Retail (negozi a gestione diretta) sono cresciuti dell’11,9% mentre il Wholesale (multi marca) è aumentato dell’8,2%. Infine, l’articolazione geografica: le Americhe e l’Europa si sono espanse rispettivamente del 10,3 e 10,2%. L’Asia, dal canto suo, ha portato a casa il rialzo del 11,3%.

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CONTI A CONFRONTO

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Il focus sulla Cina

Proprio con riferimento alla divisione geografica, può rimarcarsi che la ripartizione delle vendite - sempre alla fine del primo quarter - è la seguente: il Vecchio continente e le Americhe valgono ciascuna il 35,1 e 36,9% del totale. Il peso dell’Asia, invece, è del 28%. Si tratta di un’articolazione destinata a cambiare? La risposta è positiva. Il gruppo punta ad aumentare l’incidenza relativa della Cina. L’ex regno di Mezzo, attualmente, vale circa 13% del fatturato. La percentuale è considerata bassa e la volontà è, in tre o quattro anni, arrivare ad un peso intorno al 16%. Così facendo, l’intera area dell’Asia - con l’ovvio contributo degli altri Paesi di quella zona - potrebbe raggiungere circa un terzo delle vendite globali. In un simile contesto -peraltro - sarebbe agevolata una divisione maggiormente equilibrata del fatturato. Vale a dire: fare in modo che tutte e tre le aree arrivino intorno al 33% dei ricavi. Al di là delle percentuali, l’epansione in Cina non deve snaturare il carattere di lusso esclusivo tipico di Cucinelli. Il che, in un Paese quale l’ex Regno di Mezzo, non è così semplice. Pechino è contraddistina dalla iperconnetività dei suo abitanti. Una condizione la quale, da un lato, permette la più che proporzionale conoscenza e diffusione del marchio; ma che dall’altro - proprio in scia a questa caratteristica - rischia d’indurre la diluzione del brand. A fronte di ciò, la strategia è procedere con gradualità. Un esempio? L’apertura di un solo negozio l’anno e con le condizioni per garantire l’esclusività e qualità dell’offerta.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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Lo scontro Usa- Pechino

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Isempre più duri contrasti tra Cina e Stati Uniti, a seguito della politica dei dazi voluta da Washington, possono penalizzare le imprese Occidentali, compresa Cucinelli. La maison del cachemire non condivide la preoccupazione. Il gruppo, è l’indicazione, negli Stati dove è presente, compreso l’Ex Regno di Mezzo, studia e si confronta con le culture che incontra. Una conoscenza la quale consente l’integrazione, e il reciproco rispetto, con la realtà locale. Non solo. I cinesi, dice sempre Cucinelli, apprezzano i prodotti di alta qualità ed artigianalità del gruppo. Oltre che la capacità di distinguersi nel lifestyle. Quindi, per l’azienda non ci sono specifiche problematiche su questo fronte.

L’aspensione della capacità produttiva

Ma non è solamente questione di Asia e Cina. altro aspetto importante - per l’appunto - la strategia nell’espansione della base produttiva. Nel triennio 2024-2025-2026 erano stati previsti investimenti capitalizzati annui intorno al 9% del fatturato. Un valore maggiore rispetto a quello storico che si attesta al 7-7,5% dei ricavi. L’incremento -è noto - è finalizzato alla realizzazione di nuove fabbriche per sostenere la futura crescita del gruppo. Ebbene: Cucinelli ribadisce l’accelerazione dei Capex per anticipare alla fine del 2025 il prgetto. Tanto che, nell’esercizio in corso, gli investi,menti capitalizzati sono stimati arrivare al 10,5% del fatturato per, successivamente, nell’anno successivo tornare al livello che storicamente caratterizza la casa del lusso. In particolare, alla fine dell’esercizio in corso, dovrebbe essere completato l’ampliamento della fabbrica a Solomeo (raggiungendo una superfice totale intorno a 75.000 mt2). Poi, sempre a fine anno, è prevista, da una parte, la struttura di Penne (4.000 mt2) che , potenzialmente, può “raccoglier”e fino a 400 sarti; e, dall’altra, la fabbrica a Gubbio (3.000 mt2) con le potenzialità fino a 250 sarti (attualmente sono 80 unità).

RICAVI E CANALI DI VENDITA

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La guerra dei dazi

In un simile contesto, e tenuto conto che gli Usa sono un mercato di sbocco rilevante per Cucinelli, il risparmiatore esprime un dubbio. La preoccupazione è che la nuova politica dei dazi -avviata il 2 aprile scorso con il “Liberation day” - impatti lo stesso settore del lusso, compreso il business di Cucinelli. La casa di moda - pure conscia della situazione e ribadendo con forza che non intende spostare al di fuori dell’Italia la produzione - invita ad un’analisi più articolata. Il lusso esclusivo, viene ricordato, è resistente rispetto a fenomeni quali quello delle nuove tariffe. In tal senso, il gruppo metterà in atto - nel mercato Americano - il pass trough. Dal primo luglio - e allo stato attuale delle cose - è previsto un rialzo del 3-4% dei prezzi per la sola collezione autunno-inverno. Una mossa - dice sempre Cucinelli -rispetto alla quale non si temono ripercussioni sulle vendite. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che l’instabilità geopolitica e macro economica crea insicurezza. Un contesto, agevolato da ciò che il sociologo Zygmunt Bauman ha definito «la politica economica dell’incertezza», in cui la stessa propensione alla spesa per beni voluttuari - quali quelli del lusso - può essere intaccata. Vero, dice Cucinelli il quale, tuttavia, ribatte: in primis, in aprile e maggio, il gruppo ha notato nessun cambiamento rispetto al comportamento dei propri clienti. Inoltre, la società - similmente a quanto accaduto per il Covid - ha dato - rassicurando i propri dipendenti in merito al loro lavoro - diverse direttive. Tra le quali: essere, con la clientela, sempre più gentili, accoglienti e garbati. Un approccio che - evidentemente -sta pagando. Tanto che Cucinelli conferma le previsioni della crescita dei ricavi a circa il 10% sia nel 2025 che nel 2026.

FLUSSI DI CASSA

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I canali di vendita

Fin qui alcune suggestioni in merito allo sviluppo della base produttiva e dei mercati asiatici, in particolare della Cina. Quali, però, le dinamiche dei canali di distribuzione? Alla fine del 2024 - quindi al netto di eventuali dinamiche stagionali - i ricavi divisi per canale di vendita erano distribuiti nel seguente modo: il 66,6% è da attribuirsi al Retail e 33,4% al Wholesale. Il gruppo considera una simile articolazione appropriata. Tra le altre cose, l’azienda rimarca che il multi-marca rimane importante anche perché recita il ruolo di “guardiano” del marchio. Detto diversamente: la presenza - in department store di alto livello - del “made in Cucinelli”, a fianco di altri brand, consente di valutare freschezza e contemporaneità dei prodotti del gruppo.

Digitale ma non troppo

Quel gruppo il quale - riguardo ai negozi in gestione diretta - (Dos) conferma in linea di massima, da una parte, 4-5 ampliamenti l’anno dei punti vendita esistenti; e, dall’altra, l’apertura - sempre ogni esercizio - di 3-4 Dos. Con riferimento, invece, al mondo digitale deve ricordarsi che il peso del commercio elettronico riconducibile direttamente alla boutique online è intorno al 7% del totale giro d’affari. Considerando, poi, anche gli acquisti tramite le pagine web multi brand la percentuale sale al 13-14%. Si tratta di numeri destinati ad aumentare? La risposta è negativa. Seppure il mondo digitale - in particolare per la funzione che l’online ha nella presentazione del capo e nella sua prima visione da parte del potenziale utente - è considerato importante. La riprova? La fornisce - tra le altre cose - lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale che via via sta affiancando la boutique digitale tradizionale.

Così, ad esempio, nel giro di tre mesi, dovrebbe essere offerto un servizio in cui l’Artificial intelligence - interrogata in merito - potrà suggerire quali sia il migliore accostamento di capi (dalla giacca a pantalone fino alla camicia) per presenziare ad una cena di gala o ad una cerimonia. Insomma: il mondo reale del retail rimane al centro, agevolato dalle nuove tecnologie.

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Analisi tecnica

Finlabo research

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