Lettera al risparmiatore

Adobe: adesso l’intelligenza artificiale deve produrre più ricavi

Il gruppo del software creativo ha investito molto nelle nuove tecnologie: il mercato chiede che gli sforzi diano frutti per il conto economico.

di Vittorio Carlini

Adobe sign, logo on the facade of corporate headquarters building. - San Jose, California, USA - September 15, 2024 MichaelVi - stock.adobe.com

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È possibile battere il consensus di mercato nei conti trimestrali, confermare le stime per l’esercizio in corso ed essere comunque penalizzati dagli investitori? È possibile. È accaduto ad Adobe. Il colosso del software creativo, nel primo quarter del 2024 - 2025, ha raggiunto un fatturato di 5,71 miliardi di dollari mentre l’Utile per azione (Eps) diluito non GAAP si è assestato a quota 5,08 dollari. In entrambi i casi i numeri sono risultati maggiori delle aspettative e la stessa guidance sull’anno fiscale (ricavi tra 23,3 e 23,55 miliardi ed Eps non GAAP tra 20,2 e 20,5 dollari) è apparsa solida. E tuttavia, per l’appunto, il gruppo - nel giorno successivo alla pubblicazione dei numeri - è crollato in borsa del 12,8%. Perché? Il tonfo ha diverse motivazioni. Tra le altre spicca soprattutto un tema: la monetizzazione dell’Intelligenza artificiale (Ia).

Oggetto sociale

Al fine di comprendere meglio la questione è, dapprima, necessario ricordare l’oggetto sociale di Adobe. L’azienda, al di là del fronte residuale (1% del fatturato dell’ultimo trimestre) costituito dal Publishing and advertising, divide i ricavi in due aree. La prima, 74% delle vendite, è il Digital media segment. Appannaggio di esso ci sono le soluzioni finalizzate a creare e gestire contenuti digitali e per la produttività documentale. Il centro dell’attività è Creative Cloud, che include App quali Photoshop o Premiere (video). Inoltre, sempre nel Digital media, c’è la tecnologia PDF - con applicazioni come Acrobat e Acrobat Sign- finalizzata ad offrire completi flussi di lavoro digitali nei documenti. La seconda area, Digital Experience segment (25% del fatturato), ha invece ad oggetto le piattaforme (sempre con la presenza del cloud) per, da una parte, effettuare analisi di dati, contenuti e il commercio digitale; e, dall’altra, gestire le esperienze dei clienti attraverso profili aggiornati (sempre più) in tempo reale.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Ebbene: a fronte di una simile attività ben può comprendersi perché l’Artificial intelligence (Ai) è fondamentale nel business. Il mondo digitale e di sofwtare di Adobe è l’habitat naturale per l’Ia. In particolare, quella generativa. Così, ad esempio, in Photoshop è stato introdotto - tramite Firefly - Generative Fill, che consente di creare, o completare, immagini da richieste testuali. Ancora: in Acrobat, l’Ai Assistant analizza e riassume documenti PDF, risponde a domande e aiuta nella navigazione dei contenuti. Di più. Il gruppo ha lanciato un modello di Ia che consente di generare video da testi e immagini. Gli esempi, a ben vedere, potrebbero proseguire, mostrando la focalizzazione della società sull’Ia e la trasversalità di quest’ultima nelle soluzioni e nei processi operativi.

RICAVI E SEGMENTI OPERATIVI

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Monetizzare l’Ia

E, però, gli investitori vogliono vedere che gli sforzi descritti si trasformano in ricchezza. Detto diversamente: si aspettano che gli investimenti, e la strategia, legati all’Intelligenza artificiale generino ricavi. Il gruppo, nel conference call dell’ultimo trimestre, ha indicato che i nuovi prodotti direttamente “addizionati” con l’Ai, da un lato, hanno generato - nel quarter - oltre 125 milioni in fatturato ricorrente; e che dall’altro, sull’intero esercizio 2024-2025, le medesimi soluzioni dovrebbe arrivare a oltre 250 milioni (sempre in ricavi ricorrenti). Proprio i numeri riportati non hanno procurato entusiasmato. Alcuni analisti - nonostante l’ottimismo dell’azienda - hanno sottolineato che il giro d’affari targato “nuova Ia” ha rappresentato solo il 2,2% dei ricavi totali, mentre sull’anno fiscale la percentuale dovrebbe aggirarsi intorno all’1%. Vero! L’Artificial Intelligence - per l’appunto pervasiva nell’intero business e declinabile in diverse forme ed applicazioni - non può essere ricondotta solamente ai dati descritti. Il gruppo - in tal senso - rimarca come alla fine del 2023-2024 i ricavi ricorrenti influenzati dall’Ia siano stati oltre 3,5 miliardi di dollari. Ciò detto, però, resta in diversi operatori il dubbio che la gallina dalle uova d’oro dell’Intelligenza artificiale non sia - dalle parti di Adobe -ancora curata e fatta crescere nel giusto modo.

Il tema della concorrenza

Anche perché - va ricordato- la concorrenza non manca. Un esempio? Il modello di Ia generativa Midjourney.Questa è una soluzione - specializzata nella creazione di immagini a partire da comandi testuali - la quale, a detta di molti, ha elevate qualità visive. Un atout che le ha permesso di diventare ben nota in importanti community di artisti e content creator. Certo! Realtà come Midjourney offrono minori garanzie rispetto al rischio di violazione del diritto d’autore e, quindi, paiono meno adatte nell’uso commerciale. Ciò detto, tuttavia, la validità del discorso di fondo riguardante la concorrenza rimane valida.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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A fronte di un simile mix di valutazioni e considerazioni, la reazione negativa del mercato ai numeri trimestrali del gruppo appare meno strana. Già, strana. Ma quale l’andamento del titolo in Borsa? Il comparto tecnologico in generale è stato spinto - almeno prima del caos dei dazi voluto da Trump - molto all’insù. Una dinamica dovuta soprattutto alle narrazioni della digitalizzazione e dell’Artificial intelligence che sono diventate centrali nelle strategie degli investitori. Il film - a ben vedere - non è stato replicato in quel di Adobe. Da inizio anno e secondo Seeking Alpha, il gruppo del software creativo cede (chiusura al 23/5/2025) l’8,3%. Nell’arco di tempo più allargato di un anno, il titolo è in ribasso del 15,6%. Solamente nel periodo dei 10 anni Adobe vanta un consuntivo da vera azione growth tecnologica: l’incremento è maggiore del 400%.

FLUSSI DI CASSA

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In un simile contesto non stupisce, quindi, che i multipli attuali del gruppo non siano “stellari”. Il rapporto tra prezzo ed utile non GAAP prospettico - a detta sempre di Seeking Alpha - è di 20,66 volte rispetto al valore mediano del settore di riferimento che si assesta a 22,1 volte. Il PEG non GAAP forward è, a sua volta, di 1,42 (1,7 volte i dato di confronto). Insomma: le azioni non paiono care. Lo stesso confronto del P/e con la sua dinamica storica sembra offrire la medesima indicazione. Secondo il terminale Bloomberg, nell’ultimo decennio il multiplo si è mosso all’interno di un corridoio dove il tetto è rappresentato da quota 76,7 e il pavimento dal livello di 33,5 volte. In altre parole: il P/e proiettato sulla fine dell’esercizio fiscale 2024-2025 è al di sotto del limite inferiore. E lo stesso discorso può farsi in merito al rapporto tra prezzo ed utile corrente (27,7). Come sempre, però, uno o pochi numeri raccontano parte della storia.

Ad esempio: l’Enterprise value diviso l’Ebitda prospettico (fine 2024-2025) è, secondo Seeking Alpha, superiore a quello del comparto di riferimento. Analogamente al Price to Sales ratio e al Price to cash flow. Di conseguenza il risparmiatore fai-da-te è obbligato a fare molta attenzione. Anche perché - ecco un’altro dubbio degli investitori che ha contribuito a fare scivolare il titolo nel post trimestrale - il caos dei dazi voluto dalla Casa Bianca ha fatto addensare molte nuvole sulla congiuntura statunitense, prossima e futura. Un contesto in cui il rischio è che domanda e investimenti nelle soluzioni informatiche rallentino, impattando il business di Adobe.

Target aziendali

Fin qui alcune considerazioni in merito a conti trimestrali, intelligenza artificiale e multipli di Borsa. Quali, però, i maggiori focus - al di là della necessità della maggiore monetizzazione dell’Ia - su cui il gruppo punta? Un aspetto rilevante è la volontà di trasformare tutto il portafoglio in servizi SaaS. Cioè: applicazioni accessibili via internet - con enfasi sul mobile - in abbonamento, senza necessità di installare il software o acquisire la licenza. Si tratta di un obiettivo il quale, da un lato, fa leva sull’ampio sviluppo delle piattaforme di cloud computing; e che, dall’altro, permette di aumentare i ricavi ricorrenti. Non solo. Altro fronte rilevante è quello della sempre maggiore personalizzazione sul larga scala delle soluzioni proposte. Un esempio? Lo offre Adobe Experience Platform. Vale a dire: una piattaforma che raccoglie e unisce i dati di un cliente (da siti, App, email o acquisti del medesimo utente) in un unico profilo aggiornato in tempo reale. Questi profili, poi, permettono alle aziende di personalizzare offerte e messaggi su misura. Il tutto, ovviamente, addizionato dall’Ia.

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