Cucinelli in anticipo con le nuove fabbriche. La spinta sulla Cina
Lusso esclusivo. La maison del cashmere prevede di completare gli interventi sulla base produttiva entro la fine dell’anno. Il rischio dei dazi sul mercato Usa
6' di lettura
I punti chiave
Le ultime da Radiocor
Borsa: Milano (+2,2%) regina della settimana con rally Prysmian (+18,8%)
Intel: accordo con Apple per produzione chip, titolo vola a +15%
Delfin: per holding 'ricorso Basilico e' infondato, non incide su passaggio quote'
6' di lettura
Da una parte, l’accelerazione nella realizzare le nuove strutture di produzione che saranno pronte entro la fine del 2025. Dall’altra, il focus sul mercato cinese. Sono tra le priorità di Brunello Cucinelli, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.
Già, il business. La maison del cashmere, di recente, ha pubblicato i dati relativi alle vendite del primo trimestre del 2025. Il giro d’affari si è assestato a 341,5 milioni in rialzo del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2024 (+10% a cambi costanti). Con riferimento, invece, ai canali di vendita il mondo del Retail (negozi a gestione diretta) sono cresciuti dell’11,9% mentre il Wholesale (multi marca) è aumentato dell’8,2%. Infine, l’articolazione geografica: le Americhe e l’Europa si sono espanse rispettivamente del 10,3 e 10,2%. L’Asia, dal canto suo, ha portato a casa il rialzo del 11,3%.
Il focus sulla Cina
Proprio con riferimento alla divisione geografica, può rimarcarsi che la ripartizione delle vendite - sempre alla fine del primo quarter - è la seguente: il Vecchio continente e le Americhe valgono ciascuna il 35,1 e 36,9% del totale. Il peso dell’Asia, invece, è del 28%. Si tratta di un’articolazione destinata a cambiare? La risposta è positiva. Il gruppo punta ad aumentare l’incidenza relativa della Cina. L’ex regno di Mezzo, attualmente, vale circa 13% del fatturato. La percentuale è considerata bassa e la volontà è, in tre o quattro anni, arrivare ad un peso intorno al 16%. Così facendo, l’intera area dell’Asia - con l’ovvio contributo degli altri Paesi di quella zona - potrebbe raggiungere circa un terzo delle vendite globali. In un simile contesto -peraltro - sarebbe agevolata una divisione maggiormente equilibrata del fatturato. Vale a dire: fare in modo che tutte e tre le aree arrivino intorno al 33% dei ricavi. Al di là delle percentuali, l’epansione in Cina non deve snaturare il carattere di lusso esclusivo tipico di Cucinelli. Il che, in un Paese quale l’ex Regno di Mezzo, non è così semplice. Pechino è contraddistina dalla iperconnetività dei suo abitanti. Una condizione la quale, da un lato, permette la più che proporzionale conoscenza e diffusione del marchio; ma che dall’altro - proprio in scia a questa caratteristica - rischia d’indurre la diluzione del brand. A fronte di ciò, la strategia è procedere con gradualità. Un esempio? L’apertura di un solo negozio l’anno e con le condizioni per garantire l’esclusività e qualità dell’offerta.



