Adobe: adesso l’intelligenza artificiale deve produrre più ricavi
Il gruppo del software creativo ha investito molto nelle nuove tecnologie: il mercato chiede che gli sforzi diano frutti per il conto economico.
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È possibile battere il consensus di mercato nei conti trimestrali, confermare le stime per l’esercizio in corso ed essere comunque penalizzati dagli investitori? È possibile. È accaduto ad Adobe. Il colosso del software creativo, nel primo quarter del 2024 - 2025, ha raggiunto un fatturato di 5,71 miliardi di dollari mentre l’Utile per azione (Eps) diluito non GAAP si è assestato a quota 5,08 dollari. In entrambi i casi i numeri sono risultati maggiori delle aspettative e la stessa guidance sull’anno fiscale (ricavi tra 23,3 e 23,55 miliardi ed Eps non GAAP tra 20,2 e 20,5 dollari) è apparsa solida. E tuttavia, per l’appunto, il gruppo - nel giorno successivo alla pubblicazione dei numeri - è crollato in borsa del 12,8%. Perché? Il tonfo ha diverse motivazioni. Tra le altre spicca soprattutto un tema: la monetizzazione dell’Intelligenza artificiale (Ia).
Oggetto sociale
Al fine di comprendere meglio la questione è, dapprima, necessario ricordare l’oggetto sociale di Adobe. L’azienda, al di là del fronte residuale (1% del fatturato dell’ultimo trimestre) costituito dal Publishing and advertising, divide i ricavi in due aree. La prima, 74% delle vendite, è il Digital media segment. Appannaggio di esso ci sono le soluzioni finalizzate a creare e gestire contenuti digitali e per la produttività documentale. Il centro dell’attività è Creative Cloud, che include App quali Photoshop o Premiere (video). Inoltre, sempre nel Digital media, c’è la tecnologia PDF - con applicazioni come Acrobat e Acrobat Sign- finalizzata ad offrire completi flussi di lavoro digitali nei documenti. La seconda area, Digital Experience segment (25% del fatturato), ha invece ad oggetto le piattaforme (sempre con la presenza del cloud) per, da una parte, effettuare analisi di dati, contenuti e il commercio digitale; e, dall’altra, gestire le esperienze dei clienti attraverso profili aggiornati (sempre più) in tempo reale.
Ebbene: a fronte di una simile attività ben può comprendersi perché l’Artificial intelligence (Ai) è fondamentale nel business. Il mondo digitale e di sofwtare di Adobe è l’habitat naturale per l’Ia. In particolare, quella generativa. Così, ad esempio, in Photoshop è stato introdotto - tramite Firefly - Generative Fill, che consente di creare, o completare, immagini da richieste testuali. Ancora: in Acrobat, l’Ai Assistant analizza e riassume documenti PDF, risponde a domande e aiuta nella navigazione dei contenuti. Di più. Il gruppo ha lanciato un modello di Ia che consente di generare video da testi e immagini. Gli esempi, a ben vedere, potrebbero proseguire, mostrando la focalizzazione della società sull’Ia e la trasversalità di quest’ultima nelle soluzioni e nei processi operativi.
Monetizzare l’Ia
E, però, gli investitori vogliono vedere che gli sforzi descritti si trasformano in ricchezza. Detto diversamente: si aspettano che gli investimenti, e la strategia, legati all’Intelligenza artificiale generino ricavi. Il gruppo, nel conference call dell’ultimo trimestre, ha indicato che i nuovi prodotti direttamente “addizionati” con l’Ai, da un lato, hanno generato - nel quarter - oltre 125 milioni in fatturato ricorrente; e che dall’altro, sull’intero esercizio 2024-2025, le medesimi soluzioni dovrebbe arrivare a oltre 250 milioni (sempre in ricavi ricorrenti). Proprio i numeri riportati non hanno procurato entusiasmato. Alcuni analisti - nonostante l’ottimismo dell’azienda - hanno sottolineato che il giro d’affari targato “nuova Ia” ha rappresentato solo il 2,2% dei ricavi totali, mentre sull’anno fiscale la percentuale dovrebbe aggirarsi intorno all’1%. Vero! L’Artificial Intelligence - per l’appunto pervasiva nell’intero business e declinabile in diverse forme ed applicazioni - non può essere ricondotta solamente ai dati descritti. Il gruppo - in tal senso - rimarca come alla fine del 2023-2024 i ricavi ricorrenti influenzati dall’Ia siano stati oltre 3,5 miliardi di dollari. Ciò detto, però, resta in diversi operatori il dubbio che la gallina dalle uova d’oro dell’Intelligenza artificiale non sia - dalle parti di Adobe -ancora curata e fatta crescere nel giusto modo.
Il tema della concorrenza
Anche perché - va ricordato- la concorrenza non manca. Un esempio? Il modello di Ia generativa Midjourney.Questa è una soluzione - specializzata nella creazione di immagini a partire da comandi testuali - la quale, a detta di molti, ha elevate qualità visive. Un atout che le ha permesso di diventare ben nota in importanti community di artisti e content creator. Certo! Realtà come Midjourney offrono minori garanzie rispetto al rischio di violazione del diritto d’autore e, quindi, paiono meno adatte nell’uso commerciale. Ciò detto, tuttavia, la validità del discorso di fondo riguardante la concorrenza rimane valida.



