Così l’energia potrebbe scatenare un nuovo «caso Lehman»
La volatilità estrema dei prezzi di gas ed elettricità minaccia di far esplodere la mina dei margin call: le società energetiche sono travolte da richieste di integrazione dei margini di garanzia, che hanno superato 1.500 miliardi di euro. Se ci saranno casi di insolvenza anche le clearing house potrebbero saltare
di Sissi Bellomo
6' di lettura
6' di lettura
Non è più solo il caro bollette a fare paura. Lo shock energetico, che oggi ci colpisce con una violenza senza precedenti, ha squassato i mercati di riferimento del gas e dell’elettricità in Europa, al punto che ora si teme diventino l’epicentro di una crisi sistemica: qualcosa di simile a quanto aveva provocato nello scorso decennio il crac di Lehman Brothers, sia pure forse in chiave minore visto che il rischio sembra circoscritto al Vecchio continente.
Il paragone con gli eventi del 2008, che avevano travolto prima i mercati finanziari e poi per contagio l’intera economia globale, è stato evocato più volte nelle ultime settimane mentre veri e propri colossi dell’energia – tra cui Uniper, Axpo, Fortum e Centrica – uno dopo l’altro alzavano bandiera bianca, chiedendo sostegni pubblici miliardari per tamponare un’emorragia di liquidità che rischia di ucciderli.
Il colpo, potenzialmente mortale, sta arrivando dai “margin call”, richieste di integrazione dei margini di garanzia sui mercati energetici, che hanno assunto dimensioni spaventose: almeno 1.500 miliardi di euro a livello europeo calcola Equinor, la compagnia petrolifera norvegese, 200 miliardi per le imprese italiane secondo il cfo di Enel, Alberto De Paoli, che in un’intervista al Sole 24 Ore ha auspicato l’apertura di «linee di credito pubbliche temporanee dell’ordine di 20-30 miliardi».
Le stime sui margin call sono scritte sulla sabbia: l’importo potrebbe gonfiarsi ulteriormente ma anche diminuire, perché le richieste di deposito di collaterale variano di giorno in giorno, seguendo le oscillazioni dei prezzi.
Il problema – emerso fin dal 2021, come aveva evidenziato un’inchiesta di questo giornale – ha comunque assunto dimensioni preoccupanti. Già ad aprile di quest’anno le associazioni europee del settore avevano lanciato tutte insieme un grido di allarme: «Non è impossibile prevedere una situazione in cui società energetiche generalmente solide e in salute, con asset significativi e di valore in portafoglio, si ritrovino ad essere non più in grado di accedere al contante necessario per rispondere a queste richieste di margini senza precedenti», affermava una lettera aperta, firmata da Eurelectric ed Eurogas, ma anche da Europex per le borse dell’energia, Each per le clearing house e Efet per i trader.


